Mondiale 82, il ricordo di scrittori, stilisti e cantanti: «Il Paese era una grande famiglia, fu un'esplosione liberatoria»

Mondiale 82, il ricordo di scrittori, stilisti e cantanti: «Il Paese era una grande famiglia, fu un'esplosione liberatoria»
di Leda CESARI
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Lunedì 11 Luglio 2022, 14:36 - Ultimo aggiornamento: 15:29

Quarant'anni fa la vittoria del mondiale di Spagna. L'Italia si scoprì unita, una festa che valeva come riscatto per anni bui, anche dal punto di vista sociale. Un ricordo mai svanito, una gioia rimasta nel cuore dei tanti che l'hanno vissuta e persino di chi non c'era ancora. Il ricordo dello scrittore tarantino Giancarlo De Cataldo, dello stilista Ennio Capasa, della giornalista e icona di moda Anna Dello Russo e del cantante Al Bano.

Il ricordo di Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo

Laureato in Giurisprudenza, Giancarlo De Cataldo, in quel fatidico luglio 1982, aspettava di sostenere il concorso in magistratura a Roma. «Faceva un caldo terrificante, tanto per cambiare», racconta lo scrittore e sceneggiatore tarantino, «e in quel periodo ci riunivamo in gruppi di amici per vedere le partite». Uno dei ricordi insopprimibili di quella serata, ovviamente, l'esultanza del presidente Pertini, lo scorno del cancelliere tedesco Helmut Schmidt e poi, naturalmente, la festa divampata dopo: «Tutti per strada, in un interminabile carosello di auto, per questa vittoria che affondava le sue radici nel match Italia-Germania dei Mondiali di dodici anni prima fu una vera e propria consacrazione, che generò un sentimento di affetto inaudita nei confronti di quella squadra». Eppure, continua De Cataldo, il 1982 si stava rivelando un anno terribile: «Stragi di mafia, attentati. Forse anche per questo quella vittoria scatenò una sorta di esplosione liberatoria, fu una porta d'ingresso agli anni 80». Anni in fondo luccicanti e patinati, «e questa è la differenza con la festa dell'anno scorso per la vittoria agli Europei. Nessuno se l'aspettava, erano in corso anche i trionfi alle Olimpiadi di Tokyo, e poi Matteo Berrettini che arrivava in finale a Wimbledon. Pagine anche quelle di grande orgoglio, ma seguite da un brusco risveglio: una nuova ondata pandemica, che ci ha fatto dimenticare in fretta quella gioia». E forse, alla fine, anche noi siamo cambiati: «Le emozioni di quarant'anni fa sono ancora vivide nei nostri ricordi perché non le abbiamo bruciate troppo presto sui social, magari con un balletto su TikTok. Forse avevamo più tempo da dedicare anche alle emozioni».

Mondiale 82, il ricordo di Ennio Capasa

Ennio Capasa

Uno shock positivo per il Paese: così lo stilista salentino Ennio Capasa definisce quella serata dell'11 luglio al Santiago Bernabéu di Madrid, quando perfino Mick Jagger (grande amico di Capasa), con i Rolling Stones in concerto a Torino nello stesso giorno, si presentò sul palco dello stadio comunale con la maglia della nazionale numero 20 - quella di Paolo Rossi - pronosticando la vittoria azzurra e azzeccando il risultato finale. «Ero a Milano a studiare, e mi ricordo che vedemmo la partita in tantissimi - in molti eravamo leccesi - e ovviamente il delirio scatenatosi in tutta la città, da corso Buenos Aires a piazza San Babila, da via Montenapoleone a piazza Duomo». Durò tutta la notte, e fu oltremodo sconvolgente per lo stilista salentino, abituato a vedere una Milano fredda e compassata divenuta bolgia infernale per una notte: «Fu davvero tutto molto emozionante, anche perché avevo poco più di vent'anni ed era davvero una festa indicibile, tanto più coinvolgente perché vissuta appunto in una città poco espansiva, che forse aveva bisogno di un momento di liberazione collettiva». Come pure l'Italia necessitava di quell'happening generale e anche un po' sbracato dopo la pesantezza degli anni di piombo (peraltro non ancora finiti). Oggi, invece, l'entusiasmo per la vittoria agli Europei 2021 è durato purtroppo poco, «ma non voglio avventurarmi in giudizi al riguardo, perché non sono un tecnico», ammette Capasa. «Di certo il calcio italiano non è in un momento positivo, ma credo sia anche una questione di sfortuna: la nostra squadra avrebbe meritato di più. E poi, comunque, non si può vivere di soli ricordi: una serata memorabile, quella dell'11 luglio del 1982, ma bisogna tenere i piedi nel presente, e lavorare sodo per renderlo migliore».

Mondiale 82, il ricordo di Anna Dello Russo

Anna Dello Russo

La giornalista e icona di moda planetaria Anna Dello Russo - come molti di noi, di quella giornata - ricorda addirittura com'era vestita in quella sera di trionfo: «Sarà perché, come tutti sanno, io sono fissata con i vestiti. Avevo una gonna di tulle bianca e rosa, e una bandiera dell'Italia in pugno», ed erano in fondo i meravigliosi Ottanta, «anni in cui era davvero tutto molto bello». Lei era a Bari, la sua città d'origine, ma già sognava Milano e il mondo d'allure di riferimento: «Stavo finendo l'università e avevo visto la partita con un gruppo di amici, finendo poi a festeggiare per strada, dove si era riversato il mondo intero». Fu una serata memorabile, «forse unica: d'altronde abbiamo avuto ben poco da festeggiare, nei decenni dopo è che gli anni Ottanta sono stati anni pieni di fermento, anni di vacche grasse, e forse questa vittoria ebbe per un po' anche un effetto collante sul Paese».
Un momento di grandi opportunità: la giornalista barese, che sognava appunto di trasferirsi a Milano per occuparsi di moda (come poi ha fatto), ricorda come se fosse ieri quel rigore sbagliato di Antonio Cabrini, il recupero a sorpresa di Rossi, il gol rapinoso di Tardelli, la rete della sicurezza firmata da Altobelli: «Personaggi iconici che ancora incarnano nel nostro immaginario il sogno italiano, la bellezza, la forza. E poi, ovviamente, eravamo tutti giovani - i ragazzi della squadra, ma anche noi - e questa partita incarnò il sogno di un'intera generazione, il culmine dei nostri sogni tant'è che dopo quarant'anni siamo ancora qui a ricordarla, e a raccontarla ai più giovani», conclude Dello Russo. O sarà forse anche il fatto che il passato era roseo e il futuro invece fa paura? «Voglio essere ottimista comunque: ce la faremo».

Mondiale 82, il ricordo di Al Bano

Al Bano

Al Bano, appena atterrato a Budapest per un concerto denso di vip in arrivo da tutta l'Europa dell'Est- tra cui il presidente del Montenegro Milo Dukanovic e il premier ungherese Viktor Orbàn - ricorda lo stupore di quella giornata. Non solo per il risultato inatteso di quella partita, ma anche e soprattutto per l'amor patrio divampato a fine match per le strade di tutta Italia, per quelle file di auto strombazzanti fino alle prime ore del mattino: «Eravamo diventati all'improvviso tutti una grande famiglia, senza distinzione di razza, censo, idee politiche». Il cantante si trovava a Milano, quella sera, per uno dei suoi concerti sold out (insieme a Romina Power), ma trovò il modo di gustarsi a fondo quell'entusiasmo contagioso, «quell'orgoglio italico che forse non dovremmo riservare solo ai momenti in cui il pallone ci dà grandi soddisfazioni», spiega ancora Al Bano, «perché per il resto siamo un Paese che lascia troppo spazio alle antipatie, ai contrasti, alle esasperazioni. Un Paese in cui la politica accende e i cuori prendono fuoco, chi da una parte e chi dall'altro, secondo i venti di guerra e di guerriglia». Un successo, quello del 1982, che inaugurò un decennio di benessere e (relativa) stabilità, per l'Italia: e forse per questa ragione, continua Al Bano, «è rimasto così indelebile nell'immaginario collettivo». L'anno scorso, invece, la vittoria agli Europei, piombata come un fulmine positivo nel mezzo di un anno che dire complicato non rende l'idea, non ha avuto seguiti rilevanti, anche dal punto di vista calcistico: «Tutto altalenante: prima si vince, poi si fanno figuracce: sarà che oggi il successo offusca la mente. Invece quella squadra dell'82 continuò a brillare, e oggi ancora domina i nostri ricordi per questo».

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