Santi e calcio, tra fede e scaramanzia. Sibilli segna con San Nicola nei parastinchi, Capuano bacia San Cataldo. E anche Sant'Oronzo aiutò il Lecce. La storia

Santi e calcio, tra fede e scaramanzia. Sibilli segna con San Nicola nei parastinchi, Capuano bacia San Cataldo. E anche Sant'Oronzo aiutò il Lecce. La storia
di Giuseppe ANDRIANI
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Sabato 11 Maggio 2024, 15:30 - Ultimo aggiornamento: 18:59

Più fede che scaramanzia? Probabilmente sì. Del resto, si sa, siam popolo di santi, poeti, navigatori e... allenatori. E allenatori che invocano i santi. Bomber che giocano con i santini nei parastinchi. Tifosi che chiedono aiuto. Per non parlare, poi, di quanto possa essere dibattuto il termine "salvezza". «Ci salveremo? Questo è il punto più difficile. Se ci salviamo avremo fatto tutto». Si riferisce all'anima, Fra Nicola da Gesturi, frate cappuccino venerato come Beato dalla Chiesa. Ma immaginate la stessa frase uscire dalla bocca di Giampaolo, adesso costretto ai playout con il Bari, o di Gotti, che quel traguardo, con il Lecce, lo vede a un passo. La salvezza dell'anima, sia chiaro, è una cosa seria, sacra. Il calcio, invece, è la cosa più importante, tra le cose meno importanti (Sacchi dixit). Piani completamente diversi, impossibili da sovrapporre. 

Eppure, sempre più spesso capita che dal campo si guardi verso l'alto.

Per scaramanzia, per avere supporto o per chissà quale altro terreno (anzi, "terrenissimo") motivo. Bari-Brescia, biancorossi costretti a vincere per guadagnare un posto ai playout. In città è festa patronale. Capita che vi sia, dinnanzi a San Nicola, chi indossi la maglia biancorossa. Giuseppe Sibilli, invece, ha nei parastinchi i santini del patrono di Bari. Ne mette tre, che non si sa mai (è molto credente, più che superstizioso). Segna, a fine partita li fa vedere in sala stampa. 

A Taranto, dove invece in questi stessi giorni si festeggia San Cataldo, Eziolino Capuano - sui generis, ma anche di lui si dice che sia molto credente - bacia il santino. "Magari ci aiuterà anche lui". Capuano, più capopopolo che allenatore nel senso classico del termine, sta regalando un sogno a una città che ha un bisogno matto di riscatto. A Taranto il calcio non è mai solo calcio. 

Sant'Oronzo, Sansone e Santiago Perotti

Funzionerà? Chissà. Ha funzionato a Lecce, il 13 aprile scorso. La statua di Sant'Oronzo torna al proprio posto in piazza, ma prima che venga issata, il santo viene bardato di giallorosso, con una sciarpa al collo. Scaramanzia, più che fede. Quel giorno, del resto, si giocava Lecce-Empoli, troppo importante per la salvezza per non provarle tutte. Casualità - e che altro, sennò? - vuole che il Lecce abbia vinto 1-0. Gol di Sansone su assist di Santiago Pierotti. Tra San ci si intende. 
La Puglia del calcio, almeno a Lecce, Bari e Taranto, riscopre i santini, in un periodo nel quale i santini più diffusi sono quelli elettorali. Ma per la salvezza è meglio puntare sui santi veri. Più fede o scaramanzia? In fondo che importa. Conta salvarsi o vincere, ma questo - stavolta è certo - solo quaggiù.

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