La melodia de “Lu rusciu de lu mare” per inneggiare ai latitanti di mafia, la cantante si difende: «Non sono la cantante della mala»

Martedì 26 Gennaio 2021 di Ilaria MARINACI

«Non accetto assolutamente di essere etichettata come la cantante della malavita in Calabria». Risponde con un video sul suo profilo Facebook la cantante folk calabrese Teresa Merante, al centro di diverse polemiche, negli ultimi giorni, a causa dei temi controversi di alcune canzoni del suo repertorio, che da più parti sono stati accusati di celebrare la criminalità organizzata. Fra queste c'è anche U latitanti, oggetto della denuncia partita dai Sud Sound System che hanno evidenziato come per inneggiare ai latitanti venga usata la melodia di Lu Rusciu de lu mare, brano simbolo della tradizione popolare salentina, al quale gli stessi Sud hanno reso omaggio riprendendone la base per la loro canzone più conosciuta e amata, Radici ca tieni. Una denuncia che ha fatto scalpore tanto da indurre la Fondazione La Notte della Taranta a preannunciare un esposto alla magistratura.


«Canto in dialetto calabrese fin da piccola - spiega nel video la Merante - canzoni d'amore, d'allegria, di aggregazione, delle bellezze della Calabria e anche canti di malavita, che fanno parte della tradizione musicale calabrese fin dagli anni Settanta. Per questa tematica in particolare, esistono in rete centinaia di brani interpretati da numerosi artisti che li incidevano su musicassette».


La Merante, quindi, passa in rassegna le accuse che le sono state rivolte, a partire dal suo ultimo brano Bon Capudannu, in cui molti hanno visto soprattutto un augurio ai carcerati, mentre nel videoclip ha fatto scalpore la presenza del sindaco di un comune calabrese, più volte sciolto per infiltrazioni mafiose. Poi, la cantante folk ha affrontato, solo per pochi secondi e in maniera superficiale, la questione del brano oggetto della denuncia dei Sud, da lei pubblicato su Youtube nel 2017, dove ha ottenuto oltre 3,5 milioni di view, ma chiarendo di non esserne l'autrice.


«Altre critiche si sono concentrate su un altro brano da me interpretato, U latitanti, che rientra prosegue nel genere di canto di malavita tratto dalla storia di un latitante e dalle fasi del suo arresto. Quindi, non è stata scritta da me questa canzone, è datata, l'hanno interpretata altri cantanti folk e non è assolutamente una sorta di incitamento al crimine».


Su Youtube, il pezzo si trova anche in altre versioni, fra le quali ce n'è una accompagnata dalla dicitura originale, il cui autore è Raffaele Castiglione, fratello di Rocco, ucciso in un agguato di stampo mafioso in Calabria nel 2014. Anche in questa versione, come nelle altre, la base musicale è sempre quella di Lu Rusciu de lu mare, mentre la Merante avrebbe aggiunto, nel suo pezzo, una strofa iniziale proprio in ricordo di Rocco Castiglione. La cantante, infine, spiega anche la genesi di un suo inedito intitolato Il capo dei capi, che sostiene esserle stato ispirato dall'omonima fiction televisiva.


«Spero di aver fatto capire - conclude, terminando il video - la mia posizione di interprete, anche per l'ambiente in cui sono cresciuta e la mia famiglia, sana, umile e onesta che nulla ha avuto mai a che fare con la criminalità».

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