Go West! E' rinato grazie all'amico Cuban

Giovedì 21 Gennaio 2021 di Leone Ferri

Si è tolto tutte le maschere, perché dimostrarsi invincibile non aveva più senso. Ora Delonte West, 37 anni, ex asso Nba a cui è stato diagnosticato un disturbo bipolare e che sta lottando da anni contro la tossicodipendenza, ha scoperto l’importanza di mostrare le proprie fragilità. E da lì ha ricominciato a vivere. L’ha fatto grazie alla mano che gli ha teso Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks, l’ultima franchigia in cui ha giocato. L’ex presidente l’ha letteralmente recuperato dalla strada, gli ha pagato le cure in una clinica in Florida e adesso si gode i suoi primi passi di normalità, condividendo sui social le foto della progressiva guarigione.
LA CADUTA
West, che ha giocato con le maglie dei Boston Celtics e dei Cleveland Cavaliers, ha chiuso col basket “vero” nel 2012, quando aveva solo 29 anni, perché concentrarsi sullo sport era diventato impossibile: gli attacchi di panico e la depressione, con cui conviveva da quando era poco più di un adolescente, si accompagnavano a fasi maniacali e a tentativi di suicidio oltre che ad una rabbia incontrollabile. Come nel 2008, durante un’amichevole in un training camp, quando reagisce a un fischio arbitrale con violenza, tanto da spaventare anche i compagni. La diagnosi è di disturbo bipolare, una sindrome invalidante caratterizzata da un’alternanza imprevedibile di stati emotivi. Nel 2009 viene fermato dalla polizia mentre è alla guida della sua moto imbottito di Seroquel, un farmaco antipsicotico, e con due pistole e un fucile; nel 2010, dopo l’eliminazione ai playoff, impazza il gossip di un presunto flirt con Gloria James, la madre del compagno di squadra e stella dei Cavs (ora ai Lakers) LeBron. Nel 2012 gioca gli ultimi mesi in Nba ma soprattutto stringe con Mark Cuban un rapporto che va ben oltre la pallacanestro. E che gli cambierà la vita. Abbandonato anche dalla famiglia, per qualche anno di lui si perdono le tracce, anche se viene visto vagabondare completamente solo e in pigiama per le vie di Houston.
IL CUORE DI CUBAN
A gennaio scorso sui social diventa virale un video in cui West viene prima picchiato a Washington in mezzo alla strada e poi ripreso in manette e in evidente stato confusionale su un marciapiede. In quel momento tutti negli Stati Uniti – dove il rapporto tra sport e disturbi dell’umore è tanto delicato quanto attuale – si accorgono finalmente di lui. Chi lo aiuta veramente però è proprio Mark Cuban, a cui è bastato un anno per affezionarsi, che a settembre lo riconosce in una stazione di servizio e decide di incidere come nessuno ha mai fatto nella sua vita: lo convince a farsi aiutare – la parte più difficile per chi soffre di disturbi mentali – gli paga le cure nella clinica e va a fargli visita appena può. E West inizia a vedere la luce in fondo al tunnel: negli ultimi quattro mesi ha riallacciato i rapporti con la madre e ha rigenerato la sua anima con lunghe passeggiate a cavallo come testimoniano le foto pubblicate dallo stesso Cuban tra ottobre e novembre: «È una lunghissima salita, ma Delonte ha iniziato a scalarla e ha voluto condividere con noi questi momenti per ringraziarci dell’amore e del sostegno», ha scritto su Twitter. Da qualche giorno West ha addirittura un lavoro a tempo pieno nel centro che l’ha accolto e curato. Ma soprattutto ha ritrovato il sorriso. Che mai come stavolta è ciò che conta di più.

 

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