Perdiamoci di vista, è meglio per tutti

Domenica 8 Dicembre 2019 di Giovanni CAMARDA
Una soluzione ci sarebbe: perdersi di vista, addio, a mai più. Grazie per quanto (non) avete fatto ma adesso sparpagliatevi, andate a disilludere qualcun altro. Taranto e i tarantini hanno un miliardo di difetti, sono indolenti, fatalisti, quasi del tutto indifferenti a ciò che accade intorno a loro. Hanno in molti casi un rapporto conflittuale con le regole, dal conferimento dei rifiuti ai parcheggi, per esempio. Hanno però una passione, una sola, una fissazione, una specie di malattia: il calcio; meglio, il pallone, ovviamente se calciato o inseguito da un giocatore con la maglia rossoblù. I tarantini amano il Taranto di un amore folle, incomprensibile ai più, un legame che resiste a decenni di mazzate terribili e delusioni in serie, batoste che avrebbero stroncato chiunque, a qualunque latitudine. Per rendere l’idea: sono così pazzi per il calcio, da queste parti, che cascarono mani e piedi - fisicamente, proprio, con tuffo nella fontana di piazza Ebalia - nel ripescaggio-burla dell’estate 2012. Una vicenda chiaramente ispirata da Totò e Peppino, come la vendita della Fontana di Trevi. Anelavano tanto quella promozione a tavolino che non si preoccuparono minimamente di verificare l’attendibilità della notizia, in gergo una “bufala” (le fake news erano ancora di là da venire). Ma, sebbene tanta ingenuità sia inevitabilmente foriera di amarezze, questa città non merita quanto sta accadendo in queste ore, in queste settimane e - allungando lo sguardo all’indietro - in tutti questi lustri (l’ultima presenza in B risale alla stagione 91-92, sono passati 27 anni). Il Taranto alla settima sconfitta in 15 partite, la quarta in casa, è troppo, anche per gente sprovveduta, che si entusiasma per niente e crede a tutto quello che sente dire. In estate ai tarantini avevano detto: questo è l’anno della rinascita, abbiamo costruito un organico da promozione anticipata, guidato da un grande allenatore con alla spalle una società importante, pronta a tutto pur di lasciare la serie D. I fatti hanno raccontato che niente di tutto ciò era vero, ancora “bufale”, come quella del ripescaggio. L’allenatore (Ragno) è stato sostituito anzitempo, il subentrato (Panarelli) ha già dissipato l’effimero credito accumulato inizialmente e sull’organico  grandifirme è il caso di sorvolare per scongiurare il rischio di querele. In ogni caso non sembra plausibile che possano esprimersi come nelle ultime tre partite, tutte perse. Così come pare fuori luogo abbozzare una qualsiasi analisi di carattere tecnico per spiegare certe prestazioni: evidentemente c’è dell’altro. Sarà una coincidenza, ma da quando il presidente-ex presidente Giove è entrato negli spogliatoi a Fasano sullo 0-0 per “scuotere” il gruppo, il rendimento si è inabissato a profondità da fossa delle Marianne. Come se gli avessero voluto mandare un messaggio chiaro e forte. Altro che reazione. Poi, che lui si sia dimesso per prendere le distanze dai giocatori è una barzelletta che non fa nemmeno ridere, visto che cosa la “mossa” ha scatenato. E comunque sono evidenze - i risultati, le prestazioni, il livello di certe scelte - che offendono la storia calcistica di Taranto e la bistrattatissima, genuina e stupida passione dei tarantini per la propria squadra. Tanto che ognuno dovrebbe ormai aver definitivamente realizzato che se un amore è così tossico, bisogna sforzarsi di rinunciarvi, mettendosi tutto alle spalle e indirizzando altrove il proprio cuore. Perché così no, non si può proprio continuare: meglio il cinema, una passeggiata con il cane, il calciobalilla, i gabbiani sulla ringhiera, piuttosto che continuare a dar credito a interpreti improbabili di un sogno che non si realizzerà mai. Meglio perdersi, e perderli, di vista. Tutti, da Giove in giù. © RIPRODUZIONE RISERVATA