Rebus Tachtsidis e un mercato che non decolla

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Giovanni CAMARDA
Ma che mercato sta facendo il Lecce? Sono davvero quelle elencate anche dopo Parma da Liverani le priorità tecniche della squadra? Lunedì sera l’allenatore ha confermato, seguito ieri dal presidente Sticchi Damiani, che l’organico attuale dovrebbe vedere tre altri innesti, dopo quelli di Donati e Deiola, vale a dire un difensore centrale, una mezzala ed un trequartista. Al di là dei nomi circolati in questi giorni (di cui si dirà più avanti), il sospetto - e il timore - è che la società giallorossa stia correndo il rischio di portare a termine operazioni di scarsa efficacia, un po’ come successo l’estate scorsa.
Ciò che è emerso nel girone di andata è una generale debolezza tecnica del gruppo. Un limite in buona parte fisiologico, al quale il Lecce ha contrapposto a lungo i pregi portati in dote da due anni di lavoro con lo stesso tecnico: affidabilità tattica, gioco codificato, entusiasmo. È durata per un po’, un periodo nel quale il Lecce ha ottenuto anche grandi risultati; poi, però, quella brillantezza e quella fiducia sono progressivamente svanite. Di converso sono diventate assai vistose le pecche di giocatori via via meno competitivi. Lacune alle quali si è pensato di porre rimedio con una serie di correttivi. Solo che più passa il tempo e più sfugge la ragione per la quale tra le tante falle da tappare non emerga la più macroscopica. Stupisce che non si parli per nulla - nemmeno Liverani lo ha fatto - dell’esigenza di affidare ad un’altra guida le chiavi del centrocampo, nonostante le difficoltà mostrate da Tachtsidis siano lampanti. Un inciso è d’obbligo: il Lecce ed i suoi tifosi devono moltissimo al greco. Il suo arrivo in corsa un anno fa è stato determinante per la promozione, il suo inserimento ha innalzato il livello tattico e tecnico dell’impianto giallorosso. Lui ha fatto la differenza, più di molti altri. Ancora: i suoi affanni attuali, è bene chiarirlo, non dipendono da un impegno, una dedizione e un’applicazione meno che esemplari. Tachtsidis è un professionista di valore, su questo non ci possono essere dubbi.
Allo stesso modo, però, è sotto gli occhi di tutti che in A il suo rendimento continua ad essere inadeguato, per una serie di cause, su tutte un ga dinamico patito nei confronti di dirimpettai puntualmente più aggressivi, rapidi, agili. Questo lo porta ad essere sempre in sofferenza e in ritardo, condizione che gli toglie lucidità in fase di impostazione, come testimoniano i tanti, troppi errori nei passaggi. Tocchi che ad un altro ritmo lui non sbaglierebbe mai, perché Taxi è un giocatore dotato di grande intelligenza e visione di gioco, qualità che gli consentirebbero anche di circoscrivere gli effetti di una limitazione grave per uno col suo ruolo, vale a dire quella di saper usare davvero un solo piede, il sinistro. Questo accadeva in B; in A, purtroppo, la musica è diversa. È del tutto evidente che avere un problema in quel ruolo, alla luce dell’assetto adottato da Liverani, è assai più penalizzante rispetto ad altri guai, che pure ci sono. Quella del centrale difensivo è un’esigenza concreta; lo è anche la necessità di dare maggiore rotazione nel settore degli interni con rinforzi adeguati; e migliorare il livello sulla trequarti darebbe al Lecce certamente qualche atouts in più. Ma nulla di tutto ciò può essere paragonato alla clamorosa emergenza nel ruolo occupato da Tachtsidis, cruciale sia in fase di impostazione che di copertura: appare veramente improbabile che la società, Meluso e Liverani non se ne siano accorti.
Allora come mai non si parla dell’ingaggio di un play basso (o regista arretrato, o centromediano metodista: le definizioni si sprecano)? Davvero si pensa di andare avanti per un altro girone intero in queste condizioni, cioè con il greco e in alternativa Petriccione? Si sta per caso pensando di portare stabilmente quest’ultimo in mezzo, affiancandolo a due tra Deiola, Majer (quando rientrerà), una nuova mezzala x, eventualmente lo stesso Mancosu? O il tecnico sta lavorando al progetto di un nuovo modulo, con un centrocampo a quattro?
Quella di una variazione nell’assetto, in effetti, potrebbe essere un’ipotesi da valutare, ma con tutte le incognite del caso. Vero è che in rosa ci sono tanti giocatori forse più tagliati per un altro tipo di disposizione: si pensi, ad esempio, ad esterni come Rispoli e Calderoni, più adatti ad una difesa (o un centrocampo) a cinque.
Gli interrogativi, insomma, sono tanti. Anche quelli suggeriti dalle voci di mercato che si inseguono da settimane. Per ora sono arrivati Donati e Deiola: possono dare certamente una mano ma forse non basterà. Si parla con insistenza anche di Saponara: talento cristallino, età giusta, ma un passato recente che lascia perplessi. Ionita è certamente una mezzala che farebbe alzare il livello del centrocampo, ma pare arduo che arrivi; quanto al difensore, si è parlato molto di Djidji del Torino, di Felipe della Spal e di qualche altro, ma ad occhio non sembrano obiettivi determinanti. In ogni caso si arriverebbe a cinque volti nuovi che presumibilmente non darebbero al Lecce il salto di qualità richiesto e nemmeno colmerebbero la principale lacuna registrata finora, a sindacabilissimo giudizio di chi scrive. Però, ci sono due settimane abbondanti di mercato, può darsi ci sia ancora il tempo per rivedere strategie al momento non del tutto convincenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA