Causio ci crede: "Il 2022 sarà l'anno del ritorno del Lecce in serie A"

Domenica 2 Gennaio 2022 di Antonio IMPERIALE
Franco Causio

L’anno che se n’è andato, l’anno che ha appena emesso il primo vagito, le storie che sono state, le storie che continuano, traghettate dal Covid che condiziona i giorni, la vita, e naturalmente i rimbalzi del pallone.
Franco Causio, leccese salito sul tetto del mondo pallonaro nell’anno di grazia 1982, Madrid, l’Italia mondiale di Bearzot e Pertini, accende la sua lente di ingrandimento. «Nella stagione stregata da questo maledetto virus che non vuole fermarsi - dice dalla sua residenza in quel di Udine - l’anno che ha chiuso i battenti da poche ore è stato un importante, l’Italia si è vestita da Campione d’Europa, ha regalato allegria con i giorni del grande trionfo di Mancini e della sua brigata, ha passato all’anno che è appena sbocciato l’impegno del passaporto per i mondiali». 

Troppi stranieri

Causio regala una riflessione per il calcio che viviamo, per quello che verrà. «È un calcio con troppi stranieri, diciamo il settanta per cento in campo, contro appena un trenta di giovani italiani, rende più difficile la gestione del dopo Europei per Mancini. Il nostro sta diventando un calcio in mano agli stranieri, anche dal punto di vista societario. Non solo in serie A, ma anche in serie B. Ma se dall’estero arrivano i soldi, e magari anche le competenze, ci può stare bene. Allarma invece lo spazio sempre più ridotto per i nostri giovanissimi. Bisogna lavorare per valorizzare i nostri ragazzi nei settori giovanili. Magari con le etnie miste come fanno già Germania, Inghilterra, Francia. Dall’estero dobbiamo portare giocatori che insegnano ai nostri giovani, che siano dei maestri come accadde nella Juventus a me che avevo a modello Haller, Cinesinho. E bisogna recuperare la funzione dei campionati di B anche di quelli di C come serbatoio di talenti, come accadeva ai miei tempi, come è accaduto a me con la Juve, passando, dopo le tre partite con il Lecce, da Sambenedettese, Reggina, Palermo».

L’Inter, la Juventus, Conte

Un calcio, quello italiano, avvelenato anche da vicende come la Superlega, lo scandalo delle plusvalenze. «Sono discorsi delicati da affidare a professionisti, ad esperti di rango». Il 2021 ed il campionato di serie A? «Lo vincerà l’Inter. La vedo favorita, ha gioco ed ha in panchina i cambi che servono. Il Napoli è forte, ma perderà la sua spina dorsale con i suoi giocatori importanti impegnati nella Coppa d’Africa o comunque indisponibili». Le mille difficoltà della sua Juventus? «È in una fase di ricostruzione dopo un decennio da favola. C’è gente che a Torino ha fatto il suo tempo. Ha bisogno di una prima punta, la Juve. Morata è una “seconda”. Allegri sta facendo di tutto per trovare la quadra. Allegri e la società faranno la loro parte». Da leccese è contento che il leccese Antonio Conte viva un’altra stagione importante nel Tottenham. «È bravo, Antonio. Forse nel Tottenham gli serve ancora qualcosa. Gli auguro ogni bene».

Il Collare d’oro salentino

Confessa che brucia dalla voglia di rivedere in serie A il Lecce, sempre nel cuore. «Lo seguo dagli schermi di Sky da leccese e da tifoso. Aspetto l’invito del presidente Saverio Sticchi Damiani per la grande festa, per venire a Lecce ed abbracciarli tutti». E riscopre una straordinaria emozione in comune con il presidente, il collare d’oro. «Un’emozione? No, molto di più. Io l’ho ricevuto due anni fa, con i compagni dei “mondiali”. È il massimo riconoscimento. È un orgoglio per Lecce e per il Lecce che ha un grandissimo presidente. Tra l’altro, anche il grande Fefè De Giorgi è stato insignito della Palma d’Oro Coni». Nel Lecce in serie A, Brazil ci crede con convinzione. «Brucia ancora la serie A persa quando sembrava già conquistata, per l’incredibile crollo finale e per il rigore sbagliato ai play off. Ma il Lecce, che pure era partito con qualche incertezza, ha ripreso il passo alla grande con la serie positiva di sedici giornate, nel 2021 è la squadra che dopo il Brescia ha conquistato più punti. La serie B di quest’anno è davvero un campionato di prestigio, ancora più diffficile. Ci sono tante squadre ben attrezzate. Il Pisa ha meritato il titolo di campione d’inverno anche se nessuno lo avrebbe pronosticato alla vigilia. Ma i toscani non sono una meteora, contano su giocatori di qualità, con quel Lucca che vogliono tutti, anche in serie A che resta la grande università del calcio e nella quale bisogna essere all’altezza. C’è il Monza di Galliani e Berlusconi, c’è il Benevento, il Brescia, la Cremonese».

Perchè il Lecce

Il Covid ancora una volta sul campionato. E ancora una volta bisognerà fare i conti con una lunga sosta. «Una decisione inevitabile, saggia, per evitare di falsare il campionato. Io spero che si possa tornare presto alla normalità. Le pause costringono peraltro a recuperi ed a gare ravvicinate, a giocare ogni tre-quattro giorni. I giocatori non sono dei robot e gli infortuni diventano inevitabili, soprattutto quando si va sempre in campo senza il necessario recupero. Il Lecce però ha una rosa molto ampia e Baroni ha dato una precisa identità alla squadra, dove anche i ricambi funzionano bene. Corvino saprà operare come sempre nel modo più opportuno, per un Lecce già di grande equilibrio con un Coda che è la solita garanzia, con Strefezza che mi piaceva molto per la sua classe brasiliana già quando era nella Spal, con Di Mariano. Olivieri era uno dei migliori ragazzi nella Primavera della Juventus, Rodriguez ha gioventù e prospettive, il biondo danese Hjulmand a centrocampo sa dirigere l’orchestra. È una squadra sempre in alto da due stagioni, il Lecce, e nel 2022 vendicherà la beffa dell’anno che se n’è andato»


© RIPRODUZIONE RISERVATA