Caso Liverani, una società più forte: ora il Lecce sa farsi rispettare

Lunedì 2 Marzo 2020 di Giovanni CAMARDA
Meglio così, senza ombra di dubbio. Meglio aver chiarito prima del via un aspetto decisivo per provare a raggiungere qualunque tipo di traguardo: chi sta nel Lecce - chi resta, chi arriva - non può avere alcun tipo di titubanza, altrimenti è il caso di lasciarsi, o di non incontrarsi affatto. L’addio a Liverani lascia dietro di sé anche qualche strascico antipatico, per i tempi e le modalità del divorzio. Che, all’indomani della retrocessione, l’allenatore fosse dubbioso sulla permanenza in giallorosso era in fondo anche ovvio, sia per la sensazione di aver comunque concluso (male) un ciclo, sia per la legittima aspirazione a restare in A, dopo i tanti elogi ricevuti. Ma a quel punto sarebbe stato corretto e coerente far emergere subito uno stato d’animo che probabilmente avrebbe spinto anche la società, Corvino, a optare per una risoluzione consensuale che nulla avrebbe tolto allo splendido cammino fatto da Liverani a Lecce.

Così, invece, è diverso: le parti non si sono lasciate affatto bene, come suggerisce la nota del club, sibillina ma nemmeno poi tanto. Se non scorretto, l’allenatore di sicuro è stato poco elegante, tenendo appeso il Lecce fino a poche ore dal via della stagione - dopo aver raggiunto l’accordo per il prolungamento - e costringendo ora la società che lo ha valorizzato più di ogni altra a rincorrere affannosamente un suo sostituto. Sticchi Damiani e Corvino hanno davvero niente da rimproverarsi dopo aver dimostrato grande disponibilità verso Liverani, riconoscendogli pure uno scatto economico notevolissimo. Per cui tutto si sarebbero aspettato tranne che di dover fare ancora i conti con incertezze anche abbastanza sospette, considerate le voci di possibili spiragli a Parma o a Genova per l’allenatore del doppio salto dalla C alla A. A Parma, con D’Aversa dato in bilico, è approdato il ds Carli da Cagliari, dove sarebbe potuto andare proprio Liverani; e al Genoa la panchina è ancora libera, pur se si fa con insistenza il nome di Italiano. Concrete o meno, sono opzioni che l’ex mancino della Lazio ha eventualmente tutto il diritto di esplorare. Ma non condizionando il futuro della squadra giallorossa.

Né il Lecce avrebbe potuto assumere un atteggiamento diverso e meno netto, a maggior ragione dopo l’arrivo nella stanza dei bottoni di un dirigente con il profilo di Corvino. Un decisionista, uno che non ha paura di esporsi e di fare scelte anche rischiose, specie se spalleggiato dal suo datore di lavoro. Il Lecce, in questo senso, ha compiuto in brevissimo tempo un vistoso salto di qualità, piacciano o meno i modi dell’ex direttore sportivo della Fiorentina. Un imprinting condiviso con la proprietà che forse si scorge anche nella separazione dallo storico medico sociale Palaia, da tempo assurto ad una dimensione superiore rispetto al suo ruolo, in ragione della sua quarantennale militanza nel club e avendo indiscutibilmente dato un contributo preziosissimo, da professionista e da tifoso. Ma l’ultima piazzata pubblica contro Liverani è la fotografia del temperamento, della personalità e dell’esuberanza di un personaggio che si fa fatica a inquadrare come semplice collaboratore del Lecce, quale egli era. Devono essersene resi conto anche in via Costadura se hanno poi deciso di accettare la sua fragorosa uscita di scena nonostante fosse venuto meno il motivo dello scontro, vale a dire la presenza di Liverani, accusato dal medico di averlo fatto fuori.

Situazione inverosimile, a ben guardare: Palaia ha espressamente detto che era stato il tecnico a non volerlo più, nello stesso momento in cui il Lecce stava cacciando lo stesso Liverani. In ogni caso, per quanto traumatici, i due episodi sono fondamentalmente positivi per gli effetti che producono in un ambiente che stava vivendo con apatia da troppi mesi. Persino la retrocessione era stata metabolizzata come un dettaglio quasi insignificante sebbene i giallorossi fossero stati in corsa fino all’ultimo turno. Un epilogo accolto dall’ambiente con un mistobdi rassegnazione e fatalismo. L’esonero di Liverani è invece il segnale di una reattività persino rabbiosa, di una determinazione feroce nel cercare un rilancio, un svolta, un nuovo inizio su presupposti differenti. Il Lecce è vivo ed evidentemente non si accontenta di andare avanti come viene, spesso subendo eventi causati da altri, spettatore passivo del proprio destino. Non una garanzia di successo ma, tanto per cominciare, un motivo di orgoglio. È questo il modo migliore per provare a rialzarsi dopo una caduta. Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 12:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA