Pasculli: "Macché modello Bundesliga, senza tifosi sugli spalti non è più calcio"

Lunedì 18 Maggio 2020 di Lino DE LORENZIS
Pedro Pablo Pasculli con il presidente del Bangor City, Domenico Serafino
LECCE L’emergenza coronavirus non ha impedito a Pedro Pablo Pasculli di festeggiare ieri i suoi primi 60 anni di vita. Niente amici, nel rispetto delle disposizioni governative, solo parenti per brindare ad un giorno così importante. «Ci sarà il tempo per fare una grande festa, ora bisogna attenersi scrupolosamente alle raccomandazioni degli esperti - dice al telefono l’ex bomber del Lecce, campione del mondo nel 1986 con l’Argentina quando vestiva la maglia giallorossa -. Io sono tornato a Lecce il 3 aprile scorso con un volo di fortuna dal Galles, l’ultimo in partenza per l’Italia prima del blocco. Che peccato, alla guida del Bangor stavamo facendo davvero un gran finale di campionato».

Pasculli a metà stagione è approdato sulla panchina del Bangor City, formazione che milita della serie B gallese, e con impegno e serietà ha portato la squadra del presidente italo-argentino Domenico Serafino dal dodicesimo fino al quarto posto. «Mancavano ancora nove giornate alla fine e c’erano i presupposti per raggiungere la vetta della classifica - assicura il tecnico argentino -. Putroppo, a causa della pandemia il sogno è svanito. Ma con il presidente Serafino ci siamo ripromessi di riprovarci nella prossima stagione in cui faremo di tutto per portare il Bangor nel massimo campionato del Galles. Glielo devo, Serafino è una delle poche persone serie e corrette che abbia mai conosciuto nel mondo del calcio».

Da buon leccese d’adozione, Pedro Pablo Pasculli ha continuato a seguire il Lecce di Liverani. «All’inizio ha perso tanti punti, soprattutto in casa, poi c’è stata una grande ripresa e con gli innesti di gennaio la squadra ha cambiato volto dimostrando di meritare la permanenza in serie A». Obiettivo che Mancosu e compagni cercheranno di centrare alla ripresa del campionato. «Io non sarei tanto ottimista sulla ripresa - attacca Pasculli -. Ho visto la ripresa della Bundesliga e mi sono chiesto se è quello il calcio che noi vogliamo, il calcio che i tifosi vorrebbero vedere. No, da ex calciatore e ora da allenatore mi sento di dire che quello senza pubblico sugli spalti, senza la possibilità di esultare con i tifosi e con i compagni dopo un gol, quello con il massaggiatore che interviene sul campo dotato di guanti e mascherina, quello con i calciatori seduti in tribuna perché la panchina è stretta non è calcio». Il buon Pedro, a differenza di quanti finora hanno dispensato solo parole, indica anche un paio di soluzioni possibili: «Si potrebbe bloccare le retrocessioni e portare la serie A a 22 squadre con la promozione di Benevento e Crotone oppure rimandare tutto a settembre quando probabilmente l’emergenza sarà più attenuata. Ma riprendere il campionato con il timore di doversi fermare di nuovo sarebbe soltanto un clamoroso autogol».
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