Offf 2019: cinema, diversità e contaminazioni

Domenica 8 Settembre 2019 di Francesco DI BELLA
«Un festival di contaminazioni. La musica, il teatro, la danza, la scrittura e gli approfondimenti con gli autori saranno un'appendice alla programmazione filmica e come un corrimano guideranno il pubblico sul tema della diversità andando così a completare la visione dei film. Sarà un festival aperto in molte direzioni, un dispositivo esplorativo».

Lo sintetizza così, Stefania Rocca, lo spirito dell'Offf 2019, l'Otranto Film Fund Festival ormai pronto a partire, domani sera, per una settimana scandita da un programma di eventi talmente ricco che - quello sì - è difficile da sintetizzare.

Per questo ieri pomeriggio, nel Castello Aragonese di Otranto, la conferenza di presentazione del festival è stata più che altro l'occasione per illustrare per grandi linee la manifestazione, per citare gli ospiti che saranno a Otranto. E se Luca Bandirali, consigliere di Apulia Film Commission, si è soffermato sulla «storia dell'Otranto Film Fund Festival che rappresenta al massimo grado l'identità stessa di Apulia Film Commission e dell'attività di supporto alle produzioni, in quanto nasce per selezionare film realizzati grazie ai Film Fund regionali, con l'idea di potenziare e ampliare le relazioni tra artisti e operatori di tanti paesi differenti», il sindaco della città Pierpaolo Cariddi ha sottolineato «il legame tra il festival e la città»: «Otranto - ha detto - rappresenta storicamente uno scenario evocativo per eccellenza: crocevia di culture mediterranee ed orientali, centro di sinergie e contaminazioni. Offf diventa, così, per analogia, luogo d'incontro delle produzioni cinematografiche europee che promuovono le specificità storiche e culturali dei territori attraverso la settima arte». Mentre Loredana Capone, assessore regionale all'Industria Turistica e Culturale, si è soffermata su come «una città accogliente, ricca di storia, attraverso il cinema si fa eco in tutto il mondo e con le iniziative culturali vede allungarsi la stagione e riempirsi di turisti. Il cinema, attraverso Offf, riempie gli spazi con la letteratura, la musica, gli schermi animando i luoghi sospesi tra il mare e i monumenti, rendendo accogliente fino a notte fonda una città ricca di suggestioni».
E quindi il festival, nel quale si è addentrata Stefania Rocca, per il secondo anno alla direzione artistica. Un filo di continuità lo lega al tema del precedente che era la Community, ha detto, ma tante sono le novità di questa edizione che parla invece di Diversity, diversità.

Prendiamone una: la giuria. Anzi, le giurie: tutte donne in quella ufficiale, solo scrittori in quella dei critici. Una scelta particolare, diversa, nell'uno e nell'altro caso.

«Una scelta fuori dagli schemi, ma necessaria. Spesso il mondo del cinema lamenta una omologazione dei ruoli, di codici prestabiliti soprattutto nell'ambito della rappresentazione del femminile. Lo trovo inquietante, mentre quanto può essere più interessante raccontare la diversità attraverso quello che noi definiamo un unico genere e uguale? Per questo come direttore artistico di Offf ho coinvolto cinque attrici molto diverse tra loro: Iaia Forte, con il suo spirito partenopeo; Astrid Meloni, sarda con origini africane; Greta Scacchi, italiana e grande interprete del cinema statunitense; Ira Fronten, venezuelana, molto attiva nel campo dell'integrazione e dell'intercultura e Alessandra Acciai, attrice ma anche produttrice, in grado di valutare secondo altri parametri e prospettive i film in concorso. E poi la giuria degli scrittori, con nomi importanti come Giancarlo De Cataldo, Sandrone Dazieri, Luca Bianchini, Stefano Sardo, Diego De Silva, per ridare centralità alla scrittura e alla narrazione nel cinema. La scrittura è alla base del processo creativo del cinema e le attrici, elemento portante delle emozioni. Mi piacerebbe che interagissero e che ognuno fosse fonte di ispirazione».

A presiedere le giurie sarà il regista Ferzan Ozpetek e la sua presenza è anche legata alla proiezione del suo film Mine vaganti, girato peraltro a Lecce, come omaggio, tra l'altro, alla memoria dell'attore Ennio Fantastichini, che ne fu uno dei protagonisti.

«Ferzan è un regista che ha saputo affrontare come pochi, con grande intelligenza, bellezza e tatto, questo tema. Ennio era un caro amico e un grande artista, che da sempre ha dimostrato tra cinema, televisione e teatro la sua creatività e la sua capacità di trasformazione, di raccontare diversi personaggi. Un tema che mi sta molto a cuore. Lo scorso anno, ha fatto parte della giuria e abbiamo passato insieme una meravigliosa settimana di cinema, musica. Era sempre presente e sempre coinvolto, ha dato un enorme contributo mettendoci come sempre, tanta passione ed energia. È stato un grande attore. Così ho deciso di dedicargli il festival e intitolargli un premio. Un premio diverso. Una pinna di squalo a simboleggiare la forza della sua creatività e libertà, disegnato da Gianni De Benedettis. Mine vaganti perché proprio in quel film Ferzan ha creato dei personaggi che sono delle vere mine vaganti, intente a spostare i pigri equilibri del pensiero comune. Racconta le dinamiche che seguono quando si alza il sipario sull'omosessualità con i suoi personaggi. Il ruolo del capofamiglia è interpretato da Ennio Fantastichini in modo magistrale. Da non escludere il fatto che il film è stato interamente girato a Lecce tra barocco urbano e la semplicità complessa delle masserie del Salento. Un sud tra antico e moderno dalle mille sfaccettature sociali».

Nel nome della diversità, ovviamente, anche la scelta dei film in rassegna, opere particolari e nella maggior parte dei casi al femminile...

«I film in concorso spalancano una finestra ampissima su questo tema, non solo da un punto di vista femminile. Ho cercato opere e autori che fossero in grado di controbilanciare le prospettive senza un punto di vista univoco. Penso a Be Kind, di Sabrina Paravicini che è un diario gentile sui temi dell'autismo; Girl che affronta il tema del genere ma in un nucleo familiare padre-figli, in un contesto nordeuropeo; Il Flauto Magico di Piazza Vittorio, con le diverse culture che popolano Piazza Vittorio a Roma che reinterpretano il capolavoro mozartiano in modo assolutamente diverso, originale saltando di genere in genere. E ancora The Bra, commedia brillante senza dialoghi in cui l'indumento simbolo della femminilità diventa anche il pretesto di esilaranti espedienti narrativi, e Normal, un documentario di Adele Tulli che percorre cosa è normale e cosa è diverso nelle nostre mappe mentali. Les invisibles poi racconta la chiusura di un centro di accoglienza femminile, e come queste donne cercano in ogni modo di inserirsi nel mondo del lavoro. E per concludere, The Golden Glove, il mostro di St.Pauli che racconta la vera storia di un serial killer negli anni 70 ad Amburgo».

Altro aspetto di diversità è l'unione di teatro e arte in un'unica rappresentazione che vuole essere al tempo stesso momento di denuncia dei nostri comportamenti sbagliati e invito ad essere diversi, quanto meno nei confronti del pianeta che abitiamo.

«È un messaggio che mi sta particolarmente a cuore. Oggi come oggi essere diversi può voler dire non omologarsi ai comportamenti sbagliati, ma prendersi la responsabilità del nostro pianeta. Sostenibilità: mantenere, difendere anche con piccole azioni ma che fanno la differenza. Per questo abbiamo lanciato un'open call per la street performance di Cavalieri Erranti di Koreja che venerdì partirà dall'atrio del castello, attraversando il bosco rovesciato, opera di Alice Mocellin, Natura morta e si conclude con l'arrivo della parata alla spiaggetta della Madonna dell'Altomare per liberare dalla plastica il litorale. Nel corso dello spettacolo performer e pubblico avranno la possibilità di interagire e giocare con un'altra opera d'arte di Alice Mocellin, Il mondo è appeso a un filo, un titolo evocativo a simboleggiare che é nelle nostre mani». Ultimo aggiornamento: 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA