Mauro Tre: «Ho creduto in lei ma Elodie era già un talento»

Venerdì 5 Marzo 2021 di Eraldo MARTUCCI

C'è una storia che piú di altre segnerà questo festival. Quella della gratitudine di Elodie, che realizzato il suo sogno chiama sul palco a Sanremo I'll primo maestro di jazz, Mauro The, per ringraziarlo di fronts a tutta Italia.
La cantante romana, salentina d'adozione, ha infatti commosso tutti con un monologo sulla sua difficile adolescenza. Ma la sorpresa è arrivara quando nella penombra del palcoscenico ha raccontato quasi con le lacrime l'incontro che artisticamente le ha cambiato la vita. «A vent'anni avevo deciso che per me la musica era già finita ha poi continuato - ma sono stata molto fortunata, perché ho fatto un incontro fortunatissimo». Si è così avvicinata al pianoforte, con la luce che si è improvvisamente accesa sullo strumento illuminando un volto familiare per i pugliesi, Mauro Tre: «Mi hai fatto amare il jazz ha detto commossa Elodie - mi hai insegnato che non bisogna sempre sentirsi all'altezza delle cose, l'importante è farle. Essere all'altezza è un punto di vista e non un problema».

 

Un vero e proprio coup de théatre che ha portato così alla ribalta dell'Ariston una delle figure più note del jazz salentino, artista poliedrico dalla grande generosità verso i giovani artisti, come è successo appunto a Elodie con cui si è incrociata quando lei, giovanissima, si trasferì a Lecce. E subito dopo, accompagnata anche da due altri bravissimi musicisti salentini il contrabbassista Stefano Rielli e il percussionista Marco Girardo Elodie ha interpretato con grande autorevolezza Mai così, brano bellissimo e poco noto di Mina che lei aveva iniziato a cantare proprio studiando con l'eclettico tastierista. «Mai così è un brano particolare, molto raro, con quelle caratteristiche di sobrietà e semplicità che nella musica sono più difficili da rendere afferma Mauro Tre - e su questi aspetti ho sempre insistito con Elodie. Era un brano su cui avevamo già lavorato, e poi in fondo riproporlo è stato un omaggio alla Rai: questa canzone di Bruno Canfora con le parole di Lina Wertmüller era infatti la sigla finale di Studio Uno del 1966». E se per quasi tutti è stata una piacevole sorpresa vederlo lì, il primo a sorprendersi è stato proprio lui, Mauro, che racconta come è nata questa sua performance: «È stata un'iniziativa di Elodie, che ha confermato di essere una ragazza stupenda, con una sensibilità fuori dal comune. Mi ha chiamato per dirmi che Amadeus l'aveva contattata per farle gestire uno spazio durante la seconda serata del Festival, e che voleva farmi una sorpresa, ma non aveva aggiunto altro. E dunque figuratevi come sono rimasto io sentendo le sue parole!». D'altronde la profonda gratitudine espressa pubblicamente davanti a milioni di spettatori è certamente un fatto raro e prezioso allo stesso tempo.
«Quando l'ho incontrata era giovanissima, molto disincantata, non credeva di avere talento conferma Tre - mi sono invece accorto subito che ne aveva, eccome, anche grazie a un timbro di voce bellissimo e fuori dal comune. Ha poi un orecchio eccezionale: in un anno di studio con me non le ho mai dovuto dare una tonalità. Sarebbe stato un delitto se non avesse coltivato questa sua ricchezza. Io non ho altro fatto che spingerla e farle credere nei suoi mezzi». Operazione che il musicista ha realizzato con tanti giovani artisti, fra cui anche Rielli e Girardo: «In quel periodo ho cercato di far crescere i giovani perché avevo voglia di trasmettere le mie esperienze. L'ho fatto pure con Stefano e Marco, e quando ho iniziato a lavorare con Elodie ho chiamato anche loro e abbiamo creato un bel gruppo. Ed è stato molto emozionante l'altra sera ritrovarci tutti e quattro nuovamente insieme». Certo, questa edizione del Festival passerà alla storia per essere stata la prima, e si spera ovviamente l'ultima, senza pubblico in sala a causa delle restrizioni per l'emergenza sanitaria tuttora in corso.
«Personalmente sul palco mi sento a casa, e quindi per me l'assenza del pubblico è stata relativa conclude Mauro - dall'interno ho però apprezzato ancora di più la professionalità di Amadeus e Fiorello, veramente eccezionali nel trasmettere comunque il calore della serata. Per noi musicisti sono momenti in cui si pensa solo a concentrarsi dietro le quinte e poi sul palco. Sono stato tranquillissimo sino alla fine, solo dopo in albergo ho iniziato a tremare».
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Ultimo aggiornamento: 11:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA