Test sierologici, autocertificazioni e privacy: come cambia il protocollo Figc

Test sierologici, autocertificazioni e privacy: come cambia il protocollo Figc
di Emiliano Bernardini
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Domenica 3 Maggio 2020, 07:30

Nessuna comunicazione ufficiale ma oggi potrebbe andare in scena l’incontro decisivo tra la Figc e il Comitato tecnico Scientifico sul protocollo sanitario per la ripresa degli allenamenti. Ma non solo perché in caso di ok definitivo la strada per la ripresa del campionato sarebbe spianata. Era stato lo stesso Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora a porla come condizione: «Se la Figc e la commissione tecnico scientifica del governo troveranno un’intesa sul protocollo di sicurezza, gli allenamenti riprenderanno; viceversa sarà il governo a decretare la chiusura del campionato». Chiaro i i medici delle 20 squadre di serie A si sono dati da far per cercare di snellire più possibile il protocollo. 

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IMMUNOGLOBULINE
La novità più grande riguarda i test sierologici. Saranno  preferite ai tamponi. Sono più economici e si evita così l’impasse con i normali cittadini. Di fatto l’opinione pubblica lamentava una corsia preferenziale per i calciatori. Questione superata perché dall’analisi delle Immunoglobuline G e da quelle M si può avere maggiore chiarezza sullo stato del contagio. Il tampone sarà fatto sono nei casi sospetti. Di fatto ci si sottoporrà al test molecolare solo in presenza di anticorpi (quindi persone che hanno già contratto il virus). E lo si farà per capire se sono ancora positivi perché gli anticorpi che vengono sviluppati sono un sinonimo di guarigione ma non danno una certezza matematica. Quindi si potrebbero avere anticorpi ma essere ancora positivi. In questo modo può essere spiegato il caso Dybala. Inoltre quando i giocatori arriveranno nei vari centri per le visite dovranno essere muniti di una autocertificazione dove specificano se hanno avuto sintomi o se sono stati a contatto con persone che li hanno avuti. 

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POSITIVI E RESPONSABILITÀ
E se un giocatore risultasse positivo? Di fatto sarà trattato come un infortunato e verrà isolato dal gruppo. Il Coni però vorrebbe rispettare le regole del Governo, con 14 giorni di quarantena per tutti compreso chi ha avuto i contatti con l’eventuale positivo. La Lega, invece, ha proposto uno stop di 5-7 giorni e l’isolamento solo per chi coinvolto. Non verrà, per una questione di privacy, rivelato il nome del giocatore risultato positivo. L’altro grande nodo è quello della responsabilità e delle possibili vie legali. Responsabilità ricadrà sui medici sociali ma come per le normali visite di idoneità sportiva. Quindi in caso di cause sarà verificato solo se hanno espletato tutta la solita profilassi. Lo spiraglio per l’intesa sembra sempre più grande. 

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