In 220mila al concerto leggenda, Vasco: «Non abbiate paura»

Sabato 1 Luglio 2017 di Marco Molendini

«Stasera ho perso un'altra buona occasione». Ha esordito, così, come annunciato, la notte di Vasco a Modena, il più gran concerto della sua vita e quella del suo popolo: 220 mila legionari ai suoi piedi, più tutto il resto del suo mondo disperso davanti a Rai 1 (che più che riprendere il concerto farà una sorta di Rossi show con Bonolis a presentare) e raccolto nei cinema che diffonderanno il suo verbo e la sua festa.
Una festa dei 40 anni che comincia da una canzone antica, la malinconica ballata rock Colpa d'Alfredo e la storia di quella «troia» (dice proprio così) «andata a casa col negro...che non parla neanche bene l'italiano», prima di dare spazio alle chitarre che si infuocano.
Colpo di Vasco più che Colpa di Alfredo, perché la canzone così politically uncorrect è in grado di rimandare la memoria indietro, quando non era ancora il re del rock all'italiana.
 

 

 


Oggi invece festeggia, più che i quarant'anni dal suo primo disco Jenny è pazza, la sua storia, la sua incoronazione a guru, eroe condiviso e assoluto dei nostri tempi. E lo fa con le dimensioni smisurate del parco di Modena (ecco perché partire con Colpa d'Alfredo con quel verso che dice «abito fuori Modena, Modena park») su un palco anch'esso smisurato come la serata: 150 metri di larghezza, dominato da tre schermi giganti e dalla sua immagine che si vede anche la in fondo, dove ci saranno gli ultimi spettatori, a circa mezzo chilometro di distanza.

IL RADUNO
Ma l'importante è esserci, è la legge dei raduni: uno vede una sagoma, anzi la intuisce da lontano, ma c'è. Poi gli schermi, come fossero la televisione, ti fanno da lente d'ingrandimento. L'assicurazione, però, è che la musica si sentirà perfettamente, senza perdita di potenza, in ogni angolo del parco: 750 mila watt la potenza che verrà diffusa dall'impianto e 29 le torri che ripeteranno il segnale. Nessuno deve rimanere deluso e Vasco a questo ha pensato quando ha deciso come montare la scaletta: tre ore e mezzo, tanto durerà la serata, è una bella maratona. Ma come farne a meno.
La lista delle canzoni è abbondante, corre su e giù per la sua storia, una sorta di civetteria che deve servire a dimostrare che non ci sono salti, che la fedeltà a se stesso è stata completa: da scavezzacollo reietto a eroe senza avversari. Trentaquattro i titoli scelti, ma l'aggiunta di un paio di medley permette di allargare il menù fino alle quaranta canzoni che erano state promesse (quaranta quanti gli anni da festeggiare). Un viaggio antologico colorato non solo dalle invenzioni scenografiche, che sono state firmate dai creativi di Giò Forma, ma anche da alcuni colpi di scena come il flash mob organizzato durante l'esecuzione di Rewind, con il lancio di diecimila reggiseni bianchi che sulle due coppe hanno stampata la frase tormentone della canzone: «fammi godere».

IL PIANO
E, se in mezzo alla scaletta, figurano i capisaldi del vascorossismo, da Bollicine, a Ogni volta, a Anima fragile con Gaetano Curreri al piano, a Il tempo crea eroi, a Va bene va bene, a Stupendo, a C'è chi dice no, il superfinale dei bis mette una dietro l'altra dei veri e propri colpi al cuore con Sally, Un senso, Siamo solo noi, Vita spericolata e la classica, inevitabile conclusione con Albachiara.
Non sarà l'alba, a quel punto, perché la festa finirà attorno a mezzanotte e mezza, ma chi dovrà tornare a casa rischia di fare davvero l'alba. E oltre.
 

 

Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 12:40