Casa di carta 3, tra i Robin Hood di Netflix anche Palermo: omaggio all'Italia

Giovedì 18 Luglio 2019 di Alessandra De Tommasi
Casa di carta 3, tra  Robin Hood di Netflix anche Palermo, omaggio all'Italia
MILANO - Una brunetta esce dalle acque del mar dei Caraibi con un coltello allacciato al fianco in un bikini che lascia ben poco all’immaginazione. Un ritorno al grande stile, insomma, per La casa di carta 3, da oggi su Netflix. Il titolo – il più visto della piattaforma in lingua non inglese - debutta nei nuovi episodi con un omaggio a Ursula Andress- Bond Girl: in questa versione moderna è Tokyo (al secolo Ursula Corberò) ad essere baciata dal sole tropicale. Si gode, con il fidanzato e complice Rio (Miguel Herràn) una parte del miliardo di euro rubato alla Zecca di Stato spagnola ormai da un paio d’anni, tra pennichelle sull’amaca e danze a due sull’isola quasi deserta. 

I due ieri a Milano, senza le tute rosse e le maschere di Dalì del colpo del secolo, sono già icone di stile: lei si è presentata in un total look Versace e lui testimonial della capsule collection di Diesel ispirata al cult spagnolo. Con loro altri tre attori/ladri, novelli Robin Hood e idoli delle folle: la new entry Marsiglia (Luka Peros) e un’altra coppia amatissima formata da Denver e Stoccolma, interpretati da Jaime Lorente, in Italia anche per presentare la raccolta di poesie A proposito della tua bocca (De Agostini), e da Esther Acebo (Stoccolma). Manca invece all’appello di questa tappa italiana il Professore (Alvaro Morte), che nel frattempo vive in Thailandia con Lisbona (l’ex ispettore Raquel Murillo), a cui presta il volto Itziar Ituno, ospite a fine mese del festival campano Social World Film Festival. 

Cosa rimette insieme questi eccentrici rapinatori? La cattura di uno di loro e, ovviamente, un colpo ancora più spettacolare per liberarlo, con la complicità di un altro maestro del crimine, ribattezzato Palermo (Rodrigo de la Serna). «La serie – spiega la Corberò – mi ha cambiato la vita. Ora ho una casa più grande e più bella, ma soprattutto mi ha reso più coraggiosa, pur essendo piena di testosterone e per niente femminista. La mia Tokyo insegna che il fascino sta nel sentirsi bene con se stesse e io l’ho capito solo ora, dopo mille insicurezze sul fisico, minuto e quasi fragile. Non è buffo che invece ora mi considerino un sex symbol?». «Scardiniamo alcuni pregiudizi verso l’universo femminile – le fa eco la Acebo – Il mio personaggio ha un bimbo piccolo, ma vuole comunque partecipare alla missione e non ci sta più a fare da accessorio alle esigenze maschili». 

«Arriviamo al momento giusto – dice Herràn – la gente è stufa delle ingiustizie economiche e dei soprusi politici e vede i nostri personaggi come simboli di resistenza». Non a caso, l’inno del gruppo è Bella ciao: «La canzone – aggiunge Peros – nata come antifascista è stata davvero usata nella realtà come emblema di ribellione. E la gente la usa perché ci vede come eroi e fa il tifo per i cattivi che però alla fine sono buoni, cioè noi». 
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