Benvenuta qualità, ci sei tanto mancata

Lunedì 3 Febbraio 2020 di Giovanni CAMARDA
Un Torino non basta, ce ne vorrebbero di più. Non solo per i sei punti conquistati dal Lecce nel doppio confronto di questo campionato ma anche per quel lungo filo rosso che parte da Mazzone e arriva fino a Liverani, passando per Cavasin. Successi tanti e spesso cruciali, come potrebbe diventare l’ultimo, un 4-0 che non ammette repliche, tanto netta, vistosa, costante è stata la superiorità dei giallorossi fin dal primo minuto. Un capolavoro, o la partita perfetta come l’ha poi definita lo stesso Liverani, e un disastro, a seconda dei punti di osservazione in quella che potrebbe (dovrebbe, per quello che si è visto) essere stata l’ultima di Mazzarri sulla panchina granata.
Tante cose in una gara sola, forse troppe per considerarle tutte reali, anche perché prendere per buono il 6-1 complessivo tra Lecce e Torino potrebbe essere pericoloso. Reale è comunque la reazione dei giallorossi ad un appannamento che durava da troppo, soprattutto al Via del Mare dove mai la formazione allenata da Liverani aveva vinto in questa stagione. Arriva alla prima occasione utile dopo la chiusura del mercato e questa non sembra una circostanza irrilevante. Il cerchio si è chiuso, le scelte sono state compiute ed è ormai del tutto stucchevole rimuginare sugli obiettivi sfumati. È ancora troppo presto per dare giudizi di una qualche attendibilità, ma un dato è certo: Saponara e Barak hanno tanta qualità nei piedi ed era questo che mancava al Lecce, il limite più penalizzante emerso nella prima parte della stagione. La loro prestazione è andata oltre ogni più ottimistica previsione, non perché fosse in dubbio il loro valore, quanto per il leggerissimo bagaglio di minutaggio portato nel Salento. Schierati per la prima volta e dal fischio d’inizio, pareva invece che avessero giocato molte altre partite in questo gruppo. Può tuttavia accadere che un giocatore appena arrivato in un nuovo ambiente carico di aspettative nei suoi confronti, abbia un debutto in qualche misura magico. Specie se la partita nasce bene e si indirizza subito nel binario giusto. Di colpo ci si sente vivi e forti, dopo aver vissuto per mesi quasi ai margini, poco considerati, dimenticati, o addirittura ignorati, magari a torto. A quel punto scatta dentro qualcosa, subito, ed è possibile che arrivino prestazioni efficaci, come accaduto a entrambi contro il Torino. Altro è, naturalmente, mantenere quel livello anche nei prossimi impegni. Però, indiscutibilmente, se i due riescono a mostrare una condizione psicofisica accettabile, possono veramente fare la differenza in una squadra come il Lecce, con buona pace di chi li ha lasciati andare via. Ha meno qualità ma grandissima determinazione Deiola, meritatamente protagonista ieri dopo le prime apparizioni più o meno impalpabili. Schierato da centrale, è riuscito a far valere le doti che gli sono più congeniali, la spinta, la corsa, il senso per l’inserimento, come plasticamente rappresentato nell’azione del gol, impreziosita da un bel destro.
Convincente, oltre al gioco espresso, anche lo spirito mostrato che probabilmente si può racchiudere proprio nell’esultanza dopo il primo gol, con la corsa di Mancosu dalla panchina verso il compagno di squadra che aveva sbloccato il risultato. Un bel gesto, spontaneo, significativo, a ribadire l’integrità di uno spogliatoio nel quale sembra che vecchi e nuovi si siano già perfettamente integrati e sintonizzati. Non è scontato che accada, anzi l’aspetto più complesso nella costruzione di una squadra e di un progetto tecnico è proprio quello, riuscire cioè a creare la chimica giusta tra chi poi quel progetto deve provare a portarlo avanti, mettendo da parte le aspirazioni personali come ha eloquentemente dimostrato la felicità del capitano in panchina al gol di Deiola.
Nulla cambia, adesso, anche se evidentemente tre punti sul Genoa e quattro su Spal e Brescia qualcosa significano. Ma la svolta deve essere soprattutto nella testa dei giocatori che possono ritrovare ora maggiore serenità, convinzione, fiducia nei propri mezzi. Lo conferma il quarto gol di Falco, meraviglioso e folle, arrivato dal piede che non ti aspetti, il destro, lui che cesella con il sinistro fin da quando era in fasce. Per tentare quel tipo di giocata bisogna attraversare uno stato di grazia dal punto di vista mentale, altrimenti la palla finisce in curva o la giocata diventa un’altra.
Mantenere questa condizione diventa ora la prima esigenza del Lecce per riuscire ad esprimere compiutamente tutta la propria forza, a prescindere dalle opzioni tattiche, anche perché Liverani ha ampiamente dimostrato di essere attrezzato per una responsabilità di questo tipo. Da questo punto di vista, di lui e della sua squadra ci si può fidare. Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 12:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA