Il commento/ La svolta della Notte della Taranta: spazio alla generazione “fluida”

Il commento/ La svolta della Notte della Taranta: spazio alla generazione “fluida”
di Vincenzo MARUCCIO
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Venerdì 30 Luglio 2021, 10:11 - Ultimo aggiornamento: 13:48

Ci voleva un azzardo: Madame 19 anni, Enrico Melozzi 44. Un tandem che fa poco più di 60 anni: mai ci si era spinti a tanto. Bisognava prendersi un rischio nell'anno del ritorno in piazza - sia pure con mille persone - dopo il lungo buio del Covid. E la Taranta non si è tirata indietro: due maestri concertatori che spostano in avanti l'orizzonte della sfida del più grande festival europeo di musica popolare.

La star della nuova generazione fluida in cui si riconoscono i ragazzi tra rap, trap e rock e il violoncellista-compositore classico che come pochi altri - direttore d'orchestra a Sanremo dei vincitori Maneskin - sa abbattere gli steccati dei generi tra i 100 Cellos e mille altre diavolerie.
Nell'estate musicale che ancora porta il lutto di Daniele Durante forse sarebbe stato più facile puntare su un nume tutelare della tradizione. Per non sbagliare, per evitare passi falsi che non si sa mai.
Al direttore artistico scomparso qualche mese fa, però, una scelta rassicurante non sarebbe piaciuta: la pizzica non si mette mai comoda e la Notte di Melpignano - vero marchio del Salento culturale da almeno due decenni a questa parte - rinasce ogni anno solo se si mette in gioco. Se esplora, cambia pelle, prende nuove sembianze. Altrimenti diventa ripetizione - sia pur godibile e professionale - come pure è accaduto in qualche edizione. Revival nostalgico con il rischio di aggiungere ben poco a ciò che è stato già studiato, ascoltato e ricostruito: operazioni filologiche degnissime, ma ben lontane dall'idea dello spettacolo capace di stupire e di far ballare.


Madame e Melox (così è conosciuto nell'ambiente) rappresentano tutto questo. Il valore della libertà, per usare le parole-slogan ripetute dagli organizzatori per presentare l'edizione 2021 del concertone e del festival itinerante. E allora che si chiami urban rock o in qualche altro modo poco importa. Non è questione di trovare il termine più adatto, anzi. Se così fosse sarebbe una gabbia.

La sfida è un'altra: prendere la tradizione della pizzica, maneggiarla con cura, sentirla dentro e, sul palco, farle prendere nuova forma seguendo l'istinto della creatività musicale. Se poi la pizzica composta per l'occasione da Melox (qualche anno fa già braccio destro del maestro concertatore Giovanni Sollima) funzionerà lo diranno gli appassionati. Se poi l'auto-tune caro alla generazione di Madame aggiungerà sperimentazioni originali lo vedremo.


Certo, si dirà, da quando è arrivata la televisione è tutto cambiato. Soprattutto, la televisione di Sanremo tra maestri concertatori e vincitori ospiti che hanno già fatto capolino sotto il cielo di stelle agli Agostiniani. Rischio innegabile perché - dirette e differite che siano - il piccolo schermo può diventare un tritacarne di identità senza alcuna pietà. Un rischio con cui fare i conti, ma la verità bisogna dirla tutta: senza la televisione (Rai1 per la prima volta in questo 2021) un concertone di questa portata e un festival itinerante con 35 date non sarebbero più possibili.


Il tabù è ormai rotto da anni e indietro non si torna. E serve a poco scandalizzarsi se si cerca la star di Spotify che piace ai giovani anziché il musicista di nicchia che sa già tutto di stornelli in grico e di Uccio Aloisi. Il rischio non è di perdere l'identità perché, che lo si voglia ammettere o no, l'identità monoliticamente intesa oggigiorno è già perduta in quanto mescolata, ibrida e intrecciata con ciò che siamo diventati e che ci circonda. Non ci sono bandiere o simulacri. C'è la memoria musicale (e la cultura della pizzica fatta di fatica e di riscatto) e una, cento, mille nuove strade da percorrere.
Madame e Melox sono stati chiamati ad interpretare questa rinascita continua della pizzica che si trasforma in spettacolo. Scelte ideali, almeno sulla carta, per entrare nel cuore delle nuove generazioni. Non c'è il rischio di snaturare qualcosa di intoccabile. A loro chiediamo qualità, musica, ritmo e ballo. E di trascinare quei mille fortunati che si ritroveranno in piazza. In attesa che tornino centocinquantamila.

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