Il maestro Riccardo Muti al Petruzzelli: «Qui a tre anni, con mia madre, per vedere l'Aida»

Il maestro Riccardo Muti al Petruzzelli: «Qui a tre anni, con mia madre, per vedere l'Aida»
di Eraldo MARTUCCI
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 15 Maggio 2024, 20:44 - Ultimo aggiornamento: 21:31


«Alla fine di questa tournée ci tenevo a portare i Wiener al Petruzzelli, perché molti di loro non conoscevano questo meraviglioso teatro»: sono state le prime parole pronunciate l'altra sera da Riccardo Muti al termine del trionfale concerto che rimarrà per sempre nella memoria degli spettatori che hanno gremito il teatro barese in ogni ordine di posto. D'altronde, cos'è il direttore d'orchestra se non un principe che ha nella bacchetta il suo bianco, sottile, leggerissimo scettro?

Le altre volte al Petruzzelli


E su questo particolare trono siede incontrastato il maestro Muti, che al Petruzzelli in tante altre occasioni era stato acclamato: è stato indiscusso protagonista dirigendo la Filarmonica della Scala (l'ultima volta nel 1989), e dopo la riapertura del teatro, dirigendo la "sua" Orchestra "Cherubini" (con la quale aveva fatto nuovamente il tutto esaurito nel 2021 e nel 2022). È stata invece la prima volta che Muti ha diretto a Bari i mitici Wiener Philarmoniker che, esaltati dalla sua superba concertazione, hanno incantato il pubblico che in assoluto silenzio, e quasi senza respirare, ha seguito le fantastiche interpretazioni della Sinfonia n. 35 "Haffner" di Mozart e della Sinfonia in do maggiore "La Grande" di Schubert. Per esplodere poi alla fine in interminabili ovazioni.


L'appuntamento rientrava nel cartellone 2024 del politeama barese predisposto dal sovrintendente Massimo Biscardi. Con quella che molti considerano, a ben ragione, la più importante orchestra al mondo, il celebre direttore ha da 53 anni un profondo e consolidato rapporto di collaborazione e di amicizia che si è concretizzato in più di 500 incontri tra opere e concerti, fra i quali spiccano i sei Concerti di Capodanno, con il settimo in arrivo il primo gennaio 2025. Lo scorso 7 maggio li ha diretti a Vienna per celebrare il bicentenario della Nona Sinfonia di Beethoven, e subito dopo è partito il minitour in Italia fatto di sole tre tappe: Ravenna, Firenze e appunto Bari.

Lo stesso Muti ha sottolineato che l'unico precedente dei Wiener Philharmoniker al Petruzzelli risaliva all'1 e 2 maggio 1958, quando furono diretti da Herbert von Karajan.


E come sempre gli capita quando ritorna in quella che considera la sua casa, ha poi rivendicato con orgoglio le sue origini molfettesi, concedendosi anche qualche battuta ironica: «Grazie ai tanti molfettesi presenti, perché tra loro e i baresi non è che corra proprio buon sangue!». Ma sono tanti i ricordi che lo legano alla sua terra e allo stesso teatro Petruzzelli: «Sono venuto qui per la prima volta - ha ricordato dal podio, rivolgendosi direttamente agli spettatori - con i miei genitori quando avevo appena tre anni per una recita di "Aida". E mia madre mi teneva in braccio in ultima fila, per poter uscire subito se avessi pianto». Un'opera, l'Aida, che accompagnerà il suo destino: sarà infatti questo capolavoro verdiano a segnare, nel 1974, il suo mirabile esordio in un disco, targato Emi, dove guidò un cast stellare composto da Monserrat Caballé, Placido Domingo, Fiorenza Cossotto e Piero Cappuccilli.

Un tuffo nel passato


E c'è ancora lo spazio per un altro tuffo nel passato, sempre a Bari ma questa volta al teatro Piccinni alla fine degli anni '50, dove Muti andò con il padre a vedere l'"Otello" di Verdi. «Voi sapete perfettamente che i melomani sono un po' "pazzi" e in quest'opera tutti aspettano l'"Esultate" iniziale del tenore - ha detto Muti, sorridendo e chiedendo conferma al pubblico . Io ero nel palco e ricorderò sempre mio padre che mi guardò e disse: "Uagliò, statte attento, che mò vene l'"Esultate"!». Dopo queste parole, seguite in maniera divertita dall'attenta platea in cui spiccava la presenza di Nicola Piovani (domani ci sarà infatti il debutto della sua nuova opera "Il labirinto di Creta"), il tanto atteso bis che inevitabilmente, vista la presenza dei Wiener, non poteva non essere, come ha sottolineato lo stesso Maestro, «una piccola anticipazione del Concerto di Capodanno».


Spazio dunque al "Kaiser-Walzer" di Johann Strauss", tredici minuti di meravigliosa musica gioiosa che ha ulteriormente entusiasmato gli spettatori. Un altro concerto nel concerto. La magica serata si era invece aperta con la scintillante e inappuntabile esecuzione della Sinfonia n. 35 in re maggiore "Haffner" K. 385 di Mozart, nata come Serenata da una commissione di una famiglia salisburghese gli Haffner, appunto e trasformata in Sinfonia nel marzo 1783. Il suono della mitica orchestra viennese - sempre compatto, splendido e lucente in tutte le sue sezioni (magnifici i corni) ha poi avuto modo di brillare nella solennità della Sinfonia n. 9 in do maggiore "La Grande" di Schubert, composta fra il 1825 e il 1828, anno della sua morte, ed eseguita postuma con la direzione di Felix Mendelssohn alla Gewandhaus di Lipsia nel 1839.

Il carisma di Muti


Ancora una volta è stato possibile ammirare il carisma di Muti, direttore "nato" con un gesto naturalissimo, autorevole e incisivo, che negli ultimi anni è diventato però sempre più elegante e leggero, in totale simbiosi con quelli che sono ormai i "suoi strumentisti d'elezione". E alla fine non si sapeva più cosa ammirare fra l'ineccepibile senso della linea, l'incredibile articolazione delle frasi, la purezza dei pianissimi e la compattezza sbalorditiva dei fortissimi.


Il sodalizio tra Riccardo Muti e il complesso è sottolineato dal presidente dell'Orchestra Daniel Froschauer, che non esita a riconoscere a Muti «un ruolo eccezionale nella storia dei Wiener», e come egli «con il suo lavoro ne abbia plasmato in modo unico il repertorio e il suono». Dall'altra, Riccardo Muti (che ne è anche Membro onorario) ha ribadito in più occasioni «di aver imparato molto dai Wiener: il senso del fraseggio, il timbro, il colore, la cultura mitteleuropea, un tipo di suono che unito alla mia cultura italiana costituisce quella combinazione che ho sempre cercato di trasmettere a tutte le orchestre che ho diretto». Cultura italiana consacrata dal prestigioso riconoscimento dell'Accademia della Crusca, che pochi giorni fa ha assegnato a Riccardo Muti il premio "Benemerito della Lingua italiana 2024". Il premio è infatti un riconoscimento che l'Accademia conferisce a chi ha dato un contributo alla diffusione e alla conoscenza dell'italiano pur non essendo un linguista.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA