Da Banks a Bell, duecento giorni dopo Brindisi è sempre la Stella del Sud

Venerdì 4 Settembre 2020 di Liberato CASOLE
Basket giocato, finalmente. Brindisi lo aspettava da tempo. Sei mesi e 16 giorni dopo la tripla di Adrian Banks che lo scorso 16 febbraio servì solo a certificare la vittoria di Venezia in Coppa Italia e a far riassaporare al popolo biancazzurro il retrogusto amaro di una finale persa, la seconda di fila. Amarezza per un altro appuntamento mancato con la storia ma sensazioni comunque positive. E un interrogativo che rimarrà tale, grande quanto la Vitrifrigo Arena di Pesaro: chissà dove sarebbe arrivata l’Happy Casa se l’emergenza non avesse imposto alla palla a spicchi italiana, non una potenza di fuoco, di abbassare la saracinesca.

I presupposti per essere la mina vagante nei playoff c’erano tutti: società solida, pubblico sempre più appassionato, coach e staff sempre sul pezzo, squadra esaltante al culmine della maturazione e temprata dall’esperienza europea in Champions League. Duecento giorni dopo la voglia di canestri era tanta, il primo della nuova avventura, la tripla di James Bell, ha riannodato il filo delle emozioni e dei sogni di una città che vive di basket dal dopoguerra. Rimangono però altri interrogativi, altri dubbi. Su tutti la prospettiva di un danno da 40 milioni di euro per l’intero movimento, dato che «sarà alleggerito dal credito d’imposta ottenuto dal Governo ma che resta un cruccio», stando alle parole del presidente Lba Gandini.

E poi le incognite legate alle sponsorizzazioni e al ritorno del pubblico nei palazzetti, le due maggiori fonti di sostentamento per un club di pallacanestro. Quanto alla seconda Brindisi osserva l’evolversi della situazione, non può fare altrimenti. Aspetta solo di capire quando potrà riabbracciare i suoi sostenitori nel PalaPentassuglia (o magari, più in là, nella New Arena), se contare sulla campagna abbonamenti, avviare iniziative. Nell’immediato però il presidente Fernando Marino, il suo entourage e gli sponsor che ruotano attorno al progetto hanno lavorato sodo «con passione e incoscienza» per tenere vive le ambizioni qui di casa da un decennio. È venuto fuori un roster - lo dicono gli addetti ai lavori - competitivo e in grado di reggere l’alternanza coppa-campionato. Un grande passo di questi tempi, non scontato nell’anno in cui Pistoia ha salutato la A dopo sette stagioni proprio per la difficoltà di definire l’impegno degli sponsor e Cremona e Roma hanno rischiato di fare altrettanto. Da noi la palla a spicchi continuerà a rimbalzare ai massimi livelli. Con Brindisi ancora mina vagante. Ultimo aggiornamento: 15:17
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