Storie, mode e costumi da Nilla Pizzi a Belen: ecco l'Italia dei festival

Storie, mode e costumi da Nilla Pizzi a Belen: ecco l'Italia dei festival
di Anita PRETI
8 Minuti di Lettura
Domenica 30 Gennaio 2022, 03:48

Quando è l’ora delle geremiadi e dalla cornucopia che le tiene a riposo salta fuori la fatidica frase “ai miei tempi…” (corretta in “ai nostri tempi…” se è in piedi un dialogo tra coetanei) immancabilmente si conviene che il passato è migliore del presente. Non questa volta, tuttavia. Perché l’impalcatura del 72° Festival della canzone italiana tirata su da Amadeus per il palcoscenico dell’Ariston di Sanremo, in programma da martedì a sabato prossimi, è di tutto rispetto se confrontata con tante edizioni precedenti della celebre rassegna. Quelle, almeno, che di decennio in decennio conducono alle origini della manifestazione: un grande prato verde dove non ci sono solo rose anzi i fiori scarseggiano tranne alcuni che non hanno perso ancora i petali. E che fiori! 

Il 2012: l'anno della farfallina di Belen

E allora il cammino a ritroso, scandito appunto dal ritmo dei dieci in dieci, conduce subito al 2012 che è purtroppo l’anno della farfallina di Belén Rodriguez. Solo questo resta alla fine: un tatuaggio nella zona quasi inguinale della bella fanciulla, svelato da un vestito birichino. Belén, Elisabetta Canalis, Federica Pellegrini e altre rappresentano il lato femminile di un festival maschile nelle mani del conduttore Gianni Morandi alleato con Rocco Papaleo autore di un’altra prodezza rimasta nella mente più delle canzoni, il ballo della foca. Rocco è lucano, personalità trasversale nel mondo artistico e riceve con la sua goffa danza una palata di ulteriore popolarità. Ma tutto questo non ha nulla a che spartire con il festival, pertanto bisogna amaramente prendere ormai atto che a Sanremo conta più lo spettacolo che la canzone. Un vero peccato perché la terna vincente schiera tre donne (due delle quali del Sud) e tre grandi voci. Emma con “Non è l’inferno”, Arisa con “La notte”, Noemi con “Sono solo parole”. Loro trionfano in quest’ordine nell’edizione che segna, ma nessuno può saperlo, il congedo da un gigante, Lucio Dalla. Dodici giorni dopo infatti il cantautore bolognese scompare prematuramente a Montreux. Aveva portato sul palco del Festival un giovane di origini tarantine che stimava moltissimo, Pierdavide Carone e la loro canzone, “Nani”, interpretata insieme si era classificata quinta. Tra gli altri artisti in gara, glorie consolidate come Finardi, Matia Bazar, D’Alessio, Bersani, Renga e la salentina Dolcenera.

Il 2002: vincono i Matia Bazar e Benigni canta "Quanto t'ho amato"

Un altro salto indietro di dieci anni, ed ecco il 2002. Il festival è saldissimo nelle mani di Pippo Baudo. Le sue signore (vallette sarebbe riduttivo) sono Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere. Vincono i Matia Bazar con “Messaggio d’amore”, tallonati da Alexia e Gino Paoli. I colori del Salento sono difesi da Mariella Nava. Tra gli artisti in gara: Pravo, Reitano, D’Angelo, Bertè, Ruggeri. I nomi si ricordano bene ma non si ricorda un solo motivo, non lo si potrebbe canticchiare a memoria e Baudo, autore delle scelte è costretto a difendersi (questo è quello che c’è di meglio). Invece si ricordano benissimo gli ospiti: da Anastacia a Kylie Minogue, da Teo Teocoli a Fiorello fino alla magica esibizione di Benigni che prima legge l’amato Dante e poi canta “Quanto ti ho amato”, scritta da Vincenzo Cerami e Nicola Piovan. Forse, a cercarla con il lanternino, qualcosa di buono in giro ancora c’è. Per esempio quella giovane voce che è al suo debutto, Anna Tatangelo, e vince nella sezione giovani.

Il 1992: tra i Tazenda ed Anni Lennox spunta "cavallo pazzo"

Pippo Baudo guida anche l’edizione 1992, quando il Festival si è allargato dalle tre iniziali a quattro serate. Baudo è affiancato dal solito coretto di bellezze di estrazione televisiva: Alba Parietti, Milly Carlucci, Brigitte Nielsen. È l’ultima edizione del Festival in cui la canzone è regina, basterebbe pensare solo alla triade dei vincitori e ai motivi che portano in gara: Luca Barbarossa con “Portami a ballare”, Mia Martini con “Gli uomini non cambiano”, Paolo Vallesi con “La forza della vita”, per non parlare poi di “Non amarmi” con cui Alessandro Baldi e Francesca Alotta si impongono nella sezione Novità. È lì che si affaccia Tosca mentre due tarantini, Mariella Nava e Scialpi sono già tra i big. In questa sezione tra Leali, Pupo, Fogli, Bertoli, Berti e nel “neapolitan power” così presente (Sastri, Di Capri, Nccp) spicca Massimo Ranieri con “Ti penso” che ancora si canta e che lui sempre propone nei suoi concerti. Tra gli ospiti figurano Annie Lennox e Natalie Cole, figlia del grande Nat King. Risuona qualcosa di nuovo con le diversissime proposte dei Tazenda e degli Aeroplanitaliani. Ma lo scossone alla noiosa tranquillità di un festival viene da dato da Cavallo Pazzo al secolo Mario Appignani, disturbatore di professione oltre che scrittore e già leader degli Indiani Metropolitani, al tempo del movimento Sessantotto-Settantasette cioè nei giorni cupi dell’Italia. Appignani irrompe sul palcoscenico gridando “Il Festival è truccato” e lancia il nome del vincitore, sbagliando il tiro. Pippo Baudo sa fronteggiare benissimo la situazione e anche le illazioni sulla sorpresa concordata. Del resto questo è il Festival che per la prima volta, deposta la rima cuore-amore, propone nelle canzoni temi sociali.

Il 1982: Vasco "va al massimo" ma vince Fogli

Basterebbero solo un nome e una canzone per ricordare l’edizione 1982: Vasco Rossi con “Vado al massimo”. E’ una bomba sul ring, per dirla alla Nannini. Claudio Cecchetto che conduce la gara proclama la terna vincente: Riccardo Fogli e “Storie di tutti i giorni”; Al Bano e Romina Power, “Felicità”; Drupi, “Soli”. Ma ci sono altre perle: Mia Martini canta “E non finisce mica il cielo” scritta da Ivano Fossati ed è chiaro subito che resisteranno tutti loro (autore, interprete, motivo) per sempre alle mode. La Puglia viaggia sulle voci del frate Giuseppe Cionfoli, di Anna Oxa e degli amatissimi Al Bano e Romina, la loro felicità è contagiosa. Ci sono altre grandi voci in gara: la deliziosa Orietta Berti, il romantico Bobby Solo e poi Claudio Villa, che contesta i risultati ricorrendo alla carta bollata ma sia chiaro a tutti: non è spodestabile dal trono di “reuccio” della canzone italiana. Si fa conoscere un giovanotto che usa ancora nome e cognome, pronto ad abbandonare il secondo, Zucchero Fornaciari. L’esterofilia impone tra gli ospiti Johnny Hallyday, Marianne Faithfull, Gloria Gaynor e un Bee Gees, Maurice. Sono bravi, sì, ma l’Italia è un’altra cosa. La difendono, da ospiti, Nino Manfredi e il “pugliese” Diego Abatantuono.

Il 1972: c'è Dalla con la sua "Piazza Grande"

Ed ecco finalmente il 1972 che vede il Festival ancorato alla tradizione: i cantanti si esibiscono nel Salone delle Feste del Casinò (come la prima volta, nel gennaio 1951). Rassicura anche la mano forte del conduttore delle tre serate, Mike Bongiorno affiancato da Sylva Koscina e da Paolo Villaggio per le zingarate che cominciano a sembrare d’obbligo. Vince questa edizione Nicola Di Bari (che è invece foggiano e il suo vero cognome è Scommegna). Nicola canta “Giorni dell’arcobaleno” ed è tallonato da Peppino Gagliardi con la bellissima “Come le rose” e da Nada con “Il re di denari”. L’epoca è ancora quella dei complessi per cui via libera a Delirium e Nuovi Angeli staccati da Los Aguaviva che cantano un motivo di Memo Remigi, “Ciao amico ciao”. Debutta una giovanissima Alice accanto a nomi fortissimi: Milva, Modugno, Morandi, Cinquetti, Leali. Non si tiene in giusto conto la presenza di Pino Donaggio che undici anni prima, su quel palco, cantando “Come sinfonia” ha rivelato la stoffa di grande compositore quale oggi è, autore di decine e decine di colonne sonore (“Come sinfonia” è anche il titolo della autobiografia, scritta con Anton Giulìo Mancino, da poco edita da Baldini & Castoldi). L’emozione maggiore di questo Festival viene da Lucio Dalla che canta “Piazza Grande” e il pubblico vorrebbe che non smettesse mai di farlo; lo vorrebbe ancora.

Il 1962: la "strana coppia" Modugno-Villa al primo posto

Il 1962 è uno di quegli anni in cui vige la doppia esecuzione delle canzoni. Strana coppia al primo posto, gli eterni rivali Domenico Modugno e Claudio Villa con “Addio… addio”. Segue il “Tango italiano” di Milva e Sergio Bruni che si aggiudica anche il terzo posto con “Gondolì Gondolà” ceduto ad Ernesto Bonino. Quelle che saranno considerate vecchie glorie sono ancora giovani, forti e in carriera: Gloria Christian, Aurelio Fierro, Nunzio Gallo, Joe Sentieri, Wilma De Angelis, Betty Curtis. Renato Tagliani (reduce dai successi dei quiz “Telematch” e “Caampanile sera”) presenta, affiancato da Laura Efrikian, le trentadue canzoni in gara. Delle quali una viaggia ancora nello spazio e nel tempo: “Quando quando quando” di Tony Renis.

Il 1952: vola la "colomba" di Nilla Pizzi

La storia per decenni si conclude nel 1952: primo secondo e terzo posto per Nilla Pizzi. La Regina vince con la patriottica “Vola colomba” ma i Papaveri che dialogano con le papere sono i fiori più belli che Sanremo abbia mai colto per il suo smisurato pubblico.
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