Chi era Renata Fonte, la politica coraggiosa uccisa dalle ecomafie e interpretata da Cristiana Capotondi

Lunedì 5 Febbraio 2018
Chi era Renata Fonte, la politica coraggiosa uccisa dalle ecomafie e interpretata da Cristiana Capotondi

Il cinema sul piccolo schermo che aiuta a non dimenticare i veri eroi della storia dell'Italia repubblicana, quelli che hanno pagato con la propria vita l'impegno nella lotta alle mafie. Si è concluso ieri sera il ciclo 'Liberi sognatori', in onda su Canale 5, con l'ultimo dei quattro film, dedicato a Renata Fonte: ecco chi era l'eroica assessora salentina, interpretata da Cristiana Capotondi, che fu uccisa dalle ecomafie a 33 anni, nel 1984.

Nata nel 1951 a Nardò (Lecce), Renata Fonte decise di entrare in politica, nelle fila del Partito Repubblicano Italiano, per difendere il territorio del Salento. Divenne la prima donna, nella storia del suo comune, a presiedere l'Assessorato all'Ambiente e si batté per difendere l'area di Porto Selvaggio da una speculazione edilizia indiscriminata, promuovendo una modifica del piano regolatore. A pochi giorni dalla seduta decisiva per l'approvazione della sua mozione, Renata fu uccisa a colpi di pistola da due sicari che l'avevano intercettata mentre rincasava: era il 31 marzo 1984.
 

 

Le indagini sull'omicidio di Renata Fonte non hanno mai permesso di ricostruire il vero movente dell'omicidio. In un primo momento si era indagato sul marito, che si era separato da lei per andare a lavorare in Belgio ed era il principale sospettato secondo un movente sentimentale. Quell'ipotesi, però, non resse a lungo. Grazie anche alla testimonianza di due donne, nei tre livelli di giudizio vennero individuati e condannati gli esecutori materiali dell'omicidio: Giuseppe Durante (interpretato da Giulio Beranek) e Marcello My (Michele Morrone), gli intermediari Mario Cesari e Pantaleo Sequestro, e il mandante di primo livello, Antonio Spagnolo (Marco Leonardi). Quest'ultimo, in particolare, era collega di partito di Renata ma alle amministrative era risultato il primo dei non eletti. Inoltre, la donna non solo doveva combattere la corruzione dilagante, ma anche scontrarsi con gli stessi vertici del Pri e con il marito che le rimproverava la dedizione totale alla politica a discapito della famiglia.

Sguardo dolce e ferrea incorruttibilità, Renata fu uccisa per un semplice motivo: aveva già intaccato troppi interessi in un'area in cui si potevano fare affari d'oro e non doveva far approvare quel nuovo piano regolatore. Amava portare all'orecchio un'orchidea ed è per questo che le è stata dedicata una particolare specie del fiore, la Ophrys x sivana nothosubsp. renatafontae, che ora è diffusa in tutto il Salento. Non è però l'unico omaggio ad una donna coraggiosa e intransigente: a lei sono dedicate diverse associazioni di difesa dei diritti delle donne e, in particolare, nel parco di Porto Selvaggio, l'area che Renata difese a costo della propria vita, c'è una stele lignea che la ricorda dal 2009, in occasione del venticinquesimo anniversario della sua morte.

Ultimo aggiornamento: 15:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA