Il Lecce si scopre ermetico, Lucioni sempre più leader

Giovedì 7 Ottobre 2021 di Tonio DE GIORGI

Un’altra partita senza subire gol. E sono due. Come il Lecce di Liverani e quello di Corini. La formazione del tecnico romano subì 8 gol nelle prime sette giornate e solo in due partite la propria porta restò inviolata. Anche il Lecce di Corini, nei primi sette turni di campionato, incassò 8 gol e in due partite lasciò il campo senza subire reti. La squadra di Baroni, invece, di reti ne ha subite sette e due sono finora le gare chiuse senza gol al passivo. Le statistiche importeranno poco ai calciatori, ma sono importanti. La differenza sarà pure sottilissima rispetto alle precedenti due partenze di campionato, ma questa squadra dà una sensazione, adesso, di maggiore sicurezza. Eppure le disattenzioni in avvio di stagione non sono mancate. Con conseguenti critiche e fantasmi del passato ad aleggiare sulla testa dei calciatori giallorossi.

Lucioni e la fascia di capitano

E chi meglio di Lucioni conosce i recenti trascorsi di questa squadra. La più perforata nei top campionati europei nella stagione 2019-2020, quella della Serie A. Un problema che neanche nel passato campionato si è riusciti a cancellare. A fine stagione la difesa del Lecce aveva subito 47 gol come il Cosenza, compagine che occupava tredici posizioni più sotto. In questa stagione è rimasto soprattutto Fabio Lucioni, al quarto campionato con il Lecce. Arrivò nel 2018 nella compagine di Liverani appena sbarcata in Serie B dopo sei lunghissime stagioni in C. Giunse con una squalifica, lunga, da scontare. Il Lecce lo ha aspettato ed è diventato una pedina insostituibile nella cavalcata promozione che aprì le porte della Serie A alla società del presidente Saverio Sticchi Damiani. Con la squadra giallorossa il difensore ternano, 34 anni, ha ripreso l’ascensore per il piano di sotto e qualche mese fa sono un black out nel finale ha impedito alla truppa leccese di ripresentarsi nel massimo campionato di calcio italiano.

La galoppata contro il Monza

E “lo Zio”, come lo chiamarono simpaticamente già ai tempi del Benevento è ancora qui. Sempre al centro della difesa. Al centro della lotta. Pronto a prendere, fischi, critiche, ma pure applausi e una standing ovation come accaduto contro il Monza. Quando, conquistata palla nel proprio giardino difensivo, ha avviato una discesa imperiosa, dirompente. Uno, due, tre avversari. Ogni passo una carica di rabbia, forza, potenza prima di innescare Di Mariano. Ci voleva proprio. E difficilmente dimenticherà gli oltre ottomila del Via del Mare che urlavano il suo nome. Il nome del capitano. Da quest’anno la fascia è stretta al suo braccio. E chi meglio di lui può sterzare i compagni nei momenti più delicati. Al di là delle cariche, Lucioni come i compagni più anziani guardano al risultato di squadra, al traguardo, che si può raggiungere solo passo dopo passo, costruendo e cimentando quelle idee che i giallorossi stanno mettendo in ordine. Dagli attaccanti ai difensori: il sistema difensivo corre lungo tre reparti. Da Di Mariano e Strefezza a Lucioni e Meccariello, o a Gendrey e Calabresi per finire a Gallo e Barreca. Passando per un centrocampo che sembra avere gli uomini e soprattutto le idee giuste.

 


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