Corvino e la serie A: «Il nuovo Lecce? C’è molto da fare»

Lunedì 23 Maggio 2022 di Tonio DE GIORGI

Guarda lontano Pantaleo Corvino. Sogna come tutti i tifosi del Lecce. Ma il suo compito è far sognare. Opera come pochi dirigenti in Italia. Forse è unico nel suo genere. Perché applica un proprio metodo da sempre. Vincente. Che lo ha portato dalla Terza categoria alla Champions League. E nelle sue mission ha sempre considerato strategico il settore giovanile: per far nascere, crescere e generare patrimonio tecnico ed economico. Lo aveva già fatto a Casarano (titolo Berretti) e dopo Lecce a Firenze con cinque titoli. A Lecce ha portato la Primavera a cucirsi lo scudetto sul petto, per due campionati consecutivi, dal 2002 al 2004, a vincere due Coppe Italia, nel 2001-2002 e nel 2004-2005. Per non parlare dei traguardi raggiunti con la prima squadra o dei giovani portati ad essere protagonisti. Un lavoro che, a Lecce, con la sua partenza, non ha avuto continuità negli anni successivi. Ora che è tornato nel Salento, dal 2020, ha lasciato già le prime impronte a livello giovanile, con la promozione in Primavera 1 e la salvezza. E con il ritorno del Lecce in serie A. Ora scruta nuovi orizzonti. È pronto a prendere nuovamente il largo. A scandagliare le acque della Serie A, più profonde e pericolose, ma pure più ricche.

Direttore, quale è oggi il suo stato d’animo?
«Sono felice per il percorso di costruzione a tutti i livelli che stiamo mettendo in atto sapendo che le nostre risorse, limitate, ci porteranno ad essere sempre di più creativi – afferma il responsabile dell’area tecnica del Lecce -. In poco tempo abbiamo cominciato a costruire il nostro gruzzoletto tecnico ed economico, ma dovremo fare più sforzi in questo senso perché “più ti allontani dalla riva, più grossi li trovi”. E so benissimo che prima di godere di un vero “tesorettoc’è bisogno di tempo. Intanto abbiamo fatto uno sforzo, abbiamo compiuto una grande impresa tornando in A. Il popolo salentino se lo merita».

Cosa l’ha spinta a riconfermare Baroni sulla panchina del Lecce?
«C’è stata e continua ad esserci la chimica giusta su tutto. Niente ci vieta che domani possa diventare matrimonio, ma dopo il fidanzamento in B, stiamo provando a “fidanzarci” anche in A. I tre anni a Corini sono stati un’eccezione. A pochi giorni dal ritiro ho dovuto prendere il meglio che c’era sulla piazza in quel momento. Ci ha posto delle condizioni e abbiamo dovuto accettarle, non avendo tempo. Però sono sempre dell’avviso che prima di un matrimonio ci vuole un fidanzamento lungo».

Avete previsto, per Baroni, un’opzione per la stagione successiva?
«No».

Il 4-3-3 è il modulo scelto pure per la Serie A?
«Il modulo l’ha scelto l’allenatore. Poteva pure essere un 4-2-3-1: per noi sarebbe andato bene lo stesso perché sono moduli che contemplano l’occupazione di tutti gli spazi del campo. Quindi se va bene a lui, va bene anche a noi».

Avete già un’idea di quanti volti nuovi ci saranno nel Lecce?
«Con Stefano Trinchera e Baroni abbiamo le idee chiare».

Quali settori del campo necessitano di maggiori innesti?
«Siamo convinti che dobbiamo fare molto, pertanto dovremo intervenire in tutti i settori. La serie A è una bestia. Una bestia feroce. La conosco per averla affrontata 600 volte».

Il Lecce ha ricevuto offerte per Hjulmand e Strefezza?
«Non mi piace mai entrare nello specifico perché il mercato è talmente imprevedibile che non ti permette mai di fare previsioni certe. Possiamo ancora ripetere che per noi nessuno è incedibile. Ma il diktat del club, come ha ricordato il presidente nella sua ultima conferenza, è che una parte del budget deve rientrare. Tutto ciò, alla luce di quanto è accaduto, sia per via della pandemia, sia per via della strategia dei prestiti che noi, in questo ciclo, non attueremo se non per raggiungere calciatori con possibilità di riscatto. Perché quelle politiche alterano l’aspetto tecnico ed economico dei club. La serie A deve essere una risorsa per i club come il Lecce. A costo di rischiare di più".

Quale politica, dunque?
«Non seguiremo la via della dispersione tecnica ed economica, perché quella politica porta a voragini tecniche ed economiche. In questi due anni abbiamo avviato una politica che porta al ringiovanimento e alla patrimonializzazione sia umana che strutturale del club, mettendo anche il settore giovanile come punto al centro del progetto. Tutto ciò, non frutto del portafoglio, com’è per altri club, ma delle idee, della creatività e del virtuosismo. La strada dovrà essere ancora di più questa, alla luce delle nostre risorse. È importante il presente quanto il futuro».

Che quotazione possono avere in questo momento i due calciatori Hjlumand e Strefezza?
«La quotazione la fa il mercato. E chi vende».

Per quanto riguarda il settore giovanile quali cambiamenti pensa di apportare?
«Il settore giovanile continuerà a essere strategico nel nostro progetto. Ci saranno delle novità per quel che concerne la programmazione. Ci stiamo lavorando e ne daremo comunicazione nei prossimi giorni».

Ultimo aggiornamento: 07:29
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