Irma Testa, un pugno ai pregiudizi: "Non abbiate paura di essere diversi"

Irma Testa, un pugno ai pregiudizi: "Non abbiate paura di essere diversi"
di Luca Uccello
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Giovedì 26 Maggio 2022, 16:07 - Ultimo aggiornamento: 17:15

Una medaglia dietro l’altra, l’ultima l’argento a Istanbul al Mondiale, con il sogno un giorno, dopo Parigi 2024, di diventare professionista, andare a combattere a New York, al Madison Square Garden. Il sogno di tutti. Ma prima di farlo Irma Testa dovrà darne ancora di pugni. Dovrà picchiare ancora forte contro tutti. Anche i pregiudizi. Quelli non mancano mai. «Per molti l’omosessualità è ancora un’imperfezione, per me no». Una verità arrivata dopo aver vinto dopo la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo. Una verità mai nascosta: «Il mio coming-out è stato per voi. Dal mondo della boxe alla mia famiglia tutti sapevano il mio orientamento sessuale e mai nessuno mi ha giudicato per questo…». A Milano, nello show-room di Le Coq Sportif per la presentazione delle nuove scarpe R800 The Islands realizzate in collaborazione con Sneakers76 e ispirate dai colori delle Isole Cheradi, San Pietro e San Paolo, che si trovano di fronte a Taranto, Irma sa benissimo che «nel mondo dello sport l’omosessualità è ancora un argomento tabù…».

«Immagino ci siano anche diversi calciatori omosessuali ma è difficile sentirne uno che dichiara il suo orientamento apertamente perché si tende a sovrapporre le due vite. Faccio un esempio: se Cristiano Ronaldo fosse omesessuale, e non lo è, credo che per molti ragazzi non sarebbe più lo stesso campione. Non lo sarebbe per i loro padri. Se Ronaldo fosse omosessuale non lo direbbe mai, ne sono convinta. E questo sarebbe sbagliatissimo. Bisognerebbe vivere la propria vita senza timore, senza dover intaccare lo status di atleta. Io mi sento diversa non come omosessuale ma come essere umano…».

Che impressione le ha fatto vedere senatori esultare alla bocciatura del DDL Zan? «È stato brutto, quando si infossa una legge sui diritti umani. Una legge pensata per gli adolescenti, per i ragazzi, per le persone deboli. Non si può gioire. Si possono avere idee diverse, contrastanti. Poteva essere rivista, rivisitata, cambiata ma esultare in quel mondo no. È stata l’esultanza contro tante persone fragili…»

Ma non è l’unico pregiudizio che Irma Testa ha deciso di combattere. Perché nella vita di pugni continua a prenderne e alcuni fanno più male di altri:  «Sul ring tanti, ho preso tanti colpi forti ma anche la vita mi ha colpito. Tutte quelle volte che ho dovuto affrontare un pregiudizio perché molti pensavano facessi uno sport solo per maschi e che avrei dovuto smettere, fare altro. Pregiudizi che ci sono ancora nel mio sport e nelle donne che si avvicinano a certe discipline. Oggi però li affronto in maniera diversa, non ci faccio più caso, non mi interessa più quello che mi dicono».

Cosa è oggi la boxe per te oltre che una professione?

«È sempre un passione il pugilato che si è trasformato in lavoro. Ho degli impegni verso questo sport, ho anche una missione, quella di portare il pugilato femminile in alto insieme. È diventato il novanta per cento della mia vita…»

Come si fa a far crescere la boxe femmimile? «Prima di tutto non bisogna lamentarsi. E noi non ci siamo mai lamentate di lavori duri o di passare in secondo piano rispetto agli uomini. E poi dimostrare a tutti che la boxe femminile è bella. Noi italiane cerchiamo di non sporcare mai la boxe. Fare incontri puliti con estrema eleganza e far vedere che possiamo fare un bel pugilato. Molte donne all’inizio sul ring si scannano solamente. Noi invece dobbiamo puntare alla bellezza, dobbiamo far appassionare anche i più scettici…»

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