Achille Lauro furioso dopo l'ospitata da Pio e Amedeo: «Mi hanno umiliato». Ecco cos'è accaduto

Venerdì 7 Maggio 2021
Achille Lauro furioso dopo l'ospitata da Pio e Amedeo: «Mi hanno umiliato». Ecco cos'è accaduto

Duro sfogo di Achille Lauro dopo l'ospitata in tv da Pio e Amedeo, a Felicissima sera. Il cantante ha scritto un lungo post su Instagram in cui ha espresso la sua rabbia dopo gli attacchi ricevuti per il suo intervento nello show Mediaset: «Non parlo tanto, non metto la mia vita privata in piazza sui social. Non mi interessa e quando è successo non mi è piaciuto farlo, tuttavia in questi giorni di forte polemica ho capito che in alcuni momenti, invece, dovrei farlo», scrive Achille. «L'ho capito quando mi hanno detto che il trucco è solamente appropriarsi di qualcosa che non mi appartiene. Ma il trucco non è solo trucco, è il mondo dove voglio portare le persone, è la mia volontà espressiva, è il colore e il vestito delle parole».

 

La foto postata su Instagram lo ritrae seduto, braccia intorno alle ginocchia, all'interno di una gabbia. «L'ho capito -dice il cantante- quando mi hanno umiliato pensando che io sia un pagliaccio che si mette in mostra. Ma nella mia interpretazione artistica la musica non è solo musica. È spettacolo, è uno stato d'animo, é un ideale, è libertà estrema, è il rifiuto nei confronti di coloro che credevano che io non fossi libero, o non fossi all'altezza, è conseguenza di anni di umiliazioni e vergogna. L'ho capito quando per un commento riferito alla solidarietà su lavoratori dello spettacolo mi hanno dato dell'omofobo, dopo anni che mi danno del 'frocio' pensando di offendermi!».

 

 

«Da anni investo denaro, tempo e impegno per la tutela dei diritti umani -prosegue Lauro su Instagram- per i diritti delle persone abbandonate nelle carceri, per aiutare i bambini negli ospedali, per i ragazzi nelle comunità, per chi non ha una casa, per coloro che sono rimasti senza lavoro, per chiunque abbia bisogno di aiuto e per essere artefice e partecipe, nel mio piccolo, di una rivoluzione per cui la condizione sociale, culturale e umana delle classi deboli e discriminate possa cambiare definitivamente». «Per chi non mi conosce ci tengo a ricordare che lo faccio da quando non avevo una lira, perché sono cresciuto tra gli emarginati e i reietti, perché so che vuol dire sentirsi diverso, mai compreso, solo -conclude- Quando per il mondo non sei nessuno. Mia madre mi ha educato insegnandomi che aiutare gli altri è una priorità e per chi ne ha la possibilità è un dovere. Attenzione perché la realtà non è solo quella che vedete su giornali e tv, e dietro quelle storie, molto spesso, ci sono vite vere fatte di sofferenza, valori e battaglie».

© RIPRODUZIONE RISERVATA