Neri indica la strada: "La sosta svantaggia chi era già al top. Ora bisognerà fare una nuova preparazione"

Il professore Massimo Neri, preparatore atletico
Il professore Massimo Neri, preparatore atletico
di Antonio IMPERIALE
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Domenica 20 Novembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:14

Giorni strani quelli che scrivono l’ultimo atto di quest’anno che si avvia alla fine senza il botto del pallone nostrano. Due mesi, poco meno, senza la festa pallonara che una volta era rigorosamente domenicale, ma che adesso illumina la scena a intervalli brevi. Cinquantatre giorni che il calcio di casa nostra riempie solo delle immagini televisive che arrivano da lontano, dal Qatar, mentre i giovani di Mancini accrescono il rimpianto per il viaggio perduto, per la seconda volta. Cinquantatre giorni sono meno del lungo stop forzato che ebbe inizio dopo il primo di marzo, con la primavera ancora lontana. La ripresa il 21 di giugno con il Via del Mare che ospitò la sera del 22, il Milan, con gli spalti deserti. Dalla Cina era arrivato il Covid.
Massimo Neri aveva lasciato da poco Wuhan, una stagione lunga cinque anni. In Cina , con Lippi, aveva vissuto un’altra straordinaria esperienza dopo quelle con il Lecce di papà Olmes, di Carletto Mazzone, la promozione in A e il volo sugli scenari mondiali, Russia, Inghilterra, Real Madrid, Juventus, Roma, lo scudetto con Capello. Cercammo una risposta agli interrogativi che poneva una sosta così lunga. Lo risentiamo, dalla sua casa romana, su questo stop che ferma il campionato dopo quindici partite e propone una marcia forzata sino alla fine, a partire, per il Lecce, dal 4 di gennaio, anche questa volta contro una grande, la Lazio. Sarà a Lecce sabato 26 per un convegno di prestigio organizzato, tra gli altri, dal dottor Giuseppe Palaia. «Una volta al mese sono a Dubai, mi diverto a fare lezioni pratiche e teoriche di allenamento», racconta uno dei preparatori atletici più vincenti del calcio italiano e che proprio a Lecce ha cominciato il lungo percorso professionale. Questa sosta non ha niente in comune con la pausa provocata dal Covid. «Quella fu una sosta imprevista, si navigava senza la certezza del futuro, bisognava inventare escamotage per tenere la condizione. Stavolta si è lavorato in estate sapendo che si doveva arrivare al 14 di novembre, e che ci sarebbe stata la ripresa a gennaio, dopo i mondiali. Questa volta è stato facile programmare. Adesso ci sarà il rifacimento di una nuova preparazione per mantenere la condizione fisica, la preparazione vera e propria la si effettuerà in questa sosta più lunga rispetto ai tempi estivi, che miravano alla prima parte della stagione. Sarà importante la cura di ogni dettaglio sia dal punto di vista atletico che tecnico. Questo stop può essere uno svantaggio per le squadre che stavano già al top o quasi, vedi il Napoli ed il Lecce che devono gestire giocatori che stavano già bene sul piano fisico atletico, tanto bene che avverto il bisogno di fare i complimenti allo staff dei preparatori per come hanno gestito questa prima parte della stagione».

Il Lecce tornerà a lavorare il 29 novembre prossimo. La ripresa, e poi le amichevoli, alle quali, Massimo Neri attribuisce grande importanza. «Certamente utile organizzare incontri con club di serie A anche di altri Paesi europei, visto che in Italia gli altri campionati non sono fermi, per la necessaria messa a punto che solo la partita impegnativa può garantire, in rapporto agli atteggiamenti, al minutaggio, all’aspetto fisico-atletico-tecnico. Vale un po’ il discorso della preparazione estiva, quando si incomincia con le squadre locali, di categorie inferiori e via via ci si misura con le formazioni più impegnative. Il principio della progressività è importante sia nella preparazione atletica, ma anche nello sforzo mentale e psicologico che richiede la partita. Mi pare una scelta logica che non si concedano vacanze a Natale e a Capodanno a ridosso della ripresa, quando si entra nella fase di avvicinamento, occorrono scelte oculate già dalla fine di novembre, dai primi giorni di dicembre».
La sosta ha consegnato al campionato un Lecce in splendide condizioni, una Juventus in netta ripresa. «Hanno dimostrato continuità in crescendo. Il Lecce mi è parso sicuro, compatto, unito, con una velocità, ed una intensità di corsa segno di grande condizione». Ribadisce spesso, Massimo Neri, nei suoi discorsi, l’importanza del giocatore “velocista resistente”, che piace anche a Baroni. «È una delle massime qualità per reiterare gli sprint», sottolinea.
Baroni lo riporta indietro nel tempo. «Quando lavoravo nel mio Lecce, e lui era un grande difensore e vincemmo il campionato di B con Mazzone, per conseguire poi una strepitosa salvezza battendo il Torino all’ultima giornata. Baroni sta lavorando alla grande, sta ripercorrendo il cammino fatto da calciatore».
Proviamo a guardare la zona salvezza alla ripresa «Il vantaggio del Lecce è importante. A Cremonese, Verona, Sampdoria, la sosta può dare la possibilità di trovare qualche soluzione ai problemi. Le società faranno sicuramente qualcosa. La ripresa è sempre un’incognita. Io ricordo una Lazio in grandissimo spolvero prima della sosta per il Covid, e che dopo la pausa via via finì col disunirsi».

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