Il Lecce a caccia di una nuova anima. Budel: «Il club è un modello, la fiducia è d’obbligo»

Il Lecce a caccia di una nuova anima. Budel: «Il club è un modello, la fiducia è d’obbligo»
di Antonio IMPERIALE
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Venerdì 1 Luglio 2022, 05:00

(Foto Marco Lezzi)

In serie A con un’anima nuova. Senza i leader che hanno segnato la straordinaria stagione della seconda promozione diretta della storia. Nel nuovo Lecce non ci sarà nessuno degli uomini-chioccia, che hanno coccolato i tanti giovani, li hanno presi per mano sulla via di una crescita umana e professionale che è stata fondamentale per la grande vittoria finale, sotto lo sguardo attento di mister Baroni. 
Non ci sarà più Gabriel, né capitan Lucioni, né il re del gol e degli assist Massimo Coda. Gabriel vuole riassaporare l’aria di casa del suo Brasile, una scelta già annunciata, la sua, con il contratto già in scadenza. Gli altri due al fascino della scena più grande, quella del massimo campionato italiano, da riassaporare sulle ultime curve delle rispettive carriere, come sembrava potesse essere da contratti allungati nonostante i trent’anni già suonati da tempo, hanno preferito riprovare a vincere ancora negli stadi della serie B. Nel ritiro di Folgaria, al via ufficiale della campagna acquisti, il Lecce si è portato inevitabilmente gli interrogativi sulla squadra che verrà.

Il parere dell'esperto

Alessandro Budel ha commentato per un’intera stagione la serie B per Dazn. Il centrocampista milanese, sette partite nel Lecce 2003-2004, ancor poco più che ventenne, serie A con Delio Rossi, del Lecce di Baroni ha conosciuto da commentatore tutti i segreti. «È stato un grande Lecce - dice -, e Gabriel, Lucioni e Coda sono stati la forza autentica, hanno fatto la differenza. Gabriel è stato molto importante al di là del suo ruolo fra i pali, Lucioni ha fatto pesare la sua grande personalità, la capacità di trascinatore. Coda si è sacrificato al servizio della squadra, capocannoniere per due anni, premio “Paolo Rossi” e miglior giocatore dalla serie B, ha vinto tutto quello che poteva vincere sul piano personale regalandolo alla squadra. Con la loro partenza cambia l’impalcatura di base. Sono state però tutte scelte concordate e condivise da società e calciatori. Vuol dire che sui due fronti si sono fatte reciproche considerazioni, e si è ritenuto utile una svolta del genere, magari anche in rapporto all’età dei giocatori ed alle prospettive future. Portarsi dietro situazioni di rammarico può non essere produttivo per nessuno in vista del nuovo campionato e dalla nuova categoria che richiede, ancora più della serie B, serenità dei rapporti sulla base delle rispettive scelte. Certo, per una squadra che si ripropone in un campionato difficile come la serie A, avere giocatori di carisma, capacità di aiutare tutti a fare gruppo, vincere i momenti difficili, come hanno saputo fare i tre giocatori è decisamente importante». Crede in Pantaleo Corvino, crede nella società giallorosa, Budel: «Ha già portato un attaccante di ottime prospettive come il gambiano Ceesay, di grandi prospettive anche lo juventino Frabotta che aveva già scoperto sedicenne portandolo a Bologna, come ancora ragazzino aveva portato a Firenze il portiere Brancolini. In difesa attualmente il più esperto pare Dermaku, ma per consentire ai giovani di imporsi ci vorranno giocatori che hanno navigato i campionati maggiori. Io terrei con me Strefezza, uno che ha fatto la differenza insieme a Coda e che in A può fare grandi cose, e Hjulmand che ha un grande domani davanti. Questo Lecce ha la garanzia di una società modello per capacità di gestione economica e per stile. La fiducia è d’obbligo».

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