ArcelorMittal, caso da affrontare: i sindacati chiedono un incontro

Martedì 19 Maggio 2020 di Alessio PIGNATELLI
La richiesta è dei segretari generali nazionali di Fim, Fiom e Uilm. È indirizzata al governo perché non si può più tollerare l'attendismo su una vertenza così complessa come quella di ArcelorMittal. I segretari di Fim Cisl, Marco Bentivogli, Fiom Cgil, Francesca Re David e Uilm, Rocco Palombella hanno chiesto ai ministri dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli e del Lavoro, Nunzia Catalfo, un incontro urgente sull'ex Ilva.

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A Taranto, invece, doppia riunione in azienda per provare a stemperare le ultime tensioni. I problemi restano e il colosso franco indiano ha ammesso sofferenze di liquidità. Le organizzazioni sindacali ipotizzano una manifestazione sul territorio per venerdì: tutto però è ancora da perfezionare e confermare. La settimana per la multinazionale dell'acciaio è iniziata con uno sciopero nello stabilimento di Genova ma anche qui le preoccupazioni sono altissime.

I leader nazionali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno rotto gli indugi con una lettera all'esecutivo in cui hanno snocciolato tutte le criticità: Le tensioni di queste ore in merito alla drammatica situazione industriale e alla gestione della cassa integrazione per Covid in tutti gli stabilimenti ArcelorMittal Italia, la perdita salariale per i lavoratori in cig, la riduzione al minimo della produzione di acciaio e la quasi totalità degli impianti fermi a valle del ciclo produttivo in tutti i siti italiani, il blocco degli investimenti per l'ambientalizzazione, lo stato di abbandono degli impianti, la mancanza di interlocuzione con ArcelorMittal scrivono le sigle metalmeccaniche chiedendo l'incontro al governo. Rimarcano la necessità di confrontarsi anche con i vertici societari - la lettera è inviata anche all'ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli - per conoscere e valutare l'effettivo stato della trattativa sugli assetti societari, sul piano industriale, occupazionale e ambientale, sulle strategie, sulle prospettive tecnologiche e industriali del gruppo.

Sul territorio, ieri mattina è balenata l'idea di una manifestazione. Ancora però si sta ragionando poiché il momento storico è particolare e un'affluenza alta - considerando il numero totale degli operai a Taranto - sarebbe ovviamente contraria al divieto di assembramenti. Dalla doppia riunione tenutasi con i coordinatori di fabbrica, sono emersi alcuni numeri.

Gli assenti totali tra cassa integrazione (circa 3.500), squadre di riposo, ferie, malattie, legge 104 erano 4.997 mentre al lavoro, distribuiti sui tre turni dell'acciaieria, c'erano 3.250 dipendenti. L'incontro si è focalizzato sull'utilizzo dell'ammortizzatore sociale. Dovuto, per esplicita ammissione di ArcelorMittal, a sofferenza di liquidità. I manager aziendali hanno spiegato che ordinativi e commesse, seppure non ritirate, hanno subito dei ritardi nei pagamenti con consequenziali problemi. Sul fermo dei cantieri Aia, cioè quelli relativi alle opere di risanamento ambientale prescritti dall'Autorizzazione integrata ambientale, Am non ha fornito ulteriori dettagli nonostante le sollecitazioni sindacali.

Per l'indotto, ArcelorMittal ha confermato di avere 28 milioni di euro di pagamenti da saldare. Infine, le cifre in dettaglio dello stabilimento. Zincatura 1 e imballo si fermano da stasera e questo comporterà la collocazione in cassa integrazione di 50 unità. La manutenzione del Laf (laminatoio a freddo) si ridurrà rispetto all'assetto odierno di un ulteriore 40% tra i normalisti. Sul pronto intervento resteranno due elettricisti e due meccanici. Alcuni addetti rientreranno invece su determinati reparti - come per esempio Officina elettrica con 22 frigoristi - e i sindacati hanno richiesto di mantenere il presidio del tubificio vista la sua importanza nonostante risulti al momento sospeso. © RIPRODUZIONE RISERVATA