Dazn o Sky, guerra a colpi di pizzini:
la serie A non sceglie il suo canale

Dazn o Sky, guerra a colpi di pizzini: la serie A non sceglie il suo canale
di Gianfranco Teotino
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Domenica 21 Marzo 2021, 09:00 - Ultimo aggiornamento: 09:10

Nell'era del digitale e dello streaming, i grandi giochi intorno al calcio italiano si svolgono a colpi di pizzini. Lettere, repliche, diffide, controdiffide, comunicati stampa. Così si sta disputando la partita sui diritti tv che, come tutti sanno, sono la maschera a ossigeno per un movimento soffocato dai debiti. Ebbene, a pochi mesi dall'inizio della nuova stagione, ancora non sappiamo chi e come porterà le partite di campionato dei prossimi tre anni nelle nostre case e sui nostri dispositivi mobili.

Pensate che solo dall'inizio dell'anno si sono già tenute sull'argomento 12 (dodici) assemblee della Lega di Serie A. Invano. È stallo totale. Impossibile finora raggiungere i 14 voti su 20 necessari per prendere una decisione. Sky offre 750 milioni per l'esclusiva televisiva di tutte le partite, più la partnership per la creazione di una piattaforma Ott della Lega che le trasmetta in streaming (per legge Sky non può avere un'esclusiva on line). Dazn offre 840 milioni per l'esclusiva di sette partite più la coabitazione per le altre tre. A questa cifra si aggiungerebbero perciò 70 milioni di Sky per le tre gare in comproprietà. Quindi un totale di 910 milioni, una ottantina in più della concorrenza, calcolando un po' ottimisticamente quanto potrebbe ricavare la Lega dalla vendita diretta degli abbonamenti al suo canale e senza tenere conto dell'eventuale inserimento accanto a Sky di Eleven Sports, una multinazionale di canali sportivi televisivi che trasmette anche attraverso una propria piattaforma Ott. Finora le innumerevoli votazioni che si sono svolte nelle assemblee di Lega hanno visto una maggioranza relativa favorevole a Dazn che mercoledì scorso ha ottenuto i voti di Atalanta, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Parma, Udinese e Verona, ma ha per la prima volta perso il sì del Cagliari, scendendo così da 11 a 10 preferenze.

La vicenda non si chiude sostanzialmente per due motivi. Il primo, il principale, è che la questione del calcio in tv nel prossimo triennio è strettamente intrecciata al possibile ingresso dei fondi di investimento in una nuova media company, partecipata al 90% dalla Lega e al 10% da un consorzio di private equity, costituita proprio per commercializzare i diritti televisivi e il brand della Serie A. Un affare che porterebbe subito nelle casse delle società 1,7 miliardi di euro più una linea di credito a tassi agevolati per altri 1,2 miliardi. Una possibilità che inizialmente era stata accolta con favore da tutti e votata all'unanimità, ma che poi ha visto sfilarsi ad uno ad uno quasi tutti i grandi club, sulla scia di Agnelli e De Laurentiis, irritati per le condizioni poste dai fondi (in particolare, una clausola anti Superlega europea e un utilizzo sostanzialmente gratuito dei diritti d'archivio attualmente in capo alle singole società). I sostenitori di Dazn, cioè del gruppo che offre di più, sono oggi gli stessi che vorrebbero evitare di compromettersi con i fondi e per questo badano soprattutto all'aspetto puramente economico delle offerte delle emittenti.

Ma il secondo motivo per cui non si esce dallo stallo è proprio che, a maggior ragione in questo momento di crisi del calcio italiano, qualche decina di milioni in più o in meno non sono poi così importanti se non viene mantenuto un livello di visibilità accettabile al campionato. Dazn è in grado di garantirlo? Questa è materia del contendere e contenuto dello scambio di lettere di ieri. Scrive Sky che se ottenesse l'aggiudicazione «le partite dell'intero campionato sarebbero offerte sia dalla Lega sia da Sky, con evidente beneficio per la Serie A, i club e gli spettatori, tenuto conto che sarebbero visibili su tutte le piattaforme. Tanto più se si considerano anche le difficoltà del 60% delle famiglie italiane ad accedere alla rete con connessioni veloci». Replica Dazn: «Oggi il 99% delle famiglie, grazie alla copertura capillare del territorio, può dotarsi di una connessione a banda larga con diverse tecnologie, ottima per la ricezione di tutti i servizi internet». Visione un tantino ottimistica...

La lotta è senza esclusione di colpi. Sky scrive pure che la sua offerta non è stata più messa ai voti perché giudicata inammissibile in quanto condizionata alla realizzazione del canale della Lega, ma che in realtà era stata invitata ad assumersi questo impegno dalla Lega stessa nel corso delle trattative private. Sky non scrive, ma fa sapere, che il consulente legale della Lega che avrebbe sollevato questa presunta irregolarità in passato ha assistito Telecom. Sarebbe un evidente conflitto d'interesse dal momento che Tim si è dichiarata partner di Dazn «come operatore di telefonia e pay tv di riferimento». Oltre che con l'esborso, non confermato né smentito dalla società, di 340 degli 840 milioni annui messi sul piatto dai competitor di Sky.

Insomma, un bel pasticcio. Lunedì 29 marzo scadono i termini del bando. Se entro quella data non si troverà una quadra, si dovrà cominciare da capo. E forse non sarebbe un male. Quel bando ricalca esattamente le stesse linee guida degli ultimi vent'anni, quando le piattaforme Ott non esistevano, il calcio non arrivava sui nostri tablet e telefonini e lo si poteva vedere soltanto su Sky o Mediaset Premium, duopolio di fatto. Non sarebbe male ripensare del tutto i criteri di vendita ricordandoci che siamo nel 2021 e che ci sono nuovi importanti player, come Amazon o Apple o Disney, che magari sarebbe interessati a trasmettere meno di 114 partite (minimo consentito attualmente) e contribuirebbero ad abbassare i costi per gli appassionati. Ma per arrivare a questo ci vorrebbe una Lega calcio meno litigiosa e più efficiente. Impossibile. 

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