Elena Sofia Ricci da Nobel: «Interpretare Rita Levi Montalcini? L'ho fatto per le nuove generazioni». Su Rai 1 il 26 novembre

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Giancarlo Leone
Elena Sofia Ricci da Nobel: «Interpretare Rita Levi Montalcini? L'ho fatto per le nuove generazioni». Su Rai 1 il 26 novembre

La faccia invecchiata, i capelli grigi, lo sguardo profondo proiettato verso l’infinito. Elena Sofia Ricci vestirà i panni di Rita Levi Montalcini, scienziata, neurologa, Premio Nobel per la medicina, scomparsa nel 2012 a 103 anni, nel tv movie biografico che ne porta il nome, in onda su Raiuno, il 26 novembre 2020 alle 21,25, diretto da Alberto Negrin.

 


Elena, cosa ha provato nell’interpretare questo personaggio?
«Un’emozione grandissima, un vero senso di responsabilità. Ho voluto moltissimo questo progetto. La Montalcini ha una storia molto complessa ed io l’avevo amata e conosciuta attraverso i suoi libri. Interpretare questa scienziata è stato un po’ come dar voce alla sua volontà di dedicare la vita agli altri attraverso la ricerca scientifica. Questo film è un omaggio a lei e all’amore che nutriva per le giovani generazioni che sono la nostra speranza».

 


Il film può interessare i giovani?
«Soprattutto loro. La sua intera esistenza è da esempio, perché questa grande donna ha rappresentato l’importanza di nutrire un’immensa passione facendola coincidere con il proprio lavoro. Ha compiuto passi importantissimi per l’emancipazione femminile».


 

Cosa l’ha colpita maggiormente della figura?
«L’austerità di vita. Grazie alla nipote Piera, abbiamo avuto la fortuna di girare alcune scene nella sua abitazione. Aveva una stanza piccola, modesta, dove dormiva e lavorava, un letto singolo senza spalliera, il microscopio per gli esperimenti, cd di musica classica e tanti foglietti sulla libreria attaccati con lo scotch. Su uno, in particolare, c’era scritto ‘Sape aude’, un motto latino che usava anche Kant e che significa ‘abbi il coraggio di conoscere, di osare’, di fare una certa cosa perché ognuno è responsabile di se stesso».

 


È stata dura la trasformazione?
«È stata impegnativa, il trucco durava due ore e mezzo, ma ho cercato di somigliarle, non di farne un’imitazione. Per l’impostazione della voce e lo studio della persona mi sono affidata alla mia amica e coach Emanuela Aureli».

 


C’è qualcosa che l’accomuna al Premio Nobel?
«No, ma nell’interpretarla mi sono sentita molto vicina alla mia mamma; anche lei è stata una donna che si è fatta rispettare, tosta veramente».

 


A quale personaggio della sua carriera è rimasta legata maggiormente?
«Ho avuto la fortuna di interpretare la moglie del giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e Veronica Lario ex moglie di Silvio Berlusconi. Posso dire che anche il personaggio della Montalcini l’ho lasciato un po’ a malincuore». 

 


Che futuro per il teatro?
«Mi sento come se avessi subito un lutto personale. Il teatro già stava morendo, la pandemia gli ha dato il colpo di grazia. Il teatro, la cultura sono il nostro petrolio, la ricchezza di un Paese, non si può investire così poco in un settore così importante. Teatro e cultura devono essere nutrimento delle nostre anime e dei nostri cervelli. In questi mesi ho avuto la fortuna di lavorare, ma conosco amici, colleghi che stanno alla canna del gas». 

 


Ai nostri politici cosa direbbe?
«Dovrebbero essere più lungimiranti ed investire di più e non mettere al bando tutto ciò che è cultura, destinata all’ultimo posto».

 


La rivedremo ancora nel ruolo di Suor Angela in Che Dio ci aiuti. Vero?
«Sì, proprio adesso stiamo girando la nuova sesta serie. Stiamo lavorando sodo per finire il più presto possibile, perché non sappiamo quale sarà il nostro destino».

Ultimo aggiornamento: 08:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA