Tom Cruise: «Per “Top Gun: Maverick” ho aspettato due anni. Non volevo tradire il cinema»

Tom Cruise: «Per “Top Gun: Maverick” ho aspettato due anni. Non volevo tradire il cinema»
di Alessanda De Tommasi
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Giovedì 19 Maggio 2022, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 15:28

Tom Cruise manda in tilt la Croisette. Il sequel “Top Gun: Maverick”, presentato ieri al Festival di Cannes come evento speciale - nelle sale italiane dal 25 maggio - ha scatenato una vera e propria caccia al divo. D’altronde, l’attore statunitense ha calcato questo red carpet solo un’altra volta, 30 anni fa per “Cuori ribelli”, con l’allora partner Nicole Kidman. E ora ritorna per uno degli appuntamenti più attesi di questa edizione, pronto a tutto, con una sola eccezione: «Mai - e dico mai - un mio film previsto per il grande schermo andrà su una piattaforma. La pandemia ha ritardato l’uscita di “Top Gun: Maverick” di due anni, ma non esiste che tradisca il mio più grande amore, il cinema».

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In realtà già negli anni Ottanta gli avevano proposto di dare un seguito all’avventura: «Ma ho rifiutato, non ero pronto, dovevo capire meglio questo mestiere, far crescere in me il personaggio e non deludere nessuno». Per farlo, ora, si spinge oltre ogni limite, incluso rinunciare alle controfigure per le scene d’azione. «Mi sembra naturale – dice – i cantanti cantano, i ballerini danzano e io imparo tutto quello che sa fare un personaggio, che sia pilotare un elicottero, fare una scalata o gettarmi con il paracadute». Gli americani lo chiamano “people pleaser”, una di quelle celebrità che non sta sul piedistallo né con i fan né con i colleghi. Lui ci scherza: «Mi piace far felici gli altri. In “Mission: Impossible”, ad esempio, Simon Pegg voleva tanto indossare una di quelle maschere con le facce e io desideravo solo che si divertisse sul lavoro, quindi perché no?».
Con i fan ha un rapporto speciale: «Amo vedere la reazione della gente – dice – m’imbuco nelle sale apposta, con un berretto calcato in testa. Prestare attenzione ai Dvd che mi porta da firmare mi fa capire cosa piace delle mie storie». Gentiluomo e businessman, insomma, vanno a braccetto.

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