Liverani sbotta: "Sono contrario ai play out in serie A"

Domenica 24 Maggio 2020 di Lino DE LORENZIS
Mister Fabio Liverani
LECCE Non le manda certo a dire Fabio Liverani, da sempre abituato a parlare senza peli sulla lingua. Nell’attesa di conoscere l’esito del summit convocato al fine di stabilire la data di ripartenza della serie A, il tecnico del Lecce si sofferma su alcuni temi caldi di questi ultimi giorni. A cominciare dall’idea annunciata in Consiglio federale di prendere in considerazione anche l’ipotesi di chiudere la stagione con la disputa di play off e play out. Una soluzione che, vale la pena ricordare, a differenza di quanto accade da anni nei campionati di serie B e di serie C, nella massima serie non è prevista dalle norme in vigore.
«Lo dico subito, io sono contrario a play off e play out - attacca l’allenatore romano che nel Salento è diventato un eroe in virtù del doppio salto compiuto alla guida del Lecce, dalla serie C alla serie A, nel volgere di due sole stagioni -. A parer mio, fare cambiamenti in corso d’opera non ha proprio senso anche perché bisognerebbe capire poi quante squadre verrebbero coinvolte. Sarebbe assurdo infatti pensare di assegnare lo scudetto facendo partecipare ai play off soltanto le prime tre o quattro squadre in classifica; stesso discorso per i play out: bisognerebbe allargarli ad un numero di squadre più elevato. Ma ripeto per me tutto questo non ha senso e perciò dico che sono contrario a play off e play out. Le partite vanno giocate tutte, come da regolamento».
Mister Liverani, in attesa di avere maggiori certezze sulla data della ripresa del campionato, pare che la Lega abbia già deciso di prevedere tre finestre per la disputa delle partite, alle ore 16.30, alle 18.45 e infine alle 21. È d’accordo?
«Per niente. Anzi, spero proprio che si tenga conto di cosa significhi giocare a Lecce piuttosto che a Napoli o comunque nelle città del Sud nel mese di luglio alle quattro e mezzo del pomeriggio. Sarebbe già problematico farlo a Milano e a Torino figuriamoci giocare a Lecce dove, in quel periodo, la temperatura oscilla intorno ai 30-35 gradi e il tasso di umidità arriva fino all’80-90 per cento. Tra l’altro, sbaglio o in Italia si è sempre evitato di giocare tra luglio e la metà di agosto quando le temperature sono elevatissime?».
Adesso tra l’altro verrà chiesto a tutte le squadre di serie A di giocare ogni tre-quattro giorni, un problema in più per tutti.
«Un problema per tutti, è vero. Ma lo è soprattutto per quelle squadre che ad inizio stagione non hanno allestito un organico composto composto da 25-28 titolari. Sarà come giocare la fase finale del campionato del mondo, ci vorranno tante risorse e di conseguenza avranno maggiori vantaggi quelle squadre che dispongono di organici più numerosi. Ma non possiamo fare, dobbiamo adattarci».
Per fortuna, ci sarà la possibilità di effettuare cinque sostituzioni anziché le solite tre. Ritiene possa essere un vantaggio per il Lecce considerata la sua bravura nella lettura delle partite?
«Se devo rispondere con sincerità allora dico che personalmente avrei preferito che il campionato riprendesse con le tre sostituzioni».
Perché?
«La ragione è molto semplice e riporta al discorso che ho fatto in precedenza. Chi ha più risorse a disposizione ora è ancora più avvantaggiato perché gli viene data la possibilità di cambiare in corsa ben cinque uomini su undici, quasi il cinquanta per cento della formazione di partenza».
Mister, di quanto tempo avrà bisogno per preparare la squadra per la ripresa del campionato?
«Non meno di tre, quattro settimane. Noi per ora stiamo lavorando come se si dovesse ripartire intorno alla metà di giugno ma siamo pronti ad intervenire strada facendo per apportare i correttivi necessari se la data dovesse slittare. Fermo restando che non abbiamo ancora iniziato la fase due, quella degli allenamenti collettivi. Penso potremo iniziarla a partire da martedì prossimo».
A proposito, che affetto fa dirigere l’allenamento con la mascherina e con l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza dagli altri componenti del gruppo-squadra?
«È qualcosa di nuovo per tutti ma è l’unico modo possibile per ripartire, non ci sono alternative. Se continueremo a rispettare le regole penso che pian piano riusciremo a ritrovare la normalità cui siamo abituati, in attesa che il virus venga sconfitto. In questo senso ho anche un’idea che riguarda i tifosi».
Cioè?
«Se la regola di base è portare la mascherina e mantenere sempre la distanza di sicurezza, a parer mio si può pensare di programmare per i prossimi mesi anche le partite in presenza di pubblico sugli spalti. In uno stadio con una capienza di 30mila spettatori ad esempio potrebbero entrarne 10mila, un terzo. Uno spettatore ogni tre seggiolini. Dico questo perché ho assistito in tv alla ripresa della Bundesliga e sinceramente si fa fatica ad assistere a partite di calcio senza tifosi sugli spalti. Viene a mancare uno dei principali ingredienti di questo sport».
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