Songs for the presente time, il nuovo Lamare tra folk e blues

Lunedì 7 Ottobre 2019 di Max NOCCO
Songs for the present time è il nuovo lavoro di Tobia Lamare, al secolo Stefano Todisco; indubbiamente uno dei musicisti/dj salentini più attivi e conosciuti, grazie ad una carriera ultra ventennale divisa tra chitarre e vinili, tour (in Italia e all'estero) e sudore tipicamente rock'n'roll.
Questo nuovo disco, che succede al più ritmico e soul Summer Melodies del 2017, ci presenta il lato intimo e fragile del cantautore, in un equlibrio musicale dove la tradizione acustica country/folk/blues (Dylan, Young, Cash, Morrison) incontra i vecchi amori più elettrici (Cure, Dinosaur Jr, Sebadoh). Le dieci tracce dell'album, rigorosamente scritte on the road tra un concerto e l'altro, ci consegnano un artista in perenne movimento, curioso di confrontarsi con altre realtà e pronto a far conoscere ovunque la sua musica. Lo stesso Tobia Lamare ci parla di queste canzoni per il presente.
Nell'album si percepisce tutto ciò: una sottile vena malinconica che ti contraddistingue sin dagli esordi, anche nei brani più spediti e con tematiche fondamentali, come l'amore e la vita. Una cura per le ferite interiori?
«La musica guarisce le ferite, o almeno ne lenisce il dolore. È quello che sta alla base del blues: la sofferenza, la malinconia che si trasforma in accordi. Nel blues c'è anche un riscatto delle emozioni, che poi ti porta a ballare, a essere triste ma anche a sorridere, come succede nei funerali di New Orleans. È quello che mi è successo scrivendo questo disco, dove le emozioni per la nascita di mia figlia e per la perdita di mio fratello si sono intrecciate in pochi mesi».
Il singolo Endless è stato inserito nella colonna sonora di Ius Maris, cortometraggio vincitore del premio MigrArti e presentato al Festival del Cinema di Venezia 2018. Non è la prima volta che ti confronti con il cinema e il teatro.
«Ho una grande collezione di colonne sonore. Il mio autore preferito è Henry Mancini, seguito da Morricone. Ho sempre desiderato scrivere per le immagini, e in realtà è successo spesso. Ho lavorato per anni insieme a Induma Teatro, dove mia moglie era attrice, sonorizzando la messa in scena di Anarchia in Baviera di Fassbinder e di una bellissima opera di Antonio Tarantino. Ho sonorizzato Terzo Paradiso di Pistoletto e tanto altro. Ius Maris è un lavoro che parla di integrazione sociale tramite il mare e le onde. Simona Toma e Vincenzo D'Arpe avevano scritto la sceneggiatura e me ne hanno parlato. Avevo già esplorato la connessione tra onde e musica con il progetto Singing On Water e, ovviamente, la proposta mi ha subito entusiasmato».
Il tuo quartier generale è la tua casa (Masseria Lobello), dove partono le idee, le registrazioni, tra un pranzo e una cena, una surfata in mare, lontano dal caos cittadino. La musica e la natura sono in perfetta simbiosi. Quanto è i stimolante questo contatto per te?
«Non è solo stimolante ma è anche necessario. Registrare, senza avere limiti di tempo, nella ricerca di suoni e arrangiamenti è fondamentale. Il mare e la campagna sono elementi necessari della mia vita. Amo le città e anche esplorare il loro caos. Ma appena posso scappo sempre sulla spiaggia».
Tu e al tua band siete pronti per un nuovo tour?
«Stiamo girando per l'Italia e abbiamo tappe in Olanda, Belgio, Irlanda, Germania. Siamo supportati da Puglia Sounds Export, una delle realtà più interessanti del settore musicale in Italia. Mentre per i primi mesi del 2020 stiamo lavorando su nuove date in Italia, Inghilterra e Spagna».
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