L'intervista/Nino D'Angelo: «Così arrivo al cuore della mia gente»

Lunedì 14 Marzo 2022 di Vincenzo MAGGIORE

Il tour “Il poeta che non sa parlare” di Nino D’Angelo farà tappa questa sera al teatro Orfeo di Taranto e domani sera a Brindisi presso il Cinema Teatro Impero. Tra la pubblicazione di un libro (edito da Baldini + Castoldi), un album e numerosi concerti che toccheranno in pratica tutta l’Italia, l’artista napoletano si prepara a ricevere il plauso del pubblico brindisino. 
Cantautore, compositore, attore, regista, sceneggiatore, D’Angelo è senza dubbio uno dei volti più conosciuti ed apprezzati della “napoletanità”, tra i più ascoltati all’estero al giorno d’oggi.
Nel 1976, grazie all’aiuto della famiglia, Nino riesce ad incidere il suo primo 45 giri dal titolo “’A storia mia (’O scippo)”. Il clamore è tale che la canzone diventa una sceneggiata a cui ne seguiranno altre di successo. Il primo approccio col Cinema avviene agli inizi degli anni ’80: il debutto è con la pellicola “Celebrità”; il grande successo arriva con i film “Lo studente”, “L’Ave Maria” e “Tradimento e Giuramento”. Nel 1981, Nino D’Angelo scrive uno dei suoi più grandi successi, “Nu Jeans e ‘na Maglietta”, “madre di tutte le canzoni neomelodiche” che lo consolida come uno degli artisti più rivoluzionari della nuova Canzone Napoletana. La scaletta del live verterà sul repertorio composto nel recente passato con canzoni come “O pate”, “Senza giacca e cravatta”, “Si turnasse a nascere” senza tralasciare alcuni tra i più vecchi successi. Lo show è prodotto dalla Di.elle.o e distribuito dalla Stefano Francioni Produzioni. La data brindisina è organizzata da Aurora Eventi.
Nino D’Angelo, negli ultimi due anni il mondo dello spettacolo è stato letteralmente messo alle corde. Lei come ha vissuto questo periodo?
«La prima fase è stata traumatica, poi ci siamo un po’ abituati, però a livello lavorativo è stato un disastro soprattutto per i musicisti che mi accompagnano. Stiamo cercando di andare avanti, abbiamo pensato di non rimandare più niente. È come se fosse un nuovo inizio».
In generale, qual è il suo rapporto col pubblico? In Puglia la attendono con trepidazione.
«Ho un rapporto speciale con i miei sostenitori perché hanno sempre visto in me il ragazzo della porta accanto, una persona del popolo, uno di loro che ce l’ha fatta». 
“Un poeta che non sa parlare”. Così è stato “dipinto” da una sua insegnante quando era bambino.
«Questa definizione della mia professoressa mi è sempre piaciuta, è bellissima. L’importante è arrivare al cuore delle persone anche se la forma può non essere perfetta».
Tra lei e la sua città natale è come se ci fosse una sorta di continuità. Conferma?
«La Napoli popolare mi adora così come io adoro Napoli. Sono fiero dell’amore che la mia città dimostra nei miei confronti, sono fiero di essere napoletano».
Quanto ha inciso “la strada” nella sua formazione di artista?
«La strada è stata determinante per chi, come me, non ha potuto godere del “diritto” allo studio per mancanza di possibilità. Oggi, lotto affinché non ci siano ragazzi che debbano rinunciare all’istruzione. La cultura è importante. Chi non ha cultura rafforza il potere di tutti quelli che dispongono di determinati strumenti».
Ha fatto un percorso, non sempre considerato dalla critica, che l’ha portata a raggiungere traguardi prestigiosi.
«Ho vinto i premi “Supergenio”, “David di Donatello”, “Globo d’oro” e tanti altri, ma hanno sempre avuto un’importanza relativa. Ciò di cui sono davvero fiero è il riconoscimento del pubblico in quasi 50 anni di carriera. Il popolo è sovrano anche con gli artisti ed è giusto che sia così. Negli anni ottanta c’è stata una punta di razzismo nei miei confronti, sono stato ghettizzato per le mie origini. La rivoluzione che ho proposto nella canzone napoletana non è stata capita da tutti. All’estero, invece, ero molto apprezzato».
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