Eurovision, Dardust: «Porto il mio inno alla bellezza»

Sul palco di Torino porterà un "tributo alla musica elettronica e dance italiana, da Moroder ai giorni nostri".

Lunedì 9 Maggio 2022 di Rita Vecchio
Eurovision, Dardust Dance: «Porto il mio inno alla bellezza»

Serviranno cinque minuti a Dardust per mettere a soqquadro a ritmo dance il palco torinese dell'Eurovision Song Contest (su Rai1 alle ore 21, il 10, il 12 e il 14 maggio). Il produttore, compositore, pianista tra i più preparati della scena musicale, si scatenerà domani sera, durante la prima semifinale.


Più emozionato o più adrenalinico?
Tranquillo. L'adrenalina salirà domani e sarà una bella sfida».


Ha definito quel palco un mostro da domare. Cosa dobbiamo aspettarci?
«Sarà un viaggio, un mash-up complesso che da Horizon in your eyes, il nuovo brano qui in anteprima live, volgerà nel tributo alla musica elettronica e dance italiana, da Moroder ai giorni nostri. Giocherò con l'elettronica e la codificherò nella mia dualità».


Non sarà solo.
«Ci saranno la direttrice d'orchestra e flautista Sylvia Catasta (a Sanremo con Elodie per Andromeda, ndr) il dj-producer Benny Benassi (su Satisfaction) e Sophie and the Giants (in Golden Nights). Sarà una vera Dance of Beauty, come da parola chiave dell'Eurovision».


In che modo?
«La mia sfida sarà enfatizzare la bellezza di temi e tecnicismi che hanno reso nota la musica dance».


Superbowl, l'NBA All Star Game, i Giochi Olimpici: le sue musiche ovunque. Qui suonerà lei stesso. Cosa prova?
«Non poteva capitarmi vetrina migliore. Dal punto di vista geopolitico è importante».


E come si intreccia la musica con la guerra?
«È complicato parlare di politica nelle canzoni. La musica può modificare le coscienze. Se l'Ucraina dovesse vincere, sarebbe un segnale simbolico positivo».


A competere, il duo Mahmood e Blanco e Achille Lauro per San Marino. Che pensa?
«Brividi è uno dei pezzi migliori. All'Eurovision conta sia la canzone che la messa in scena. E loro li vedo bene. Di Lauro non mi sono fatto un'opinione».


Con Mahmood ha sfiorato la vittoria all'Eurovision nel 2019.
«È stato un peccato arrivare secondi con Soldi visto il successo europeo. Lui ha anticipato anche discograficamente quanto poi enfatizzato a livello mondiale dai Måneskin con Sanremo prima ed Eurovision dopo».


Quanto contano i numeri?
«Spero sempre meno. Nella creatività l'ego non può esistere. Con i progetti per altri, conto 60 dischi di platino, hit, milioni di stream. Con il mio progetto Dardust mantengo una visione di nicchia e faccio un centesimo dello streaming che faccio nell'altra modalità. Ma per me esiste solo quello che puoi fare nella pura libertà».


Ha collaborato con tanti artisti, ma non con la Pausini. Come mai?
«Non è mai capitato. Forse potrebbe capitare a breve Facciamo che questa domanda non me l'abbia mai fatta?».


Diamola per buona. Dopo Eurovision?
«La Notte della Taranta e un album in due atti in uscita ad ottobre, pensato per il tour 2023 che forse sarà riedito con collaborazioni non mainstream».


Dario Faini, Dardust e DRD. A quale faccia di se stesso si sente di appartenere di più?
«Dardust. È la faccia che mi permette di fare i miei concerti, di andare all'estero, di essere libero».
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Ultimo aggiornamento: 12:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA