La Taranta, fra rap, rock ed ecologia: sul palco a Melpignano la pizzica della “liberazione”

La Taranta, fra rap, rock ed ecologia: sul palco a Melpignano la pizzica della “liberazione”
di Alessandra LUPO
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Sabato 28 Agosto 2021, 22:41 - Ultimo aggiornamento: 29 Agosto, 13:09

Pizzica pizzica della liberazione, ballamu su sti cuori scatenati. Pizzica pizzica dell'immaginazione, cantamu su sti cuori liberati”. Suonano così le parole della Pizzica della Liberazione, brano sinfonico scritto durante il lockdown da Enrico Melozzi e tradotto in dialetto per salutare il pubblico del Concertone e trasportarlo in questa edizione di innegabile rinascita.
Sì è presentato scalzo e con grandi occhiali scuri il giovane e vulcanico compositore, musicista e agitatore culturale cui è affidata la codirezione del Concertone insieme a Madame. Due personalità diversissime, percorsi lontani tra loro, due facce della medesima sfida: interpretare in una maniera inedita il patrimonio musicale salentino, uno scrigno che sinora è stato aperto con grande cautela da mani esperte e anche da mostri sacri della musica internazionale.

 


Il brano inaugurale ha trovato le sue parole grazie alla collaborazione dell'Orchestra popolare. La terza punta del festival di quest'anno di profondo cambiamento sono infatti i musicisti dell'orchestra, guidati da Gianluca Longo.
 

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Poi sul palco è toccato ad Al Bano: il cantante di Cellino ha aperto con un omaggio a Modugno, Amata Terra Mia. Per poi dedicare alla Notte una versione riarrangiata del suo brano Na na na, scritto nel 1974. Un'emozione raccolta con calore dal pubblico.
Il format televisivo si presta benissimo allo scambio tra Al Bano e Il Volo. I tre cantanti lo raggiungono sul palco e dopo un siparietto sulla pugliesità intonano la loro versione di Kalinitta. Il trio non teme il gioco e la voce piena dei due tenori e del baritono si lascia inseguire e raggiungere da quella dell'Orchestra.

Melozzi, che per venire incontro ai tempi della registrazione televisiva sì è prestato a fare da intrattenitore, aveva anticipato questo passaggio rivolgendosi ai puristi della pizzica, pregandoli di non storcere il naso di fronte ai cambiamenti. E lo stesso aveva fatto Madame, consapevole della ricercatezza del suo linguaggio.
Ma le accortezze questa sera non servono: come il pubblico più longevo sa bene, fin dalle sue origini la Taranta non teme gli choc, affidati a contaminazioni e riletture di volta in volta differenti riuscendo - risultato non scontato - a non replicare mai se stessa.
 

 


E questa volta si è osato parecchio: due maestri concertatori in piena ascesa artistica, entrambi coinvolti in quello che la musica italiana è diventata negli ultimi anni (e su cui anche Sanremo ha saputo azzeccarci) capaci di mettersi al lavoro con estrema umiltà.
Basta guardare Madame sul palco, completamente calata nell'incastro delle coreografie di Thomas Signorelli, circondata dal corpo di ballo. La sua Marea in chiave popolare, un mix inatteso e trascinante con La Marea de lu mare, è la riprova che il punto d'incontro non è mai impossibile. Il Concertone entra nel vivo con una virata decisa sulla tradizione: la voce di Giancarlo Paglialunga spezza l'aria, è la Pizzica di Gallipoli.


Sul palco arriva Fuecu, omaggio a Daniele Durante, il direttore artistico prematuramente scomparso alcuni mesi fa. Nell'impostazione del palco che per il secondo anno resta basso utilizzando la scenografia naturale del Convento, il corpo di ballo è una presenza che avvicina. Scorrono le pizziche, c'è la Taranta di Lizzano.
Più tardi la voce di Madame porterà sul palco anche Aremu, Rondinella, proposta in una versione più filologica, e Dimmi ca me voi, con inconfondibili inserti della sua scrittura nel testo originale e il duetto con una delle voci più amate dell'orchestra, quella di Alessandra Caiulo. Ma il feeling tra i maestri concertatori e l'Orchestra resta tangibile dall'inizio alla fine. Sulla loro esperienza e cultura musicale si è basato il lavoro di riscrittura di testi sinora intoccabili: Fimmene Fimmene, caposaldo della tradizione salentina (religiosamente immutato persino quando a interpretarlo è stata la signora del rock Gianna Nannini) sul palco completamente rivisitata in chiave ecologista.

Verso la fine sul palco arriva l'Orchestra Notturna Clandestina, realtà resistente creata da Melozzi durante il lockdown per permettere alla musica di non spegnersi. Il senso di rivalsa rispetto agli ultimi due anni di sacrifici e limitazioni riecheggia forte in questa edizione del Concertone che quest'anno si chiude, con tutti gli artisti sul palco, sulle note della Pizzica di Galatone invece che con la tradizionale Kalinitta. Ma tanti saranno i bis in un crescendo che finalmente fa alzare il pubblico in piedi. 
La voce di Al Bano è stata il filo conduttore dell'intero Concertone, e lo porterà nelle case degli italiani con la messa in onda su Rai1 il 4 settembre alle 23.15.

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