«Napoli, il giorno della gloria»:
Bagni e Giordano raccontano l'87

«Napoli, il giorno della gloria»: Bagni e Giordano raccontano l'87
di Francesco De Luca
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Sabato 30 Aprile 2022, 08:14 - Ultimo aggiornamento: 18:23

La scritta che apparve sul muro del cimitero è diventata il titolo del racconto che Salvatore Bagni e Bruno Giordano, il leader del centrocampo e il bomber del primo scudetto, hanno fatto dei loro anni a Napoli. «Che vi siete persi...» (pagg. 240, euro 18,90, Sperling & Kupfer), in uscita martedì 3 maggio, è un viaggio nei ricordi. Anzi, in un sentimento, quello che ancora accompagna Salvatore e Bruno nei loro viaggi a Napoli. Partecipano a dibattiti televisivi. Salvatore si vede talvolta allo Stadio Maradona: con De Laurentiis vi sono abbracci e scambio di informazioni sui calciatori di mezzo mondo. Bruno ha visto il presidente del Napoli per l'ultima volta nel suo ufficio a Roma, quando gli propose di partecipare a una serie televisiva sulla storia del Napoli e sulla vita di Maradona. E Giordano, come Bagni, ne avrebbe cose da raccontare.

Bagni arrivò nell'84, stesso anno di Maradona. Giordano dodici mesi dopo, voluto da Diego. Sarebbero andati via insieme, scoppiata la rivolta di maggio 88 contro Bianchi. La società protesse il tecnico e mise alla porta quattro calciatori: Bagni, Giordano, Garella e Ferrario, un difensore silenzioso e serissimo che - ricorda Salvatore, il suo amico più fidato - «venne addirittura accusato di andare ai Quartieri spagnoli con una valigia carica di soldi per le puntate al totonero». In un altro luogo, non questa città che vive il calcio come un sentimento vero, la storiaccia dell'88 avrebbe potuto offuscare il trionfo dell'87. A Napoli no. Qui c'è ancora «l'amore di una terra stupefacente alla quale abbiamo dato tutto e che in cambio ci ha donato eterna gratitudine. Per questo la consideriamo ancora casa, famiglia. Perché, come cantava Massimo Ranieri, «si' stato o primmo ammore e o primmo e ll'urdemo sarraje pe' me», Bagni scrive le strofe dell'inno O surdato nnammurato nell'ultima pagina del libro.


Massimo Ranieri fu il compagno della vigilia degli azzurri nella foresteria del Centro Paradiso. Maradona cantava a squarciagola le sue canzoni nella notte tra il 9 e il 10 maggio. Giordano - dopo aver ricordato quante volte lui, Bruscolotti e Bagni erano andati nella stanza di Diego nei mesi precedenti per chiedergli di mettere da parte qualche malumore verso la società e giocare - parla di quell'emozione che gli tolse il respiro quando salì sul pullman diretto al San Paolo. E poi i discorsi alla squadra. «Bianchi ci diceva chi avrebbe marcato chi, ma le parole scivolavano nel nulla». Là fuori, sugli spalti, erano in centomila ad urlare. E Maradona, il capitano? «Ci aveva stretto la mano, ci aveva accarezzato il petto dove stava il cuore e dove poco dopo ci sarebbe stato lo scudetto. Ci aveva dato la carica con tutta la sua energia».
Bruno dedicò lo scudetto alla madre morta in un incidente stradale, Salvatore al figlio Gianluca che sarebbe nato pochi giorni dopo quella festa popolare, finita con l'1-1 contro la Fiorentina. «Bersellini, che era stato il mio allenatore all'Inter, mi disse dalla panchina che i nerazzurri stavano perdendo. E quindi?. Dai, Salva, il pari sta bene a tutti. E la partita finì così, con boati a ogni tocco di palla. I più forti erano per Diego». Che guidò il corteo dei compagni sulla pista d'atletica reggendo il bandierone tricolore. Circolarono poche foto di Bagni durante i festeggiamenti in campo. Trentacinque anni dopo Salvatore ha spiegato perché: «Invece di godermi quel pubblico incredibile ero andato di filato negli spogliatoi. Dovevo respirare. Avevo urgenza di capire l'enormità del traguardo che avevamo raggiunto. Mi serviva un po' di tempo per me». Solo in quell'esplosione di felicità.

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