Sanremo 2020, Rita Pavone al Festival dopo 48 anni: «A 74 anni sono ancora qui, il palco è la mia adrenalina»

Mercoledì 22 Gennaio 2020 di Totò Rizzo

Nel brano in gara al Festival di Sanremo, "Niente (Resilienza 74)", Rita Pavone rivendica la sua identità, è stato scritto. Praticamente una non-notizia perché lo fa da sempre. Da "Pel di carota" (1963): «Che mi importa se sono pelo di carota, meglio aver la testa rossa che la testa tutta vuota…».

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 Sanremo 2020, Rita Pavone e il racconto segreto: «Ho rischiato di morire, mi hanno salvato in extremis. Ora voglio solo cantare». E ringrazia Renato Zero

Rita annuisce e sorride. «Sempre stata ribelle, nella vita e artisticamente». "Niente", composta da suo figlio, Giorgio Merk, dice: «Meglio niente che essere catapultati su un’isola e sbattuti fuori da un televoto». «Vedo in tv scene inimmaginabili. Possibile, per certi attori, cantanti, ballerini, pagare il prezzo di un reality per recuperare un po’ di visibilità?». 

Torna a Sanremo dopo 48 anni. Non è mai stata in verità una cantante “da Sanremo” nonostante tre festival. 
«Nel ’69 ci andai su pressioni della Ricordi dove ero appena arrivata dalla Rca. C’era dietro Mogol ma "Zucchero" – che pure vendette un sacco – non era canzone per me: io, musicalmente, o trovo una ballad dove tiro fuori quello che ho da dire, o mi scateno con roba energica, tipo rock. Niente vie di mezzo. L’anno dopo fu anche peggio: capii già alle prove che con "Ahi ahi ragazzo" non sarei entrata nemmeno in finale. L’unica canzone bella nel ‘72, "Amici mai": ma al festival spesso il primo ascolto crea un pregiudizio». 
Aveva deciso: basta, smetto. Poi, invece…
«C’era stata una grande paura. Non avevo dato retta a certi doloretti al petto. Lavoravo girando come una trottola fino a che son crollata a terra. Salvata per un pelo, l’aorta era già quasi occlusa. Anno 2003. Poi nel 2010 il mio amico Renato Zero mi invita a cantare con lui per uno dei concerti romani per i suoi 60 anni. Entro in scena a sorpresa: il finimondo! Mi son detta: perché starsene a casa?». 
Come ricorda il frullatore del successo internazionale da ragazzina?
«Con occhi divertiti. Non sei ancora maggiorenne e hai lavorato con premi Oscar, fatto tournée in mezzo mondo, scalato le classifiche in America. E lì, all’Ed Sullivan Show, un signore di nome Elvis Presley, uno dei tuoi miti, ti dice: “Hai stoffa, ragazza, avrai una lunga carriera”».
Ebbe anche un prezzo nel suo privato, quel successo.
«Immagini una tranquilla famiglia operaia di Torino sulla quale si abbatte quel tornado di euforia: qualcosa destabilizza. E poi la storia d’amore con Ferruccio (Teddy Reno, ndr), un uomo più grande di 20 anni, già sposato». 
Più bilanci o più progetti?
«Dopo Sanremo, un disco di inediti e poi… che posso farci se l’unica botta di adrenalina me la dà ancora il palcoscenico?».
“Pel di carota” si guarda allo specchio, oggi...
«Vede una signora di 74 anni che porta le rughe senza ritocchi, non ha rimpianti, ha ancora voglia di cantare. Per fortuna, la voce è in controtendenza col fisico ma guardi che tra i 28 e i 40 sono stata bellina anch’io…».

Ultimo aggiornamento: 10:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA