Leopoldo Mastelloni: «Pago ancora la bestemmia di 40 anni fa, e ora è tempo di Ricominciare»

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Totò Rizzo
Mastelloni: «Ricomincio da me, porto in scena i miei 50 anni di arte. Dopo ogni successo, ho voglia di cambiare»

«Ancora oggi, quando c’è qualche diretta, i dirigenti della tv mettono il veto oppure fanno mille raccomandazioni ai conduttori». A 36 anni dal fattaccio e a 75 anagrafici, Leopoldo Mastelloni si porta ancora appresso quell’episodio della bestemmia a «Blitz» di Gianni Minà. Ma fa spallucce: «Se ho continuato a lavorare e siamo ancora qui a parlare di me, qualcosa vorrà dire». Il suo nuovo spettacolo si intitolerà «Ricominciare», sarà di nuovo da solo in scena, lui con tutto il suo universo di cinquant’anni e passa d’arte.

 

Del «ricominciare» si può dire sia un esperto.
«Perché non mi sono mai lasciato cullare dal successo. Scrivevano grandi lodi su di me per un Pirandello o un Viviani? Bene, mi veniva subito voglia di passare ad altro, di accettare nuove sfide».

Sempre fatto di testa sua o ha chiesto consigli?
«Marcello Mastroianni, che ho avuto il privilegio di considerare un fratello maggiore, tanto che mi faceva leggere i copioni che gli proponevano, mi ha insegnato che gli attori devono pensare con la loro testa e non assecondare il pubblico».

Avrà detto dei «no» che avrà pagato.
«Molti se la sono legata al dito. Ma alla mia indipendenza non ho mai rinunciato. Per dire: sono stato tra i pochissimi a non essere mai stato invitato da Pippo Baudo. E nemmeno Carlo Conti mi ha mai chiamato. Vado ogni tanto da Massimo Giletti o da Eleonora Daniele che mi cercano per ascoltare il mio parere su certi argomenti».

Questa voglia di indipendenza le sarà costata già da ragazzo, figlio di buona famiglia a Napoli e già scavezzacollo sui palcoscenici.
«Nel privato ho sempre fatto quello che ho voluto, non ho mai dovuto spiegare niente ai miei. Anche in arte: è stato tutto ben chiaro sotto i riflettori, mi sono mostrato così come sono, poi il pubblico ha preso di me ciò che ha voluto».

La bestemmia in diretta nel 1984 pesò come un macigno. Oggi in tv si sente dire di tutto da tutti.
«Come sono cambiati i tempi, vero? Allora stato escluso, ma non abbandonato. Mi sono stati vicini gli amici, alcuni colleghi, i giornalisti. Certo, l’ostracismo è stato pesante. Devo ringraziare Maurizio Costanzo che mi ha rimesso in pista subito dopo la bufera invitandomi al suo talk show. E devo riconoscenza anche a Silvio Berlusconi».

Berlusconi?
«Sì. Mentre preparavo uno spettacolo con Peppino Patroni Griffi, a fine estate del 1986, mi telefonò: “Senta Mastelloni, io la voglio assolutamente in un nuovo show di Rete4”. Era “Un fantastico tragico venerdì” con Paolo Villaggio. Gli risposi: “La ringrazio ma sono in prova in teatro, debuttiamo fra un mese”. “Ci penso io, le faccio mettere tutto a disposizione perché lei possa registrare i suoi sketch”. E così fu: si scapicollarono autori, costumisti, scenografi, truccatori, orchestra, regista. Insomma, in una settimana erano pronte le mie apparizioni per 15 puntate».

E in Rai, invece?
«C’è un episodio legato a Raffaella Carrà che mi aveva invitato nella sua trasmissione del mezzogiorno, “Pronto Raffaella?”. Prima della diretta, arrivò la telefonata di un dirigente che ordinò che io non entrassi in studio. La Carrà gli rispose secca: “No, mi dispiace, Mastelloni è mio ospite e fa la puntata, garantisco io per lui”. Io ascoltai tutto perché ero poco distante ma Raffaella a tutt’oggi non sa che io so. A farmi riaprire le porte nel 1986 furono poi Loretta Goggi e Gianni Brezza che mi vollero per una stagione intera ogni giorno a “Via Teulada 66”».

Le piacerebbe oggi tornare in tv?
«E per far che? Credo di essere l’unico attore italiano che non abbia mai recitato in una fiction. E dire che in Rai ho anche fatto la prosa con i grandi. Una volta fu ideato un ciclo sugli attori che cantano. Sono andato da un dirigente chiedendo se ci fosse uno spazio anche per me. “E che c’entra lei, Mastelloni, con gli attori che cantano?”. Ero allibito. Ho replicato: “Scusi, dottore, ma lei arriva per caso qui a viale Mazzini direttamente dalla Findus?”».

E il cinema?
«Tra Argento, Squitieri, Festa Campanile, sono passato dal thriller al dramma, alla comicità. Quando “Culo e camicia” con Pozzetto fu campione d’incassi proprio mentre usciva “Il malato immaginario”, incontrai per strada Sordi che mi disse: “’A Mastello’, nun famo scherzi, eh?”».

Qualcuno oggi la ringrazia per essere stato tra i primi a sdoganare il transgender.
«Me lo prendo tutto, questo merito, perché mi ci sono spaccato più volte la testa, in tempi non sospetti. L’ho fatto solo con la mia arte ma qualche traccia l’ho lasciata».

Purtroppo ancora oggi pregiudizi e violenza…
«La cronaca è piena di fatti che mettono grande tristezza, tra omofobia e razzismo stiamo messi male. Provo anche rabbia perché vorrei pene certe per i colpevoli, senza cavilli o scorciatoie. Che Paese siamo?».

Giro la domanda: che Paese siamo?
«Un Paese governato da gente che non abbiamo eletto, messa lì da partiti e movimenti. Una democrazia calpestata».

Ultimo aggiornamento: 10:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA