Genisi, l'autrice di Lolita Lobosco: «Con la commissaria è stato un anno intenso»

Genisi, l'autrice di Lolita Lobosco: «Con la commissaria è stato un anno intenso»
di Claudia PRESICCE
5 Minuti di Lettura
Giovedì 1 Dicembre 2022, 05:00

È tornata da qualche giorno in libreria con “Lo scammaro avvelenato” (Sonzogno; pagine 192; 15 euro). Per chi volesse incontrarla nei prossimi giorni lei sarà oggi alla Biblioteca La Magna Capitana di Foggia alle 18 e il 3 a Molfetta per Conversazioni dal mare, alle 19 al Gran Shopping Mogolfiera. In quest’ultimo anno la vita di Gabriella Genisi, la scrittrice barese autrice della saga della commissaria di Bari Lolita Lobosco, diventata fiction Raiuno con Luisa Ranieri, e della carabiniera “rock” salentina Chicca Lopez, è stata tutta una corsa. Il precedente romanzo di Lolita, “Terrarossa” è uscito a marzo 2022 sul caporalato e la raccolta dei pomodori (con relativa ricetta di salsa); a luglio 2022 Genisi compare nel poker di autrici di un Nero Rizzoli dal titolo “Le invisibili” (con lei anche Mariolina Venezia autrice di Imma Tataranni). A settembre è entrata nei “tascabili” Rizzoli la sua storia della Lopez “La regola di Santa Croce” su una ragazzina scomparsa in un’estate salentina degli anni Ottanta. 
Siamo a novembre ed è appena arrivato in libreria un nuovo caso per Lolita. Che dice Gabriella, basterà per questo 2022? 
«È sì, è stato un anno molto molto intenso, è vero».
Tanta voglia di scrivere e una vena incontenibile…
«Tanta voglia sempre, poi tanti lettori arrivati grazie alla fiction televisiva che mi chiedono nuove storie e l’esigenza di nuovi copioni cresce per gli episodi delle prossime serie di Lolita». 
Cominciamo dal nuovo libro: che cos’è esattamente lo “scammaro” del titolo? 
«È un piatto antico della tradizione napoletana, peraltro pietanza preferita di Edoardo De Filippo: si tratta di una sorta di frittata di pasta senza uova. Lolita ha una nonna napoletana che è stata una maestra di vita, con la sua saggezza popolare e con la sua cucina, per lei e per sua sorella Carmela. Quest’ultima che gestisce un bed and breakfast prepara con la ricetta della nonna un sontuoso ‘scammaro’ per un suo ospite che però muore poi avvelenato. Si aprirà da qui l’indagine che vedrà quindi coinvolta Carmela e creerà molti problemi a Lolita, visto il ruolo che ricopre».
La Lobosco, in quanto commissaria della Omicidi, verrà infatti esclusa dalle indagini. 
«Ufficialmente esclusa sì, perché le indagini vertono sulla sorella, un corto circuito da evitare. Ma non finirà facilmente così». 
La passione della cucina e della letteratura del crimine insieme si elogiano particolarmente in questo libro, ma anche altri sono conditi da vere ricette. Perché? 
«La passione del crimine mi è nata dopo aver creato Lolita, personaggio che aveva bisogno di storie in cui cimentarsi. E il legame del giallo con la cucina ha lunghe radici letterarie, dal commissario Maigret a Pepe Carvalho, da Nero Wolfe a Montalbano. Inserire piatti tipici in un libro giallo che ha una forte connotazione territoriale, ha rafforzato le mie intenzioni. In ogni libro le protagoniste infatti sono due, una è Lolita e l’altra è la città di Bari: la cucina mi aiuta a far respirare ai lettori l’aria, i nostri profumi. Mi piace creare un percorso sensoriale e, attraverso le ricette che possono preparare a casa, i lettori possono immergersi di più nel mood barese, o nel territorio salentino per quel che riguarda Chicca Lopez. Nei miei libri gran parte della narrazione è intrecciata al territorio». 

A che punto sono le storie tv di Lolita? Qualche anno fa era solo un sogno e adesso è una bella realtà. Quanto è contenta? 
«Da uno a cento, mille». 
A volte le sceneggiature rimaneggiate da altri o gli interpreti non soddisfano l’autore del soggetto, invece?
«Luisa Ranieri è Lolita, e i cambiamenti obbligatori erano tutti previsti. Il pubblico è molto più ampio ed è necessario arrivare a tutti». 
Tra i nuovi episodi di Lolita ci saranno altri romanzi, ma anche quello sul mistero della Cavtat? 
«Non posso dire niente sui soggetti, c’è top secret. Le riprese si sono concluse, stanno ultimando il montaggio e altri dettagli. Le previsioni di messa in onda riguardano gennaio e marzo».
Nel futuro, facciamo previsioni di set anche salentini? 
«Ci stiamo lavorando, incrocio le dita». 
Passiamo all’altra protagonista, Chicca Lopez. Come sta e che cosa fa? 
«Sto scrivendo proprio ora il quarto episodio della serie ed è ambientato a Castelforte, un suggestivo villaggio degli anni Cinquanta, in pratica abbandonato, ma molto particolare».

Anche su Chicca ci sono progetti televisivi, vero? 
«C’è un forte interesse. Una casa di produzione lo ha opzionato e sta lavorando ad un progetto per la tv». 
E ricordiamo allora le differenze sostanziali tra le due.

«Intanto il territorio e l’età, Chicca Lopez è del Salento ed ha 30anni, mentre Lolita è barese ultraquarantenne. Chicca è maresciallo dei Carabinieri mentre Lolita è commissaria di Polizia e ha una femminilità prorompente. Chicca è gender fluid, ma ha una relazione con una ragazza. Anche i toni sono diversi, perché le storie di Lolita sono delle commedie gialle, mentre le storie della Lopez sono veri noir».
Ed entrambe sono donne del Sud che rappresentano facce della contemporaneità, possiamo dirlo? 
«Secondo me sì, lo vedo da quello che mi scrivono le mie lettrici che si identificano, e dopo la fiction mi hanno scritto anche tante ragazzine che vedono Lolita come un modello, e adoro l’idea che abbracci diverse generazioni. Per quanto riguarda la Lopez, quando vado nelle scuole, tanti ragazzini mi ringraziano perché il processo di affermazione del proprio io, che passa anche dall’affermazione della propria sessualità, è ancora molto complicato in Italia». 
È stata una scelta intelligente la sua, le va riconosciuto: le sue protagoniste raccontano molto il dover contendersi un posto al sole di donne pure forti e vincenti nel presente. 
«Sì, penso che oggi il giallo e il noir rappresentano quello che un tempo era il romanzo sociale, quindi ad essere raccontata tra le pagine è l’Italia intera con il suo tessuto sociale».
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