Ambiente svenduto, interrogato l'ex presidente Vendola: respinte tutte le accuse

Mercoledì 27 Febbraio 2019

Si è concluso nel pomeriggio il lungo interrogatorio davanti alla Corte d'assise di Taranto di Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia, tra i 47 imputati (44 persone fisiche e tre società) al processo per il presunto disastro ambientale che sarebbe stato causato dall'Ilva. L'accusa nei suoi confronti è di concussione aggravata in concorso per presunte pressioni sull'Arpa (l'Agenzia regionale per l'ambiente). In particolare l'ex governatore, rispondendo alle domande del pubblico ministero Remo Epifani, ha respinto ogni ipotesi di atteggiamento morbido nei confronti dell'ex proprietà dello stabilimento siderurgico e ha aggiunto di non aver mai avuto intenzione di non confermare l'ex direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato, così come sostenuto dall'accusa.
Vendola ha invece ricordato che, per intensificare i controlli ambientali, era stato proprio lui a chiamare Assennato, uno scienziato ritenuto indipendente e molto capace, all'importante ruolo. Inoltre Vendola ha richiamato le leggi regionali all'avanguardia per il contrasto dell'inquinamento ambientale a Taranto prodotte durante il suo mandato e la volontà di conciliare le esigenze dell'ambiente e della salute con quelle dei lavoratori. I fatti contestati all'ex governatore pugliese risalgono al periodo compreso tra il 22 giugno 2010 e il 28 marzo 2011. Vendola è stato interrogato sia da due avvocati delle parti civili che dal suo stesso avvocato di fiducia. Tra gli imputati ci sono Fabio e Nicola Riva, componenti della famiglia ex proprietaria dello stabilimento siderurgico Ilva, ora passato a un'altra proprietà, accusati insieme con dirigenti ed ex fiduciari di associazione per delinquere, disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. A giudizio anche politici e dirigenti ministeriali. 

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