I capricci di Babacar e il ruolo di Liverani

Lunedì 11 Novembre 2019
Il dubbio c’è, ma possono essere solo i diretti interessati a scioglierlo. Però il sospetto è che nel contratto di Babacar sia stata inserita anche la clausola-rigori, in nome della quale al senegalese è consentito di strappare di mano, quando lo ritenga, il pallone a Mancosu per presentarsi dal dischetto al suo posto.


Non si spiegherebbe diversamente quanto accaduto ieri all’Olimpico e prima ancora a San Siro con il Milan, anche se con esito diverso, solo per fortuna. Però, anche quello è stato un rigore sbagliato. Spiace che Babacar si comporti come capitava ad ognuno di noi in età scolare. All’epoca valeva, per esempio, una regola non scritta secondo la quale in caso di rigore a favore, il privilegio di calciarlo sarebbe toccato al padrone del pallone. Non ci si poteva opporre, perché altrimenti lui se ne sarebbe andato a casa decretando autonomamente la fine della partita. Altra opzione: lo tirava quello che se l’era procurato, non essendoci un rigorista ufficiale designato dal mister (e nemmeno quello c’era).
Ma ieri all’Olimpico, se qualcuno - per esempio l’allenatore - avesse fatto valere il proprio ruolo, si sarebbe continuato a giocare regolarmente, Mancosu si sarebbe presentato sul dischetto e il Lecce forse avrebbe ottenuto un risultato positivo. Di qui la domanda retorica, dopo il dubbio: ma una squadra di serie A può subordinare il destino di una partita a comportamenti così poco professionali, se non puerili? E, allora, perché questo accade? Possibile che Liverani non sia in grado di spiegare a Babacar che certe scelte non possono essere fatte a capocchia ma sono invece frutto di valutazioni ponderate e motivate?


Anche questo fa parte del ruolo di un allenatore e nemmeno si può immaginare di lavarsene le mani ricorrendo ad una delle più insulse argomentazioni evocate in questi casi quando, a domanda, si risponde: tira chi se la sente. Non è così, nemmeno in terza categoria, a parte il fatto che sentirsela non garantisce alcunché visto che Babacar se l’è sentita contro Milan e Lazio ed ha sbagliato in entrambi i casi.
Tira, deve tirare, il migliore, il più affidabile, freddo, sicuro. Non chi se la sente. Ci sono miliardi di umani che se la sarebbero pure sentita di girare Pretty woman accanto a Julia Roberts, ma per un qualche motivo è stato scelto invece Richard Gere. Ecco, bisognerebbe far capire a Babacar che lui dal dischetto non è Richard Gere, ma nemmeno lontanamente.
Sono banalità, è vero, ma nel caso del Lecce evidentemente nemmeno troppo se gli episodi si ripetono con questa frequenza. Oltre che un peccato, i due errori rappresentano inoltre la narrazione fedele dei limiti mostrati finora dal n.30 del Lecce nella sua carriera. Tecnicamente, nessuno tra gli attaccanti a disposizione di Liverani è alla sua altezza. Eppure questo non basta, non è bastato in passato, a consentirgli di ottenere risultati adeguati al suo talento, circostanza sulla quale El Kouhma dovrebbe lavorare, cercando di cambiare qualcosa in se stesso.


Potrebbe cominciare valutando la possibilità di essere e sentirsi utile a prescindere dal successo personale e da questa spasmodica ricerca del gol considerato appagamento della propria ambizione personale più che premio alla prestazione collettiva. Altrimenti, lui da solo è destinato a restare quello che è stato finora: un grande talento senza una vera prospettiva di successo.
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