La velocità del Taxi e gli affanni del Lecce

Lunedì 9 Dicembre 2019 di Giovanni Camarda
E' arrivato il momento di farsi una domanda. Non si tratta di chiedersi se quelli di ieri siano stati due punti persi o uno guadagnato, interrogativo in fondo stucchevole visto che il Genoa potrebbe avere altrettanta ragione di porselo. No, la questione è un’altra: il Lecce può continuare ad affidare le chiavi del proprio centrocampo a Tachtsidis?
Una premessa, doverosa. Il greco è un giocatore di assoluto valore, vede il gioco come pochi, ha qualità tattiche e temperamentali indiscutibili. È stato determinante nella scorsa stagione, quando il suo inserimento ha elevato il livello del Lecce, portandolo ad assumere un profilo adeguato ad una posizione di classifica all’inizio sorprendente. Con lui in cabina di regìa quella squadra è diventata indubbiamente da promozione diretta.
Adesso, però, la situazione è cambiata. Tachtsidis è sempre lo stesso, ma sembra che non basti più. Le sue caratteristiche dinamiche, di passo, mal si adattano ad un ritmo diverso rispetto alla B, a spazi più ridotti, ad una pressione esasperata, esercitata soprattutto nei confronti di giocatori con il suo ruolo. In mezzo al campo, letteralmente, non si respira, specie nelle fasi iniziali di una partita. E non sembra casuale che proprio nelle prime battute di gara il Lecce vada sistematicamente in sofferenza. Con tutto ciò che ne consegue, vale a dire una caterva di errori tecnici che paiono causati - oltre che da pecche individuali - dalla difficoltà di contare sul miglior apporto possibile del proprio faro. Gli svarioni commessi “gratuitamente” dai giallorossi - problema già evidenziato - sono diventati una specie di segno distintivo, un limite vistoso con il quale il Lecce deve fare puntualmente i conti. E questo dipende anche dagli affanni accusati da Tachtsidis in avvio, quando le sue idee vengono offuscate da avversari più reattivi e rapidi.
Certo, non tutti gli errori si possono addebitare a lui, c’è anche chi sbaglia di suo, a prescindere dalla problematica ricerca di un punto di riferimento schermato tatticamente con una certa facilità. Ma è evidente che se il 77 si facesse trovare più agevolmente, senza finire oscurato dal pressing altrui, il Lecce sprecherebbe molto meno in uscita. Invece, accade sovente che il greco si faccia rimontare e soffiare palla anche quando sembra godere di un vantaggio che poi viene annullato dal trequartista o dal mediano che gli sta di presso.
Per la stessa ragione, verrebbe da pensare che la crescita abitualmente espressa dai giallorossi nella ripresa (testimoniata da moltissimi esempi) vada anche messa in relazione con il maggior respiro di cui proprio Tachtsidis può godere quando il ritmo si abbassa e gli avversari diventano meno asfissianti nell’ingabbiarlo. A quel punto la manovra comincia a diventare più fluida e il “Taxi” può salire in cattedra, diventando illuminante con intuizioni finalmente libere di sgorgare dal suo sinistro. Che, a dirla tutta, è molto più pregiato di quanto verrebbe da pensare a giudicare anche da certe conclusioni in porta o da certi cross clamorosamente fuori centro. Uno con quel piede, per dire, dal limite dell’area dovrebbe essere assai più pericoloso e con maggiore frequenza rispetto a quanto visto finora.
Ora, data la delicatezza del ruolo, è probabile che il tecnico e il diesse stiano facendo una valutazione al riguardo in chiave mercato, con l’obiettivo di dare alla squadra un upgrade in chiave salvezza. Perché la situazione, in fondo, è chiara: non si tratta di una condizione più o meno brillante, Tachtsidis è proprio quello, con pregi e difetti. Nello stesso tempo, ricoprire quel tipo di incarico in un centrocampo collaudato richiede tempo e lavoro, chiarito che nemmeno Imbula pare possedere caratteristiche del tutto confacenti, essendo evidente la sua pericolosa tendenza a portare palla. Più efficace di lui, probabilmente, l’eclettico Petriccione, che ha doti di duttilità tali da poter agire sia da incursore che da play basso.
Ma è plausibile ritenere che attorno a questa situazione - e a come il Lecce deciderà eventualmente di affrontarla - si possano in parte decidere anche le sorti del campionato, specie se si arriverà ad un finale in volata e ad un verdetto stabilito da qualche sfumatura.
Non sembrano minuzie, al contrario, le sistematiche perplessità provocate da interpretazioni arbitrali perlomeno sconcertanti. È come se ci fosse ad ogni partita un regolamento nuovo, indecifrabile, oscuro. Con arbitri che giudicano diversamente episodi identici, Var che interviene o non interviene a seconda dell’oroscopo di giornata, e polemiche destinate a rinfocolarsi ad ogni azione. Il gol di Pandev è l’ultimo di una lunga serie di rebus di cui mai si riuscirà ad avere una soluzione univoca. E meno male che la tecnologia avrebbe dovuto portare maggiore chiarezza nel calcio. © RIPRODUZIONE RISERVATA