Matilde di Canossa apre le "Lezioni di storia" al Petruzzelli

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Eraldo MARTUCCI

In un ponte ideale con la Stagione lirica al Politeama Greco di Lecce, inaugurata sabato con “Carmen” – l’“eroina” di Bizet diventata nella seconda metà del Novecento anche l’emblema del diritto alla autodeterminazione della donna e della sue resistenza alla società patriarcale – nel gremito Petruzzelli di Bari ha preso il via ieri la quarta edizione delle “Lezioni di Storia”. Dedicata quest’anno a “L’Italia delle donne”, la rassegna è ideata dagli Editori Laterza ed organizzata in collaborazione con la Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari.
 

 

L’idea è quella di leggere la storia del nostro paese attraverso cinque biografie femminili, a partire dalla lezione che questa mattina Maria Giuseppina Muzzarelli ha tenuto su Matilde di Canossa, per arrivare al 22 dicembre quando, con Simona Colarizi, si affronterà il tema del femminismo come presa di coscienza della diversità di valori, di sentimenti, di emozioni con i quali gli uomini sono oggi obbligati a confrontarsi.

Docente di Storia medievale e Storia del costume e della moda all’Università di Bologna, la Mazzurelli ha incantato la platea con parole ed immagini che hanno dato un ritratto a tutto tondo di Matilde di Canossa, donna straordinaria, signora di un vasto dominio nell’Italia centrosettentrionale, combattiva attrice nella scena politica europea nel passaggio tra alto e basso medioevo. Che nell’Ottocento divenne anche figura evocativa della futura Unità d’Italia.

«Una “Lady di ferro” – ha sottolineato la storica – che non è mai però riuscita a superare il dolore della morte di sua figlia Beatrice appena nata e, successivamente, di non riuscire ad avere più altri figli. Circostanza che causò anche, alla sua scomparsa nel 1115, lo smembramento dei suoi possedimenti».

Tra questi il più celebre è il Castello di Canossa, sede del leggendario incontro tra Gregorio VII ed Enrico IV che si risolse con il pentimento del sovrano: artefice di questo capolavoro di mediazione politica fu appunto Matilde. Il tema era la lotta per le investiture. Nel 1074 il nuovo papa, salito sul soglio pontificio l’anno precedente, aveva emanato alcuni decreti in cui, tra le altre cose, si ribadiva il divieto per i laici, pena la scomunica, di concedere l’investitura di vescovati e abbazie; ed agli arcivescovi, pena la deposizione, di consacrare chiunque fosse stato investito da laici. Enrico IV convocò allora a Worms nel 1076 un’assemblea di nobili ed ecclesiastici. In essa, con il consenso di quasi tutti i vescovi tedeschi e della Lombardia, depose e fece scomunicare il pontefice.

Per tutta risposta Gregorio VII non solo scomunicò a sua volta i vescovi presenti alla dieta, ma depose e scomunicò anche l’imperatore. Che non tardò a rendersi conto di quanto la situazione fosse diventata pericolosa per lui, dato che il provvedimento papale veniva dare legittimità all’opposizione tedesca. I rivoltosi gli imposero infatti di sottoporsi al giudizio del papa, convocando per il gennaio del 1077 un’apposita assemblea ad Augusta. Gregorio si mise effettivamente in marcia per raggiungere la città tedesca, e si fermò nel castello di Canossa, ospite della contessa Matilde sua fedele alleata, in attesa dell’arrivo della scorta promessagli dei principi tedeschi. Ma qui avvenne il clamoroso colpo di scena.

Enrico, ritenendo troppo umiliante per lui il giudizio papale in una pubblica assemblea, lasciò infatti segretamente la Germania e si presentò a Canossa per implorare l’assoluzione della scomunica. Il papa all’inizio rifiutò di riceverlo, ma dopo che l’imperatore ebbe atteso tre giorni a piedi nudi in mezzo alla neve e in abito da penitente, cedette all’insistenza della stessa Matilde e dell’abate Ugo di Cluny, e gli concesse il suo perdono.

E così nell’accezione comune il detto “andare a Canossa” si è sempre riferito ad una persona che si sia umiliata e abbia fatto pubblica penitenza dopo un affronto. In realtà, come ha sottolineato la Mazzurelli, per il sovrano l’umiltà era solo uno scopo, una volta ottenuto il perdono, per continuare il suo scontro aperto con il papato senza l’incudine della scomunica.

Al termine dell’incontro, introdotto dalla giornalista Annamaria Minunno, la bravissima attrice Lella Costa ha interpretato un suo monologo dedicato alle protagoniste dei vari appuntamenti in programma.

 

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