Il sax di Roberto Ottaviano mattatore al Ravenna jazz 2020

Mercoledì 26 Agosto 2020 di Giordano Bozzano

Questa edizione speciale di uno dei più prestigiosi e antichi festival italiano – Ravenna Jazz 2020 - inserito quest’anno, per le note vicende pandemiche che hanno rovinosamente contribuito ad azzoppare il già claudicante mondo del jazz italiano,  inserito dalla organizzazione nel longevo “Cross Road” creatura itinerante progettata e ideata da Sandra Costantini, anima del jazz emiliano-romagnolo, erede di nomi storici che hanno fatto la storia italiana di questa  kermesse, un tempo di nicchia, ora destinata al grande pubblico anche giovanile. Sandra ha –quindi- raccolto il testimone di personaggi storici come Alberto Alberti che, in tempi assai remoti, il redattore ebbe il privilegio di conoscere ed introdurre a Carlo Bubani, per anni anima e mente delle leggendarie session alla Rocca Brancaleone dove si alternarono miti e leggende del jazz internazionale come l’iracondo Charles Mingus, con il sassofonista cantante George Adams, l’iconoclastico imperatore del jazz celestiale Sun Ra, il grandissimo quanto umile Sonny Stitt, solo per citare i più celebrati. Quest’anno a segnare la differenza è stato certamente il gruppo guidato dal famoso sassofonista barese Ottaviano, alla guida di una band formata di cinque elementi per un progetto “Eternal Love”, che ha visto trionfare il maestro Roberto Ottaviano, in questa session, al sax soprano coadiuvato da Marco Colonna ai clarinetti, Giovanni Maier al contrabbasso, Zeno de Rossi alla batteria e il grande pianista Alexander Hawkins. Roberto è un maestro incontrastato che il redattore riascolta, dopo molti anni, dal vivo. Roberto è maestro sapiente nel progressivo coinvolgimento, inevitabile, del parterre. 
D’altra parte egli è anima amata e incontrastata del jazz in tutta la Puglia e l’intera Area Meridionale e la sua notoria bravura lo spinge spesso a varcare i confini nazionali per cimentarsi con i mostri sacri del jazz internazionale.
 Il critico musicale Ugo Sbisà (autore di uno dei più completi manuali per appassionati, “Puglia, le età del jazz”) che lo conosce bene, concede al maestro Roberto Ottaviano, titolare di cattedra di jazz al celebre Conservatorio “Piccinni” della città capoluogo pugliese, più volte direttore artistico dell’importantissimo festival BARI JAZZ, un intero capitoletto titolato “Il jazz a Bari, mio malgrado, una difficile equazione”.
Ci viene facile farla noi ora un equazione, tracciando un parallelismo con il più grande sassofonista vivente che abbiamo avuto il privilegio di conoscere e apprezzare anche per i suoi percorsi filosofici: mister Wayne Shorter. Roberto è uomo molto colto, dal pensiero raffinato, lindo, trasparente che trasforma in musica ogni suo orgoglioso appartenere al Mezzogiorno d’Italia. La sua apparizione a Ravenna ha significato l’innesco di una vera e propria miccia a lenta combustione:  tenendo per mano il nutrito pubblico presente nella suggestiva cornice della Rocca Brancaleone di Ravenna, sino a condurlo ad una vera esplosione emotiva che, sul finale dell’oltre ora e mezza del set, ha fatto sapientemente deflagrare il colto popolo del jazz proveniente un po’ da tutto il mondo per  visitare la perla di Bisanzio, nota nel mondo per i suoi incantevoli mosaici, ma anche per la Musica di alta qualità, il Festival del Jazz e il “Ravenna Festival” diretto dal Maestro Riccardo Muti. Il Maestro Ottaviano ha così tante collaborazioni al suo attivo che qui conviene citarne solo le più significative. Dopo una ricca serie di collaborazioni con il gotha del Jazz italiano, Tiziana Ghiglioni, vocalist di eccezionale talento, tutt’ora assai prolifica (anche la figlia Camilla Pace è apprezzata giovane cantante), Paolo Fresu e Carlo Actis Dato, Gianluigi Trovesi, Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini, registra  al suo attivo oltre venti album tra vinili e cd, registrati per l’etichetta “Splas” (h).  All’estero ha suonato con Dizzy Gillespie, Art Farmer, Steve Swallow, Paul Blay, Chetr Backer, Aldo Romano, Enrico Rava e Mario Schiano.
L’importante Kermesse ravennate, che vede impegnati e partecipi gli Assessorati alla Cultura del Comune e della Regione Emilia Romagna, Ministero per lo Spettacolo ed il Turismo, con il Patrocinio della S.I.A.E., ha registrato anche la partecipazione del talentuoso sassofonista locale Alessandro Scala, presente anche nella precedente edizione del Ravenna Jazz 2019, che cresce sempre più imprimendo allo strumento note spesso tracciate con l’umiltà di cui è capace, in un susseguirsi di tonalità tra il rosa e l’azzurro celestiale, quello dove vivono i cherubini, per intenderci.
Ora il prossimo appuntamento di rilievo si terrà all’ Arena di Rimini il 25 agosto con l’inedito trio di Enrico Rava, Stefano Bollani e Gianluca Petrella.
Sia Bollani che il barese Petrella sono creature di Enrico che ci donerà senza dubbio due set da non perdere (il primo alle 20,30, il secondo alle 22,30)
Vi è poi da evidenziare il passaggio collaterale del Roger Beaujaulais italian Trio. Il virtuoso ed instancabile vibrafonista è accompagnato per la tournee  italiana  dal Maestro Alessandro Pivi alla batteria, da Giacomo Dominici al contrabasso  Maestro del Conservatorio di Pesaro. Il Trio toccherà diverse città italiane spingendosi anche a Bari, Brindisi e Lecce per la presentazione dell’ultimo lavoro su cd “Barbalunga”.p

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