Premio Stromboli per l'audiovisivo, l'isola che divenne famosa
per un film riconosce il talento per i nuovi linguaggi del cinema

Sabato 11 Settembre 2021 di Totò Rizzo

Storie d’amore e di cinema continuano a intrecciarsi da settant’anni a Stromboli, esattamente da quando Roberto Rossellini (era il 1950) girò sull’isola vulcanica delle Eolie «Stromboli terra di Dio», certo non tra i suoi capolavori (nonostante un Nastro d’argento a Ingrid Bergman come migliore attrice straniera) ma di sicuro il film che consacrò il suo amore per l’attrice svedese e che vide in contemporanea, tra cineprese e schermi, l’uscita di «Vulcano» il film-rivale di William Dieterle (altro non-capolavoro) che Anna Magnani volle fortissimamente interpretare nell’omonima isola gemella alle Eolie per rendere la pariglia a Rossellini che l’aveva piantata per la bionda svedese.

 

 

Più che l’attenzione dei cinefili, i due set catalizzarono l’appetito del gossip di allora, sfamato da decine di inviati da tutto il mondo arrivati un po’ avventurosamente sulle due isole (mancavano ancora approdi sicuri, luce elettrica, figurarsi i comfort turistici) a raccontare il “duello” tra due donne-primedonne. Ma grazie a quella rivalità si accesero i primi riflettori sulle sette isole a nord della Sicilia.

 

 

Settant’anni dopo, altra storia d’amore e di cinema (amore filiale, stavolta, e passione per i mezzi audiovisivi in genere) è quella di Vito Russo, ingegnere, presidente dell’associazione Eos che ha promosso il Premio Stromboli consegnato ieri sera sul sagrato della chiesa di San Bartolo, a pochi passi dal bar più famoso dell’isola che – guarda caso – si chiama Bar Ingrid.

 

Quasi un omaggio al padre, questo di Russo: Domenico Russo era infatti in quel 1950 l’unico maestro in quel grande scoglio vulcanico per gran parte non alfabetizzato e fu a lui che venne dato incarico di cerimoniere della troupe di Rossellini, dai sopralluoghi al set, dall’accoglienza degli attori alla ricerca della comparse. Tanto che alla fine delle riprese, l’amicizia tra il maestro Russo e il regista proseguì nei decenni a venire.

 

Se a Venezia viene consegnato il Leone d’oro, qui a Stromboli, più modestamente ma con lo stesso orgoglio del festival della Biennale, il premio è, simbolicamente, una pietra lavica, lavorata da un artigiano stromboliano.

 

Cinque categorie in concorso per cinque premi: quello per il Miglior cortometraggio è andato a Lucilla Mininno, regista e sceneggiatrice di «Dialogo contro il naufragio», “capace di coniugare le risorse paesaggistiche con la realtà odierna”, al videoartista Giuseppe La Spada quello per la Performance mediale “per la narrazione sperimentale del rapporto uomo-natura”, ai drammaturghi e registi messinesi Spiro Scimone e Francesco Sframeli (conosciuti dal pubblico dei teatri di mezza Europa) il riconoscimento per il Drama transcodification (avevano già vinto a Venezia nel 2012 proprio per la trasposizione cinematografica di un loro dramma premiata come opera prima), al fumettista e illustratore Lelio Bonaccorso il premio Graphic novel per l’impegno sociale delle sue storie (la più celebre «Peppino Impastato, un giullare contro la mafia»), al collettivo Pixel Shapes il premio Crew per il settore videomapping (la forma artistica di proiezione su edifici pubblici, architetture storiche, bellezze naturali).

 

Anche il vulcano sembra aver partecipato con qualche borbottio alla felicità dei premiati. Ma qui ci sono abituati, giorno per giorno, a convivere con quei tuoni e con quei fuochi che arrivano dalle viscere della terra. Da prima che arrivasse il cinema.

Ultimo aggiornamento: 13:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA