Zampaglione: «Il mio film "Morrison"? L'esperienza più rock 'n roll della mia vita. Lo anticipa il singolo "Cerotti"»

Giovedì 7 Gennaio 2021 di Rita Vecchio
Zampaglione: «Il mio film "Morrison"? L'esperienza più rock 'n roll della mia vita. Lo anticipa il singolo "Cerotti"».

«Di ferite e di brutti colpi ne abbiamo ricevuti tanti. Cerotti è un titolo che appare premonitore, ma è una canzone scritta prima di tutto questo». Il nuovo brano di Federico Zampaglione dei Tiromancino, autore, polistrumentista e regista, esce domani anche con il videoclip sempre a sua firma. La scrittura è a quattro mani con Gazzelle - artista della nuova scena cantautorale romana - e sarà una delle musiche di “Morrison”, il quarto film di Zampaglione tratto dal suo romanzo “Dove tutto è a metà”: girato a Roma, uscirà in primavera. A Morrison sarà dedicata la puntata di stasera alle 21 di Sky 100x100 Cinema. 

Di Cerotti ne servono tanti di questi tempi. 

«É vero. Abbiamo bisogno di curare ferite. Il titolo, per una serie di movimenti del destino, è profetico. E la canzone sembra scritta sull’onda Covid. Se vuole sapere la verità, in questi mesi non ho voluto scrivere niente. A parte i corto horror (Bianca e Bianca Fase 2), è una situazione che mi angoscia, e metterla nella musica mi sembra follia».  

La canzone come è nata?

«In un pomeriggio di jam session con Flavio (Pardini, in arte Gazzelle). Ha preso forma spontaneamente, come tutti i miei brani. E sempre naturalmente, farà parte della colonna sonora di Morrison. Il videoclip di Cerotti sarà proprio con personaggi e scene del film». 

Dove è girato?

«A Roma. Leitmotiv sono i sentimenti, l’amicizia, l’amore intessuti nell’ambiente che, nel bene e nel male, conosco: quello della musica. Un film di cui vado fiero, con interpretazioni belle e una storia credibile. È l’esperienza più rock ’n roll della mia vita. Tra i personaggi qualche sorpresa che per ora non svelo».   

E allora ci sveli una location. 

«Il Lian, il club-barcone sul Tevere dove si è sempre suonato. Un locale fascinoso, soprattutto di notte. Dove si andava spesso e spero di tornare presto». 

Pensa sia stato fatto abbastanza per la cultura? 

«L’arte ha sofferto perché va a braccetto con il concetto di aggregazione. Non è nel mio stile fare polemiche: comunque fuori dall’Italia non mi pare abbiano brillato particolarmente». 

Nell’ultimo singolo, Finché ti va, si cita Dalla. 

«Amico, ispiratore, maestro. Lucio amava l’immaginario del verso del brano (“Dove c'è sempre la luna accesa e qualche stella”). Ho tanti ricordi, dal bellissimo Natale trascorso nella sua casa a Bologna in via D’Azeglio ai film visti insieme, al jazz, al blues. Mi piaceva stare con lui, era un personaggio positivo e c’era sempre da imparare. La prima volta che mi chiamò per complimentarsi di “Per me è importante”, credevo fosse uno scherzo». 

Nel suo derby cinema-musica, qual è la passione che nasce prima?

«Cinema. In camera avevo i poster di Dario Argento. Ero divoratore del cinema di genere degli anni ’70. Nei videoclip dei miei brani ho sempre cercato di costruire storie cinematografiche. Fare il musicista è diverso che fare il regista, ma la creatività non ha divisione». 

Prima Claudia Gerini, ora Giglia Marra: difficile mettere insieme vita privata e lavoro? 

«Quando sto sul set, non ho amici, parenti o fidanzate. Anche davanti a scene di effusione. Se inizi a farti coinvolgere, non puoi fare il registra. Obiettivo è fare bene il film». 

E il nuovo disco?

«È pronto. Uscirà entro l’anno». 

Sarà preceduto da un altro singolo?

«Schedulare troppo mi rende insofferente. Finché ti va è uscita dopo i tormentoni estivi ed è andata bene. Io porto avanti la mia musica senza preoccuparmi di dovere essere per forza alla moda. Anzi, guai se la buona musica va di moda. La musica deve andare bene anche anni dopo. Punto a canzoni che restino e che non cavalchino l’onda del momento, altrimenti diventano canzoni stagionali e sono paraculate enormi».

Nel disco ci sarà suo fratello Francesco? 

«Ci sarà un brano scritto da me, da Francesco e da mio padre Domenico. Quindi, sì». 

Ultimo film che ha divorato? 

«SanPa (“luci e tenebre di San Patrignano”, docufilm Netflix, ndr). Credo sia difficilissimo fare un docufilm riuscendo a lasciare a chi guarda il giudizio». 

 

Ultimo aggiornamento: 14:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA