Sanremo parla ancora pugliese
a 60 anni dal successo di “Volare”

Sanremo parla ancora pugliese
a 60 anni dal successo di “Volare”
Claudio Baglioni, nella veste di direttore artistico e di presentatore atipico, ha già detto che salirà sul palco il meno possibile, “come un buon sacrestano”. Ma nessuno riuscirà davvero a sottrarsi all’irrinunciabile liturgia – o sarebbe più appropriato parlare di messa cantata, appunto – del Festival di Sanremo, giunto alla 68esima edizione, in programma da martedì 6 a sabato 10 febbraio.
Nell’anno del conduttore che non presenta, dell’attore che debutta conducendo con la show-girl che a sua volta fa nuovamente capolino nella città dei fiori (da questo punto di vista il trio Baglioni-Michelle Hunziker-Pierfrancesco Favino rappresenta un mix originale), mai come stavolta la kermesse tradisce un accento pugliese che nel tempo ha fatto la fortuna non solo di Al Bano o di Nicola Di Bari, ma soprattutto di quel Domenico Modugno che, esattamente 60 anni fa allargava le braccia mimando di voler “Volare” con “Nel blu dipinto di blu” assieme a Johnny Dorelli (proprio stasera ospite in tv da Fabio Fazio), stravolgendo ritmi e presenza scenica della canzone italiana.
Innanzitutto i superospiti, visto che i Negramaro torneranno sul luogo del delitto, dopo la bruciante eliminazione nel 2005 di “Mentre tutto scorre”, il brano che poi spalancò le porte del successo a Giuliano Sangiorgi e ai suoi. Un rapporto, quello con il Festival, che Sangiorgi ha comunque mantenuto nel tempo con la scrittura, tra gli altri, di brani per Malika o per la coppia Giovanni Caccamo-Debora Iurato (terzi due anni fa). Ma venerdì 9 febbraio saranno proprio i Negramaro a esibirsi: scaletta top secret, ma c’è chi sussurra la possibilità di un duetto Sangiorgi-Baglioni.
La gara, che quest’anno non prevede eliminazioni fino alla serata finale, vedrà la partecipazione di un duo tutto pugliese, formato dal tarantino Diodato (secondo tra i Giovani nel 2014 con “Babilonia”) e Roy Paci, siciliano ma da 13 anni trasferitosi nel Salento, al suo debutto al Festival e chiamato ad apportare un contributo di fiati per il brano “Adesso”, scritta dallo stesso Diodato.
Un altro tarantino, Renzo Rubino, premio della Critica tra i Giovani nel 2013 con “Il postino-Amami uomo”, torna a Sanremo con il brano “Custodire”, e la frase “Puoi custodire l’affetto nell’insolenza” che sta già facendo ammattire i maniaci dei testi festivalieri.
Qualità indiscussa per il brindisino Bungaro, che dopo la poesia di “Guardastelle” (2004) si ripresenta all’Ariston all’interno di un formidabile trio, assieme a Pacifico e alla cantante in gara più attesa, Ornella Vanoni. “Imparare ad amarsi” è una ballata scritta dai due cantautori, impreziosita dalla voce di un’intramontabile interprete, sulla breccia da tanti anni, a dispetto di quel “La musica è finita” cantata proprio a Sanremo un’era fa, nel 1967.
 
La lista dei pugliesi è completata da Ermal Meta, nato in Albania ma trasferitosi a 13 anni a Bari. Dopo il successo di “Vietato morire” dello scorso anno, eccolo in coppia con Fabrizio Moro e il pezzo “Non mi avete fatto niente”, ovvero la risposta di due artisti alla paura legata al terrorismo.
Gli spunti sono tanti, anche quest’anno: c’è Ron che canta una canzone lasciata nel cassetto da Lucio Dalla, ci sono “Elio e le storie tese” che cantano l’ultimo pezzo prima dello scioglimento del gruppo (ma sul loro futuro resta comunque il mistero), ci sono i Pooh che prima lasciano e poi raddoppiano (in gara sia il duo Roby Facchinetti-Riccardo Fogli, sia Red Canzian), ci sono Enzo Avitabile e Peppe Servillo insieme per un inno agli umili e ai precari, c’è l’inconfondibile voce di Mario Biondi, c’è Luca Barbarossa (al nono Festival), c’è Enrico Ruggeri tornato con i Decibel con un brano dedicato a David Bowie.
Sarà il Festival con le inevitabili polemiche legate al clima di campagna elettorale, e la corsa ai posti per le prime file così da conquistare una serata di visibilità in più, di fronte a una platea di diversi milioni di spettatori incollati alla tv. Sarà il Festival dei superospiti: da Fiorello a Gianna Nannini, da Giorgia a Laura Pausini, da Gino Paoli con Danilo Rea a Biagio Antonacci, da Gianni Morandi (capitano coraggioso assieme allo stesso Baglioni in un recente e fortunato tour) al trio Nek-Max Pezzali-Francesco Renga. Per quanto riguarda la musica internazionale, confermati per il momento James Taylor e Sting in coppia con Shaggy ma non si escludono ulteriori annunci nei prossimi giorni. Baglioni comunque ha già fatto sapere di voler fare a meno degli attori hollywoodiani che non avrebbero nulla da aggiungere allo show della città dei fiori. No, insomma, al divo da strapagare e che poi, citando il Claudio dei bei tempi andati, magari se ne sta “seduto con le mani in mano”. Sarà, come sempre, il Festival che dovrà lanciare i Giovani: in gara in 8, e vincitore proclamato secondo tradizione nella serata di venerdì. Sarà il Festival ma sarà anche il Dopofestival, quest’anno condotto da Edoardo Leo, un altro attore nell’edizione orfana dei conduttori di professione.
Per ultime, ma non ultime, le canzoni, quelle che sono state scelte proprio da Baglioni, il direttore artistico che per questo motivo ha chiesto di essere ribattezzato “dittatore artistico”, anche in riferimento agli strali lanciati a dicembre da qualche escluso illustre. La gara dei Big partirà subito, già dalla prima serata, venerdì l’appuntamento con i duetti, sabato la finalissima con le immancabili proteste legate ai voti delle giurie.
Oltre ai già citati artisti, si respira Puglia anche negli altri brani: i critici che hanno ascoltato in anteprima i brani hanno già prodotto recensioni entusiastiche per il pezzo di Max Gazzè, “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, ispirato al folklore pugliese. Un marinaio innamorato della sua bella fino a resistere al canto delle sirene, che però si vendicano trascinando Cristalda in fondo al mare con le catene. Nemmeno lui riesce a salvarla, fino a diventare un monolite, il monolite di Pizzomunno appunto, realmente esistente sulla spiaggia di Vieste. Sintetizzatori e orchestra sinfonica per un brano che, qualora risultasse anche orecchiabile, potrebbe trasformarsi da outsider a probabile vincitore. Vedere alla voce Gabbani l’anno scorso. Perché poi si cerca un brano da fischiettare. “Una musica dolce suonava soltanto per me”, come cantava 60 anni fa l’uomo che allargava le braccia, colui che poi divenne l’uomo in frack, l’uomo “Meraviglioso” (ripreso poi da Sangiorgi, visto la Puglia che domina?), l’uomo che da un semplice palco insegnò a Volare.
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Domenica 4 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 13:52