La promessa di Valerio Di Cesare (che smette di giocare): «Bari, voglio la A da dirigente»

Foto: Domenico Bari
Foto: Domenico Bari
di Davide ABRESCIA
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Martedì 11 Giugno 2024, 08:56

Valerio Di Cesare appende gli scarpini al chiodo ed è pronto a cominciare una nuova vita. L'ormai ex capitano biancorosso ieri ha salutato tutti e ha dato il via alla sua carriera da dirigente, sempre a Bari: «È la conferenza più difficile da quando ho giocato a calcio. È stato un momento difficile, la gente mi ha messo in difficoltà. La mia carriera da calciatore finisce qui. Se avessi ascoltato il bambino che è in me avrei giocato fino a 50 anni, ma questa è la scelta più giusta. Da bambino il mio sogno era diventare calciatore, il calcio è stata la mia vita e la mia passione, però oggi si conclude una parte della mia vita». Poi ha continuato: «Ringrazio il presidente che mi ha dato la possibilità di continuare in società. Adesso il mio obiettivo è migliorare e imparare. Il mio obiettivo è quello di provare a fare quello che non ci sono riuscito da calciatore. Contribuire al sogno Serie A».

Sul ruolo, però, ha preferito dribblare e lasciare le comunicazioni al presidente: «Non mi sento di dire quello che sarà nello specifico il mio ruolo, lo comunicherà a breve il presidente». È stata l'occasione anche per riavvolgere il nastro: «La scorsa è stata una delle migliori stagioni della carriera. Ho 41 anni, fisicamente sto bene, ma è più giusto cambiare. Arriverà un nuovo dirigente e tecnico, ed è giusto che non ci sia un “problema” Di Cesare, seppur non mi piace chiamarlo così».

Sarà importante anche il tipo di progetto che la società imposterà: «Ho visto tanta rivalsa nel presidente. Non ho paura di essere da garante, l’obiettivo è quello di non perdere. Lo scorso anno non ci siamo riusciti perché abbiamo fatto degli errori. Io ho scelto di smettere, nessuno mi ha imposto. Non sono un garante, sono consapevole di quello che verrà. Abbiamo fatto un’annata tragica, ma ora si deve ripartire.

Bisogna guardare il presente, arriveranno un allenatore e un direttore nuovo e mi piacerebbe lavorassero in maniera serena».

E sul nuovo direttore sportivo, ormai prossimo all’annuncio preferisce non sbilanciarsi. Con Magalini infatti ha condiviso un’esperienza al Mantova tanti anni fa: «Lo ho avuto quando ero giovane, posso solo che parlarne bene. È una persona pulita, seria, competente, che gira per i campi. Un grande lavoratore. Di più non posso dire». Sono state settimane particolari per lui: «Ho avuto tanti messaggi non solo da ex compagni, ma anche da presidente e calciatori che non conoscevo personalmente. La gente mi ha messo in difficoltà, ho cercato di uscire proprio per questo il meno possibile».

«È tutto diverso, ci saranno dei grandi cambiamenti. Dovrò essere bravo a gestirli, mi è stata data una grande opportunità. Ringrazio ancora il presidente, ho tanta voglia di imparare».

Ci ha tenuto a concludere con un messaggio praticamente d'amore verso la piazza: «Ho messo sempre il Bari davanti a me, anche andando contro la stampa. Questo per il bene del Bari, sono stato sempre vero. A me piace il calcio, mi piace parlare di calcio. Devo ancora imparare tante cose, ma ho la voglia giusta».

La chiosa è dedicata al suo rapporto con la maglia biancorossa: «Non avrei mai pensato di fare questo percorso. Sono stato io a voler tornare in Serie D, non so quando è scattata la scintilla. Magari vedendo la stima che la gente aveva in me. Non ho mai mollato, forse perché ho capito l’amore che avevo per questa maglia. L’anno di Mignani in Lega Pro forse scatta. Mi sarebbe piaciuto salutare in un modo diverso, vedremo se si può organizzare qualcosa. Non mi piace mostrarmi fragile».

«Ho vissuto tantissime emozioni, tutte diverse, sia belle che brutte. Ho provato emozioni che non avevo mai provato, sebbene abbia vinto in squadre più blasonate».

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