Sticchi Damiani, Corvino e la svolta Gotti: il Lecce resta in A senza giocare

Lecce salvo con tre giornate d'anticipo
Lecce salvo con tre giornate d'anticipo
di Lino DE LORENZIS
5 Minuti di Lettura
Domenica 12 Maggio 2024, 10:53 - Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 20:07

Un Lecce da record. Non era mai accaduto in più di cento anni di storia di ottenere la permanenza in serie A senza giocare, davanti alla tv. Nelle otto precedenti salvezze infatti solo in un’altra occasione, il 2 maggio 2004, con Delio Rossi in panchina, la squadra giallorossa riuscì nell’impresa di tagliare il traguardo alla terz’ultima giornata battendo al Via del Mare l’Inter con il punteggio di 2-1. Per il resto, la festa è arrivata sempre all’ultima o alla penultima giornata direttamente sul rettangolo verde.

È indubbiamente un risultato straordinario per una squadra di provincia che fa capo ad un gruppo di professionisti e di imprenditori legati a doppio filo ai colori giallorossi e alla terra del Salento.

Nulla a che vedere con le tante proprietà straniere che popolano i campionati di calcio del Belpaese, dalla serie A fino alla serie D. Per non andare molto lontano, le due neopromosse dalla serie B 2023-2024, ovvero Parma e Como, hanno entrambe proprietà provenienti da oltre frontiera.

Il Lecce è quasi un intruso nell’Olimpo del calcio italiano. Questo perché ha un presidente-tifoso che risponde al nome di Saverio Sticchi Damiani e al cui fianco ci sono altri leccesi e salentini veraci come Corrado Liguori, Silvia, Dario e Salvatore Carofalo, Alessandro Adamo. Al gruppo dirigenziale della prima ora si sono aggiunti in corsa, con altrettanto entusiasmo e amore per la squadra giallorossa, l’imprenditore neretino Luciano Barbetta, oltre al gruppo degli “stranieri” che poi stranieri di fatto non sono considerato che Pascal Picci è un salentino doc (è nato a Castrignano del Capo) e si è affermato in Svizzera nel mondo della finanza. Lo stesso percorso fatto anche da Boris Collardi, originario di San Pietro Vernotico. Sia Picci che Collardi, pur continuando a svolgere la propria attività professionale in Svizzera, hanno scelto il centro storico di Lecce come dimora per le proprie famiglie e il mare di Leuca per trascorrere le vacanze estive. Sono stati loro, nel 2022, a convincere il giovanissimo imprenditore indonesiano, Alvin Sariaatmadja, ad investire nell’Us Lecce.

La proprietà del club di via Colonnello Costadura è di sicuro tra le più amate d’Italia. Lo dimostrano i numeri, a cominciare da quello relativo agli abbonati, 21.247: una cifra pazzesca per una società di provincia che, alla sua gente, non può certo offrire calciatori affermati e dai costi elevati ma solo serietà, professionalità e soprattutto bilanci in regola e trasparenti grazie al prezioso lavoro di chi opera dietro le quinte come Sandro Mencucci, Chiara Carrozzo e Giuseppe Mercadante. Pur non disponendo dei denari delle consorelle, il Lecce ha sempre centrato gli obiettivi sportivi. In questo senso è stato fondamentale il lavoro svolto in questi anni da Pantaleo Corvino, direttore dell’area tecnica, e dal direttore sportivo, Stefano Trinchera. Gli uomini mercato del club salentino hanno fatto ricorso alle idee per allestire organici in grado di tener testa agli avversari più blasonati. Così nel Salento sono arrivati tanti giovani sconosciuti e che nel frattempo hanno avuto modo di mettersi in mostra e di finire nel mirino di grandi club. L’ultimo esempio è quello di Patrick Dorgu, classe 2004, laterale tuttofare danese, lo scorso anno campione d’Italia con la Primavera giallorossa e in questa stagione tra i principali artefici della permanenza in serie A.

La salvezza ha avuto anche due “padri” al timone, Roberto D’Aversa e Luca Gotti. Il primo ha guidato la formazione giallorossa fino alla gara di ritorno con il Verona, persa in casa tra i fischi del pubblico e macchiata dalla testata rifilata - in un momento di autentica follia - dal tecnico abruzzese all’attaccante gialloblù Henry. Gesto che è costato il posto a D’Aversa che ha salutato il Lecce con un bottino di 25 punti e una posizione di classifica tutto sommato tranquilla. Il suo successore, il veneto Gotti, ha completato l’opera trasmettendo alla squadra quella serenità che era venuta a mancare a due-terzi del cammino. Il tecnico di Adria ha aggiunto anche alcuni accorgimenti tattici che alla lunga hanno inciso moltissimo sul raggiungimento del traguardo finale. Dalla scelta del nuovo modulo, il 4-4-2 preferito al 4-3-3, all’utilizzo delle due punte di ruolo (Krstovic e Piccoli), dei due laterali mancini (Gallo e Dorgu), dei due mediani (Ramadani e Blin) e fino all’inversione dei due centrali difensivi (Baschirotto è tornato ad agire sul centrodestra mentre Pongracic ha traslocato sul centrosinistra). La squadra poi ha fatto per intero la sua parte. Pur essendo la più giovane della serie A non ha mai fatto trascorrere notti insonni ai propri tifosi, rimanendo sempre fuori dalla zona retrocessione. Potrebbe sembrare una banalità ma di fatto non lo è. Da Falcone a Gendrey, da Baschirotto a Pongracic e poi Gallo, Blin, Krstovic, Piccoli e tutti gli altri ognuno di questi ragazzi ha dato un contributo al gruppo per centrare l’obiettivo stagionale che ora darà al Lecce la possibilità di giocare in serie A per la terza stagione di fila. Complimenti, Lecce, regina di Puglia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA