Lecce, un piano B per puntare alla promozione in serie A: sette fatiche per centrare l'obiettivo finale

Il portiere Gabriel
Il portiere Gabriel
di Michele TOSSANI
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Martedì 22 Marzo 2022, 05:00

Se si eccettua la partenza della stagione (con la sconfitta contro la Cremonese e i pareggi contro Como e Benevento nelle prime tre giornate) quello che arriva con la sosta di marzo è il primo, vero periodo di difficoltà incontrato dal Lecce quest’anno. I numeri ci dicono che la compagine salentina, nelle ultime quattro giornate, ha racimolato appena 4 punti. Il Monza, per fare l’esempio di una competitor per la promozione diretta, ne ha conquistati 12 nello stesso arco di tempo. In pratica, il Lecce non vince una partita dallo scorso 2 marzo (3-1 al Via del Mare contro l’Ascoli).
Andando ad analizzare nello specifico il momento attuale della squadra, pur ricordando come si siano affrontate squadre diverse per caratura e impostazione (nell’ordine, dopo l’Ascoli è stata la volta di Perugia, Brescia, Cosenza e Parma) alla fine è possibile tracciare un quadro generico delle problematiche riscontrate dai giallorossi.

Le scelte dell'allenatore

Dal punto di vista tattico Baroni si è affidato prevalentemente al collaudato 4-3-3, modificandolo in alcune circostanze in un più offensivo 4-2-3-1. Indifferentemente dal sistema base la compagine pugliese è rimasta logicamente ancorata ai principi di gioco che ne hanno caratterizzato fin dall’inizio questa annata: costruzione dal basso che inizia prevalentemente dai terzini; ricerca della risalita del campo attraverso il lavoro per catene esterne (terzino, mezzala e ala) alla ricerca della profondità; utilizzo del centravanti come play offensivo in grado di associarsi col resto della squadra, lavorando con i compagni anche in fase di rifinitura. In fase difensiva l’imprinting è stato quello di pressare alto.
A questo punto del torneo, per il Lecce come per gli altri, questa identità di gioco è conosciuta e gli avversari cercano di frapporsi con opportune contromisure. Negli ultimi tempi infatti le squadre cercano di venire a prendere alti i giallorossi (PPDA medio di 8.37), andando subito a contrasto con gli esterni bassi per forzare la palla lunga. In fase offensiva poi sempre più spesso si nota un ricorso al lancio per attaccare una difesa giallorossa che sembra subire le situazioni di palla aerea (e quindi anche i cross). A questo si aggiunge la generale sofferenza mostrata dalla linea arretrata nel gestire le imbucate, come evidenziato ad esempio dal secondo gol subito ad opera del Cosenza o da quello concesso al Perugia. A favorire questa incertezza difensiva anche il fatto di aver dovuto schierare il terzo portiere (Plizzari), cioè un elemento che deve riabituarsi alla partita (cosa sempre più difficile per chi gioca fra i pali rispetto ad un giocatore di movimento) e di non avere ancora individuato (per vari motivi) il centrale titolare da affiancare a Lucioni. Inoltre, se si eccettua forse il solo Gendrey, la squadra non ha a disposizione terzini sempre in grado di gestire con efficacia la fase di non possesso. 

Tutto ciò contribuisce a spiegare come mai i giallorossi abbiano concesso un totale di 5.05 expected goals nelel partite prese in esame, subendo 4 reti. Di contro, la squadra ha prodotto 6.25 xG, segnando 4 gol. In pratica l’ultima versione del Lecce concede troppo e concretizza poco rispetto a quanto crea.
In fase offensiva la squadra è dipendente da Coda (18 reti realizzate finora) e Strefezza (11). I due insieme hanno realizzato il 59% dei gol totali segnati dalla compagine di Baroni. Se questo appare logico da un certo punto di vista (si tratta infatti dei due elementi offensivamente più forti a disposizione) dall’altro lato il dato in questione certifica come sia fin qui mancato il contributo degli altri: Di Mariano, alle prese con problemi fisici, è fermo a quota 4 con Rodríguez e Listkowski a 2 e Ragusa e Asencio (pochi minuti per lui ancora) a zero.
A centrocampo poi la batteria delle mezzali, i cui inserimenti a riempire l’area sono fondamentali nel gioco di Baroni, hanno a referto i 3 gol di Gargiulo, i 2 di Majer e le singole realizzazioni di Blin e Björkengren. Quando non girano Coda e Strefezza il Lecce ha dunque poche armi a disposizione per far male agli avversari.
Infortuni e problematiche varie hanno inoltre esposto la limitatezza numerica di una rosa che forse avrebbe avuto bisogno di un paio di elementi in più in organico, soprattutto per affrontare periodi come l’ultimo nel quale il Lecce, dallo scorso 5 febbraio, è stato costretto da calendario ad affrontare fino al 19 marzo ben undici partite.

Piano B

Detto questo, per il rush finale sarà certamente fondamentale recuperare al più presto gli acciaccati. Al contempo però potrebbe giovare il provare ad individuare un piano B a livello di modello di gioco (non di sistema) che permetta alla squadra di sparigliare le carte alle squadre rivali e di trovare bocche da fuoco alternative in avanti.

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